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Audizione del Prefetto Marino alla Commissione Affari Costituzionali

Dall’analisi di Marino emerge che la mafia è ritornata quella che era prima della stagione stragista: si è fatta silente e lavora in modo sotterraneo cercando di non suscitare attenzione
di silvestro livolsi - mercoledì 4 aprile 2007 - 3688 letture

Il 31 gennaio 2007, si è riunita la Commissione Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni. Nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali per fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso, si è svolta l’audizione del prefetto di Palermo, Giosuè Marino, attualmente prefetto di Palermo, dopo esserlo già stato di Messina e di Agrigento. Dalla relazione di Marino e dal dibattito con i deputati membri della Commissione, è emersa chiara la caratteristica pervasiva e straordinaria del fenomeno mafioso in Sicilia e la conseguente necessità di fronteggiarlo e neutralizzarlo con uno strumento altrettanto straordinario quale la possibilità di scioglimento dell’ente locale.

Il Prefetto Marino ricorda che è nel 93, dopo le stragi cruente di mafia, e grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale, che ai prefetti viene data la possibilità di accedere agli enti locali, verificare lo stato di mafiosità e deciderne, nel caso, lo scioglimento. Scioglimento di Consigli Comunali, dice il Prefetto Marino, che è avvenuto per esempio ‘allontanando dalla poltrona di sindaco di Roccamena un tale complice di un mafioso, che nella sua scrivania teneva una pistola, o evitando di far funzionare il consiglio comunale di Villabate che si prefiggeva di dividere con l’organizzazione mafiosa i proventi della realizzazione di un piano commerciale’.

Dall’analisi di Marino emerge che la mafia è ritornata quella che era prima della stagione stragista: si è fatta silente e lavora in modo sotterraneo cercando di non suscitare attenzione. Ma la sua pericolosità e la sua capacità di infiltrarsi nella cosa pubblica, rende lo strumento legislativo (esistente dal 1991) che autorizza lo scioglimento dei Comuni a rischio di condizionamento mafioso, ancora necessario e semmai da modificare: nel senso di rendere possibile la mobilità dei dipendenti dell’amministrazione comunale e non solo dei dirigenti, e di contenere la durata dello scioglimento in termini certi. Questo perché la mafia impera ancora e in maniera forte nell’isola e ne condiziona la vita economica e sociale. Ha detto, durante l’audizione, con gran fermezza, Marino: ‘La nostra è una terra in cui non si subisce l’estorsione, si fa la «messa a posto», ma la «messa a posto» non è quella che si chiede al «don» per vie traverse. Il commerciante porta il denaro del «pizzo» da un altro commerciante per evitare che l’esattore, ove vi sia un’attività di osservazione, possa essere colto in flagrante mettendo in difficoltà l’estortore.

La nostra è una terra in cui ci sono amministratori che definiscono piani regolatori o approvano varianti ad essi indirizzando le scelte nell’interesse non della comunità, ma dei proprietari mafiosi che hanno acquisito preventivamente i terreni.

La nostra è una terra in cui per le gare d’appalto accade di tutto. Quando nel 1993 ho cominciato a fare accessi, l’esame degli atti procedimentali metteva in evidenza cose incredibili, ovvero offerte presentate sulla stessa carta, con la stessa grafia, con la stessa penna, con gli stessi errori. Ma anche adesso è così. Una parte della giurisprudenza sostiene che potrebbe trattarsi dello stesso consulente, che si usi lo stesso strumento in favore di tanti, ma personalmente ho qualche dubbio.

La nostra è una terra caratterizzata da questa forte e significativa propensione, e non sto facendo un discorso generalizzato, perché sono siciliano, amo follemente la mia terra, e del resto, se non l’amassi, non potrei svolgere questo lavoro nel modo in cui lo svolgo. Esprimo dunque semplicemente - non amo usare termini molto forti - non un grido d’allarme, ma una testimonianza dolorosa, perché potrei continuare a citare innumerevoli esempi, ma non credo gioverebbero, e inoltre farei un torto alle vostre conoscenze.

Mi preme infine rilevare che la mafia c’è ancora, ha un interesse formidabile a portare avanti un’azione in modo assolutamente defilato, agisce per livelli anche nell’investimento, passando dal condizionamento del Comune, al condizionamento del mercato, fino ai livelli più elevati’. In Sicilia, dal 1991 ad oggi sono stati emanati 49 provvedimenti di scioglimento dei consigli comunale (su 171 in tutta Italia); e nessuno dei ricorsi presentati nei confronti di questi scioglimenti è mai stato accolto.


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