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Attenzione, silenzio, suono. Tre letture (più altre) per l’autunno

Elogio dell’attenzione : Istruzioni per vivere senza rimpianti / di Lucia Todaro (Feltrinelli 2026). - Silenzi urbani / di Renzo Riboldazzi (Mimesis 2022). - Il genere del suono / di Anne Carson (1995, tr. Feltrinelli 2026)

di Alessandra Calanchi - mercoledì 16 settembre 2026 - 670 letture

Ho acquistato Elogio dell’attenzione con molta curiosità, aspettandomi tutt’altro. La delusione non riguarda l’autrice, che stimo, né il contenuto, che però avrei visto più idoneo a una libreria new age rispetto alla grande distribuzione, magari col titolo Accorgersi di sé al posto dell’Elogio dell’attenzione che lo pone automaticamente dentro la lista dei “famosi”.

Senza scomodare l’inarrivabile Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam e il magnifico Elogio dell’ignoranza e dell’errore di Gianrico Carofiglio, negli ultimi anni si sono succeduti (in ordine sparso): Elogio della lentezza, Elogio dell’ozio, Elogio della bocciatura, Elogio del margine, Elogio della fuga, Elogio della vita ordinaria, Elogio della parola… e altri ne verranno.

Partirò col dire di cosa non parla il libro. Non parla delle problematiche didattiche (il calo di attenzione nei discenti, i sempre più numerosi disturbi dell’attenzione), né degli aspetti sociali o psicologici (il calo di attenzione per l’Altro, che si traduce per esempio nel non offrire il posto in autobus a un anziano, o nella difficoltà a riconoscere la nostra responsabilità civile / civica quando ignoriamo i segnali stradali o lasciamo affogare qualcuno in mare).

Non parla nemmeno delle curiose vicende linguistiche per cui nella neolingua italiana è approdato il verbo attenzionare, definito “mostriciattolo” dall’Accademia della Crusca.

Il libro parla invece dell’attenzione per sé stessi/e, della ricompensa che attende chi si prende cura di sé, e si concentra – nonostante la promessa di coprire tutto l’ambito sensoriale – soprattutto sulla vista. Alle incontrovertibili (quanto banali) verità esposte – nessuno è fatto ad hoc per noi, stare bene dipende da noi stessi e non dagli altri, è importante guardarsi negli occhi, bisogna fare le cose al momento giusto – si aggiungono infatti consigli che riguardano prevalentemente la vista – dobbiamo osservare meglio, le fotografie sono promemoria emotivi, lo sguardo è importante. L’ambito del sonoro (un ambito che personalmente ritengo fondamentale se si parla di attenzione) si limita ad assiomi retorici quali “dovremmo tacere di più: solo nel silenzio il cuore percepisce gratitudine e si gratifica” oppure “quando il rumore è assente, capita […] che lo sguardo si alzi al cielo […] A nulla serve l’udito, perché ciò che conta veramente non emette suono, è silente”. Ma chi l’ha detto?? Su quali basi parla l’autrice? La quale prosegue inesorabilmente: “A volte, in questi silenzi salvifici si sente un rumore che delizia […] Grati e silenziosi: così possiamo vivere anche noi come un cagnolino coccolato da chi lo ama”.

Ma davvero? Decenni di studi sul paesaggio sonoro, sulle dinamiche del silenzio e del rumore, sugli aspetti psicologici, sociali, politici del suono possono ridursi a questo? Il silenzio può essere repressione, infelicità, violenza. Il rumore può essere gioia, festa, protesta legittima. Del resto, la Bibliografia occupa due paginette scarne: un argomento simile meriterebbe ben di più.

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Copertina di Elogio dell\’attenzione, di Lucia Todaro

Prendiamo il caso del silenzio, indagato in Silenzi urbani , un piccolo volume che, pur senza particolari approfondimenti sui sound studies, ha il pregio di citare i vari silenzi nella letteratura e nell’arte oltre che nella realtà (la Parigi di Atget e di Cézanne, le città di Hopper, le scene urbane di De Chirico, la periferia milanese di Sironi, ma anche le città narrate da Stendhal, le post-metropoli, le piazze nel Sessantotto e le fontanelle di Roma). Salvo poi cadere – anche lui – in sinestetiche banalità come: “È qui che scopriamo il silenzio. Ne gustiamo il sapore dolce e quello amaro”. Ma cosa significa? Che ci dice di nuovo? In cosa può esserci utile?

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Copertina di Silenzi urbani, di Renzo Riboldazzi

E arriviamo a Il genere del suono di Anne Carson (1995), finalmente tradotto in italiano (da Patrizio Ceccagnoli, con la bella postfazione di Carmen Gallo intitolata “Ridare senso al rumore”), è definito onestamente in copertina “un’esplorazione del suono secondo la prospettiva di genere”. A parte l’utilizzo di un termine legato alla vista (prospettiva), rispetto al quale rimando a Roberto Barbanti, che nel seminale Dall’immaginario all’acustinario. Prolegomeni a un’ecosofia sonora (Galaad 2020) ci insegna come decolonizzare il nostro linguaggio e il nostro pensiero dal paradigma dell’immagine, il libro si concentra su un argomento preciso, senza voler insegnare né generalizzare, scegliendo un percorso fra i tanti possibili: le voci delle figure femminili, che, dal mito greco alla storia recente, sono spesso state etichettate come forme di devianza o disobbedienza. Se il silenzio è il kosmos delle donne (Sofocle), ne consegue che le loro voci o sono percepite come terrificanti (le Gorgoni, le Furie, ecc.), o vengono ridotte a vaniloquio irritante e privo di contenuti. Il discorso femminile è derubricato a rumore. Come scrive Gallo, “la censura del suono femminile racchiude l’intenzione di negare un modello culturale alternativo a quello maschile”.

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Copertina di Il genere del suono, di Anne Carson

È così che si scrive un libro. Si sceglie un argomento – che sia il silenzio, la paura, la voce, l’attenzione o qualsiasi altro – e lo si affronta in modo scientifico, critico, innovativo, senza assolutizzare, o voler dire l’ultima parola.

Anche quando si vuole integrare la spiritualità, anche quando si vuole essere divulgativi. Abbiamo una responsabilità verso gli studiosi e le studiose, i lettori e le lettrici. Sulla voce, segnalo Voice. Il fenomeno della voce tra immateriale e carnale di Caterina Tomeo (Castelvecchi 2026); sulla paura, Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica di Carlo Bonini e Franco Gabrielli (Feltrinelli 2026); sulla pigrizia, La pigrizia non esiste di Devon Price (2021, Accento 2026, tr. Simona Di Carlo). Quanto al tema dell’attenzione, ecco qualche altro titolo: L’attenzione di Franca Stablum (Carocci 2002); La rivoluzione dell’attenzione. Liberare il potere della mente concentrata di B. Alan Wallace, tr. Cristiana Tretti (Ubaldini Astrolabio 2008); Attenzione esecutiva, memoria e autoregolazione. Una riflessione neuroscientifica su funzionamento, assesment, (ri)abilitazione di Francesco Benso (Hogrefe 2018).


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