Sei all'interno di >> :.: Girodivite Network | Antenati | Antenati: letture |

Art Spiegelman: Strisce dissonanti all’ombra delle due Torri

«Sono un autore di fumetti chiamato, suo malgrado, a sollevare il morale della sinistra dopo l’11 Settembre». Art Spiegelman descrive così il suo lavoro in un paese raccolto attorno al comandante in capo e che non tollera dubbi
di Redazione Antenati - domenica 18 settembre 2005 - 3482 letture

Al Festivaletteratura lo scrittore scherza sull’epopea di vecchi e nuovi migranti che hanno cambiato il volto dell’Irlanda. Un melting pot ironico, a tratti aspro come solo possono essere le identità nomadi

FRANCESCA BORRELLI, Il Manifesto, 11 settembre 2005

Quando il New Yorker propose una sorta di sondaggio per verificare come i comuni cittadini avrebbero sostituito le Torri gemelle, Art Spiegelman presentò una idea secondo la quale sul Ground Zero sarebbero dovute sorgere centodieci costruzioni alte un piano ciascuna: tanto per tornare a vivere su scala umana - ha detto ieri al Festivaletteratura - e l’ha detto per rispondere a chi gli chiedeva se gli piacesse il nuovo progetto approvato per il World Trade Center: «credo sia impossibile che possa venire fuori qualcosa di buono da una commissione impegnata a gratificare le famiglie delle vittime, lusingare gli abitanti di Lower Manhattan e tenere conto delle autorità cittadine». Da tempo, quando rispose a quel sondaggio, il più intelligente autore di fumetti dell’ultimo ventennio non lavorava più per il New Yorker, che al tempo dell’attacco terroristico aveva pubblicato la sua celebre copertina in nero su nero: «non perché fosse un giornale peggiore degli altri, ma perché anche lì ci si ostinava a credere in una condotta governativa che aveva dimostrato il suo fallimento». E fu così che una volta tornato a disegnare le sue tavole Art Spiegelman si ritrovò, suo malgrado, a accentuare la connotazione politica dei suoi cartoons: «il fatto è che stavo nel bel mezzo di un delirio, tra dichiarazioni di guerra e omaggi alla bandiera; certo, il fatto stesso di ritrovarmi assegnato alla categoria degli autori di fumetti politici mi faceva sentire come un membro di quelle compagnie di intrattenimento che durante la seconda guerra mondiale viaggiavano insieme alle truppe americane, per aiutare i soldati a tenere alto il morale. Ecco, anche a me sembrò, dopo l’11 settembre, che a fronte di una collettività ormai obnubilata nella propria coscienza critica a me toccasse risollevare l’umore della sinistra».

E lo ha fatto, innanzi tutto, servendosi di quegli strumenti che al tempo di Maus gli diedero celebrità: disegnando un diario - uscito da Einaudi con il titolo All’ombra delle torri - che incrociava la sua vicenda personale a quella pubblica, denunciando un clima irrespirabile. Contemporaneamente, anche alcuni scrittori inglobavano la catastrofe all’interno dei loro intrecci: Jonathan Safran Foer e Ian McEwan, tra questi; e a modo suo anche Paul Auster, sebbene il suo ultimo libro, Follie di Brooklyn, si tenga lontano dal crollo delle Torri: «proprio per questo l’ho apprezzato - diceva ieri Art Spiegelman - perché si è fermato al 10 settembre con l’intento, secondo me, di indicare i limiti ai quali tutti noi andiamo incontro quando si tratta di comprendere fenomeni che esorbitano le nostre capacità e i nostri strumenti di indagine».


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -