Arlecchino al Teatro Verga
Per la prima volta Catania ha ospitato presso il Teatro Verga uno degli spettacoli che ha scritto la storia del teatro italiano del dopoguerra: “Il servitore di due padroni”.
Per la prima volta Catania ha ospitato presso il Teatro Verga uno degli spettacoli che ha scritto la storia del teatro italiano del dopoguerra: “Il servitore di due padroni”.
La commedia fu inizialmente stesa a soggetto da Carlo Goldoni a Pisa nel 1745. Si tratta di un’opera di grande rilievo per comprendere la trasformazione che subì la commedia dell’arte alla metà del XVIII secolo, proprio grazie all’intervento dell’autore veneziano.
Egli pur partendo dalla tradizione, si proponeva di affermare la supremazia del drammaturgo sull’attore e di dare vita a personaggi che non fossero semplici maschere, ma avessero un proprio spessore e realismo. Al centro di “Arlecchino servitore di due padroni” c’è Arlecchino (indispensabile inserire il suo nome nel titolo!), che soffre la fame, cambia la realtà, corteggia, ama, finge di saper leggere, serve acrobaticamente due padroni in stanze diverse, ingarbuglia la trama e poi è anche in grado di risolverla.
Grandi interpreti, nel corso degli anni, hanno saputo entrare nel mondo di Arlecchino senza sacrificare la propria individualità e senza sconvolgere quell’equilibrio tutto giocato su azione, parola e gesto ricercato da Strehler (che lo allestì per la prima volta nel 1947) e restituito al teatro del Novecento, a partire dalle tecniche e dalle invenzioni dei comici dell’arte. Arlecchino da oltre 40 anni porta il nome di Ferruccio Soleri, che è stato in grado di farne un personaggio scattante, elastico, acrobatico, sorprendente, ma mai una “marionetta".
La vita quotidiana entra in scena, dentro la scena, mescolandosi ad un divertito gioco del teatro nel teatro, lasciando spazio all’improvvisazione, che potrebbe però, a volte, dare la sensazione di far vacillare l’armonia compositiva.
Un plauso alle musiche di Fiorenzo Carpi.
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