Antonin Artaud, uno sguardo sul mondo

Una mostra al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano

di Alberto Giovanni Biuso - domenica 8 gennaio 2006 - 2945 letture

Antonin Artaud (1896-1948) è una figura-archetipo del male che intesse l’umanità. Autentico genio del teatro, del cinema e del pensiero, dovette subire l’internamento in manicomi e cinquantuno sedute di elettroshock che gli spensero la coscienza e la memoria. Ma la forza della sua persona emerge evidente anche da questa mostra che raccoglie documenti autografi, perizie psichiatriche, fotografie sconvolgenti e immagini dei film da lui interpretati.

Nella prima sezione, Artaud e il Cinema, due installazioni -una a forma di punto di domanda e l’altra del simbolo dell’infinito ¥ - sintetizzano l’interrogativo costante e l’infinita interpretazione che Artaud è stato. Nella seconda, Artaud e il Teatro, altre testimonianze fra le quali la registrazione sonora dell’ultima trasmissione radiofonica del febbraio 1948 -Per farla finita col giudizio di dio- censurata dalle autorità. Artaud vi afferma, con preveggenza sulla storia, che «è la guerra che gli americani hanno preparato e preparano senza posa» e vi sostiene, con lucidità gnostica, che «l’uomo è malato perché è mal costruito». Il Teatro della crudeltà , si delinea quindi non come strazio e sadismo ma come la capacità di andare al cuore ultimo delle cose e della loro assurdità.

Ma dove il segreto di quest’uomo appare in tutta la sua fisicità è nelle scene da quattro film -due di A. Gance, Napoleon e Lucrèce Borgia, uno di C.T.Dreyer, La passion de Jeanne d’Arc e l’ultimo di R. Bernard, Faubourg Montmartre. Nell’Artaud Savonarola, o monaco medievale, o Marat, splendono uno sguardo e degli occhi che fissano tutto l’orrore del mondo.

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