Anna Kuliscioff rivoluzionaria e dottora dei poveri
La vita di Anna Kuliscioff dalla nascita (1853) alla sua stabilizzazione a Milano (1890)
“Cognome e nome: Kuliscioff Anna
Paternità e maternità: di Basilio e Borsacurski Rosalia
Data di nascita: a Mosca, 1853
Professione o mestiere: Dottoressa in Medicina
Residenza: Milano
Colore politico: socialista” [1]
Anna Kuliscioff è un nome di battaglia, assunto presto, come presto inizia la vita di rivoluzionaria di Anja Rozenstein, nata a Sinferopoli, in Crimea, il 9 gennaio del 1854.
Clandestina, sotto falso nome, Anna Kuliscioff era in realtà la figlia di Moisej Rozenstein, ricco commerciante di grano di origini ebraiche.
“Agiati e intelligenti com’erano [i genitori], diedero alla figlia la migliore“ istruzione ed educazione. La piccola Anna ebbe governanti e maestri di musica, di lingue straniere ecc.ecc. Fin dall’infanzia rivelò capacità splendide, una memoria eccezionale, una singolare forza di comprensione e un naturale talento oratorio. Si distingueva inoltre per una rara bellezza e per un carattere delicatissimo: non era chi non rimanesse ‘incantato’ della strana fanciulla dai riccioli d’oro […] I genitori la adoravano. Nel Ginnasio era l’idolo non solo dei condiscepoli, ma di tutti i suoi professori. A 16 anni lasciò il ginnasio di Sinferopoli con la medaglia d’oro”
A 16 anni Anja si trasferì a Zurigo, e si iscrisse al dipartimento di scienze esatte del Politecnico. Anche lei, come molti giovani russi (i nichilisti) era cresciuta col fascino dell’Occidente, aveva letto Padre e figli di Turgenev e Che fare? di Černyševskij e aveva scelto di studiare all’estero perché nella Russia degli zar alle donne era vietato l’ingresso all’università.
La causa dell’emancipazione della donna era infatti uno dei motivi ispiratori del movimento nichilista.
Come Vera e Lopuchov del Che fare? di Cernysevskij Anna e gli altri studenti russi
“erano lettori insaziabili. Spinti sia dall’interesse per le suggestioni culturali dell’Occidente, sia dalla difficoltà di accesso alle università in Russia, molti giovani si erano dunque trasferiti all’estero per proseguire gli studi” [2].
In Svizzera c’è una massiccia presenza femminile nel corpo studentesco, eccezionale rispetto ad altri paesi europei. Qui Anja fa la sua esperienza di donna libera insieme alle altre studentesse e conosce i personaggi più in vista del socialismo internazionale
Vera Figner, futura protagonista dell’organizzazione rivoluzionaria dei giovani russi, anche lei studentessa in Svizzera in questi anni e amica di Anna, scriverà:
“Siamo arrivate all’estero non tanto per essere pioniere di un movimento che avrebbe risolto la questione della donna; per noi non richiedeva una soluzione. Era una cosa del passato. L’eguaglianza tra uomini e donne era un privilegio già acquisito negli anni Sessanta” [3].
Con questo spirito, nel 1872 Anna vive la sua esperienza di unica donna fra gli studenti del Politecnico.
“Appena giunta a Zurigo Anna Rozeinstein s’occupò intensamente dei suoi studi dimostrando subito le sue rare qualità, la sua meravigliosa costanza ed ottenendo grandissimi successi. Non soltanto i professori, ma gli stessi studenti svizzeri fecero mostra di un indescrivibile entusiasmo all’udire le risposte agli esami della giovane e graziosissima studentessa russa. Le dimostrarono pubblicamente la loro ammirazione accompagnandola a casa a frotte e recandosi di notte sotto le finestre del suo appartamento per farle delle serenate […] Tutti, compresi i professori, prevedevano per lei una brillante carriera scientifica. Ma ben presto essa scelse una via diversa” [4].
Secondo la testimonianza di Leo Deutsh, che la conobbe in quel periodo, i professori prevedevano per lei una brillante carriera.
Ma le cose andarono diversamente. A Zurigo si ritrovarono studenti e studentesse, e numerosi emigrati russi. Vi circolavano le idee di un profondo e radicale cambiamento della Russia nel nome dell’eguaglianza e del benessere per tutti. Anna si dedica quindi a studiare i problemi sociali, a seguire conferenze e riunioni, a leggere pubblicazioni socialiste.
Il 1871 è anche l’anno della Comune di Parigi (18 Marzo-28 Maggio 1871), governo rivoluzionario nato da un’insurrezione popolare e represso nel sangue tre mesi dopo. Gli echi di questo evento arrivavano anche in Svizzera, seguiti dalle polemiche prima fra Mazzini e Bakunin, poi fra Bakunin e Marx.
Sulla scia di queste notizie, fra i giovani russi si discutevano i problemi politici e sociali della Russia.
“Abbandonando i suoi studi così brillantemente iniziati al Politecnico si diede, con altrettanto se non con più entusiasmo e passione, a conoscere i problemi sociali, cominciando a frequentare sistematicamente conferenze e riunioni, gettandosi sulle pubblicazioni socialiste” [5]
Per quanto riguarda il ruolo della giovane Anna
“’Io ed i miei amici più intimi ci trovavamo sotto l’influenza di Bakunin’ ha scritto Sergej Zebunev nei suoi ricordi, facendo certo allusione anche ad Anna Rozenstein. (...)” [6]
Dal 1870 il governo zarista cominciava a sentire un forte disagio per la sempre crescente colonia femminile all’estero. Attraverso le informazioni di una fitta rete di spie, sapeva che gli studenti, femmine e maschi, si incontravano liberamente con emigrati molto radicali come l’anarchico Mikhail Bakunin (1814-1876) e il narodista (populista, dal russo narod = popolo) Piotr Lavrov (1823-1900), ed era evidente che molte giovani donne erano influenzate da questi pensatori politici.
“Durante l’estate del 1873, fummo colpiti da un oukaze che ordinava agli studenti di abbandonare l’università di Zurigo, pena la non ammissione agli esami in Russia. L’oukaze era motivato dal progresso delle idee socialiste e conteneva un passo particolarmente odioso. V’era detto che le giovani russe andavano all’estero, prendendo a pretesto gli studi, per darsi in realtà al libero amore”” [7]
Le donne erano scioccate e offese dal contenuto e dal tono del proclama, ma molte di loro decisero che non avevano altra scelta che andarsene da Zurigo.
Anna strappò il suo libretto di studentessa e si buttò a capofitto nella lotta politica insieme agli altri studenti costretti a rientrare in patria.
“Con la sua tipica espansività Anna (…) strappò il suo attestato ed il suo libretto di studentessa, buttandosi a capofitto nella viva realtà che la attorniava, ed entrando cosi a far parte del gruppo di studenti che si preparavano ad una lotta attiva contro il governo russo e contro il regime economico-sociale da lui sostenuto”” [8].
Costretta comunque a tornare in Russia, comincia lì la sua attività rivoluzionaria.
Ritornata a Odessa, nel 1873 Anna aderisce al gruppo populista di ispirazione propagandista “Cajkovcy”. La repressione non tarda a colpirla e Anja torna in Svizzera clandestinamente col nome di Anna Kuliscioff.
In Svizzera conosce l’anarchico italiano (e futuro primo deputato socialista) Andrea Costa (1851-1910). La loro relazione si sviluppa nell’ambiente e fra i dibattiti dell’Internazionale anarchica.
La coppia vive per qualche tempo a Parigi e Anna si reca anche a Londra per sviluppare i contatti con altri rivoluzionari. Individuata dalla polizia, la coppia è costretta a separarsi. Andrea viene messo in carcere e Anna viene espulsa: lo attenderà in Italia. La loro relazione, dalla quale nasce nel 1881 la figlia Andreina, durerà fino al 1885 e deciderà il destino italiano di Anna.
Nell’aprile del 1877, lo stesso mese in cui Anna torna in Svizzera, in Italia è fallito il tentativo insurrezionale della “Banda del Matese”. Carlo Cafiero, Enrico Malatesta e il russo Sergej Kravcinskij (Stepnjak) vengono arrestati.
A Lugano dove “poteva contare sull’ospitalità dei coniugi Pezzi, che doveva aver conosciuto l’anno precedente durante la missione destinata a prendere contatto con Bakunin e a stampare il falso manifesto dello zar” [9] e in altre città della Svizzera, dove soggiornerà periodicamente fino al 1884, Anna ebbe modo di conoscere gli esponenti più in vista dell’anarchismo italiano, oltre che Jules Guesdes, il futuro fondatore del partito operaio francese, August Bebel e Wilhelm Liebeknecht, che daranno vita alla SPD tedesca, e Plechanov, il padre del partito socialdemocratico russo, con il quale collaborerà.
Qualche mese dopo il suo ritorno in Svizzera Anna conoscerà anche, il 6 agosto del 1877, Andrea Costa (1851-1910), da qualche anno esponente della Federazione italiana dell’Internazionale antiautoritaria. Probabilmente Anna assistette ai congressi di Saint-Imier (piccola città svizzera nel Giura bernese) e di Verviers (città francofona del Belgio, in provincia di Liegi). Al centro del dibattito fra le due correnti del socialismo europeo era la questione
“dell’opportunità o meno della costituzione di un e partito politico: investiva quindi in maniera diretta il tema della validità della pratica insurrezionalista come mezzo di lotta privilegiato da parte dei socialisti” [10].
Agli inizi di settembre del 1877, partecipando al Congresso dell’Internazionale antiautoritaria a Verviers Andrea Costa, in rappresentanza di trentacinque sezioni italiane, legge un rapporto sulla situazione in Italia. Il 9 settembre è a Gand, dove si svolge un congresso in cui si tenta la riunificazione delle varie tendenze socialiste.
La posizione di Andrea Costa, come quella di Anna, era intransigente, e probabilmente fu la determinazione con cui Andrea Costa aveva difeso questa posizione che affascinò Anna.
Il 1877, quando Anna ha 24 anni, sarà quindi un anno decisivo per la sua vita, non solo dal punto di vista delle esperienze politiche.
“Dopo un soggiorno di poche settimane a Londra con Kropotkin per portare avanti una ricerca al British Museum sulle rivoluzioni in Europa, l’11 novembre 1877 Anna Kuliscioff si trasferiva con Costa a Parigi” [11].
Per entrambi un’esperienza breve ma importante che li porterà a rivedere le loro posizioni.
“Se durante il soggiorno parigino entrambi si mantennero coerenti alla propria collocazione nelle file dell’anarchismo, ciò non toglie che iniziassero a nutrire dei dubbi sull’adeguatezza del sovversivismo rispetto ad una realtà in cui lo sviluppo capitalistico sembrava aprire la strada ad altre forme di conflittualità, sia sul piano economico che su quello politico. Anche se accettarlo non era facile” [12].
È a Parigi che il nome di Anna Kuliscioff diventa importante nell’ambiente del socialismo europeo. Lo stesso Marx, nel marzo del 1878,
“chiedeva informazioni sul conto della giovane russa, divenuta segretaria del centro parigino della Federazione francese dell’Internazionale” [13]
e lo scrittore Turgenev, intervenendo a difenderla dopo il suo arresto, impedì che venisse consegnata nelle mani della polizia segreta russa.
Arrivata in Italia il 30 settembre, il 3 ottobre Anna viene arrestata insieme agli anarchici Francesco e Luigia Pezzi. Il processo sarà celebrato un anno dopo, dal 9 novembre al 5 gennaio 1880 e si concluderà con l’assoluzione di tutti gli imputati.
Il processo fu seguito dai giornali, con articoli accompagnati dai ritratti degli imputati. In uno di questi Anna viene ritratta seduta sul banco, sola, ha un cappello, uno scialle chiaro con piccoli fiori scuri e un vestito nero, ha lo sguardo fiero e sereno. Nei banchi più in alto gli altri anarchici, giovanotti con i capelli alti sulla fronte e sulla testa, come tirati dal vento, i baffi a manubrio, il pizzo. Il processo si concluse con un decreto di espulsione:
“Con decreto del 5 gennaio 1880 del Prefetto Di Firenze […] fu espulsa dal Regno” [14].
”La relazione con Andrea Costa portava Anna a Vivere a Imola, dove nel 1881 sarebbe nata la loro figlia, Andreina.
Andrea aveva rassicurato sia i compagni romagnoli sia la sua famiglia, tutti preoccupati dell’arrivo della rivoluzionaria russa. Alla sua famiglia scrisse:
“Non so chi vi abbia messo nella testa che è una ‘gran signora’. Se lo fosse non sarebbe certo un delitto, ma non lo è. La sua famiglia è ricca, ma essa non ha che ciò che le manda sua madre. È istruita quanto io [sic!]: è intelligente e tanto buona e tanto semplice, che direste piuttosto che è la figlia di un operaio anziché una signorina” [15].
Nel 1881, pochi mesi dopo la nascita di Andreina, Anna non se la sente più di fare la “massaia romagnola”. Torna in Svizzera, a Berna, per i suoi studi di medicina.
Tra i due le cose non vanno tanto bene. Da Berna, il 26 agosto 1882 Anna scrive a Costa:
“Non so se tu potrai venire dalla Sandrina [Ravizza], perché non so se suo marito non ne sarebbe malcontento. Oltre a ciò la Sandrina sa che le nostre relazioni son quasi rotte e perciò non glielo proporrei nemmeno”.
Su “Il secolo” il 31 agosto del 1880, Anna pubblica una lettera in cui denuncia le condizioni delle carceri italiane.
Comincia così la sua attività di propagandista.
Gli anni che vanno dal 1881 al 1885 sono anni difficili per Anna. Non c’è spazio per lei nelle scelte politiche di Andea Costa, che si candida alle elezioni e diventa il primo deputato socialista della storia italiana. Anna non se la sente di vivere esiliata a Imola, ha una bambina piccola, e si fanno sentire i problemi di salute dovuti alla permanenza in carcere fra il 1878 e il 1879. Sono però anni di studi e di riflessione.
“La riflessione teorica sui problemi dell’ideologia socialista in un contesto europeo li aveva uniti. L’attività concreta di Costa come deputato socialista romagnolo li divideva” [16].
Il primo marzo del 1881 lo zar Alessandro II viene assassinato. Il successore, Alessandro III, scatena una nuova ondata di repressione. Il 3 aprile esce a Imola il primo numero dell’"Avanti!”, settimanale diretto da Andrea Costa. A partire dal 28 aprile 1881 e fino al 1884 appaiono le “corrispondenze” di Anna all’”Avanti!” e al “Catilina” (settimanale di Cesena), sulla situazione in Russia.
“Tutti gli interventi pubblici della Kuliscioff – dal manoscritto sul Nichilismo, alla bozza di articolo sull’Internazionale, fino alle corrispondenze Dalla Russia – testimoniavano il suo bisogno di respirare un’aria cosmopolita oltre a confermare un legame profondo col il populismo. Non a caso le sue prese di posizione, a partire dal 1878 in poi, saranno tutte in difesa del carattere prima ‘anarchico’, poi ‘rivoluzionario, dell’impostazione politica del compagno” [17]
Da qui la polemica con Malon su Socialisme progressif. Malon, secondo lei, aveva travisato le idee di Costa.
Tuttavia si faceva strada
“una riflessione teorica più aderente all’impostazione se non marxista vagamente in odore di materialismo storico, del gruppo della Plebe. La lettura […] degli scritti marxiani su Le lotte di classe in Francia e Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, doveva aver lasciato il segno” [18].
In conclusione, se è chiara la “svolta” di Andrea Costa dall’anarchismo al socialismo “legalitario”, a partire dalla Lettera agli amici di Romagna, non altrettanto possiamo dire per Anna.
“Mentre Costa arrivava al socialismo attraverso l’esperienza francese e precisava i contorni della propria collocazione ideologica nella pratica, la Kuliscioff sarebbe giunta all’adesione al marxismo attraverso una via completamente diversa” [19]
“Nel 1881 Anna si trasferisce con la bambina a Berna, per continuare i suoi studi di Medicina. Riprende i rapporti con Vera Zasulic e aderisce al gruppo “Emancipazione e lavoro”, fondato dal padre del socialismo russo, Plechanov, traduttore e divulgatore dei testi di Marx ed Engels in Russia. Anna collabora a diffonderli nella "Biblioteca del socialismo”.
A questo periodo risalgono anche le sue corrispondenze sulla per “L’Avanti”, settimanale diretto da Andrea Costa.
Nel frattempo Anna vorrebbe iscriversi in una facoltà italiana, ma è difficile per una donna essere accolta all’Università, neanche l’ormai deputato Andrea Costa l’aiuterà. Ci riesce solo nel 1885 quando si trasferisce a Napoli, dove completa gli studi e il tirocinio.
La studentessa Anna Kuliscioff sceglierà come campo di ricerca per la sua tesi di laurea la salute femminile, in modo particolare la febbre puerperale, il flagello oggetto degli studi del medico ungherese Semmelweis (1818-1865). Egli aveva scoperto che all’origine delle morti delle partorienti in ospedale c’era la mancanza assoluta di igiene, aprendo così le porte alle ricerche di Pasteur.
Intanto la tubercolosi, che aveva contratto durante il carcere a Firenze, si aggrava, e Anna si trasferisce a Napoli con la figlia. In una condizione di estrema difficoltà, continua i suoi studi di Medicina.
Alessandrina Massini Ravizza (1846-1915), filantropa ed emancipazionista, anche lei di origine russe, con la quale aveva stretto amicizia fin da quando questa, nel 1879, su suggerimento di Bakunin, era andata a trovarla in carcere a San Vittore, prima del processo di Firenze, le fece conoscere Filippo Turati (1857-1932). Il giovane avvocato milanese stava collaborando con Agostino Bertani all’inchiesta sulle condizioni sanitarie delle popolazioni agricole in Toscana e Campania. Anna, col suo lavoro negli ospedali, fra i poveri, poteva aiutarlo. Fra i due inizia una relazione destinata a durare tutta la vita.
Anna fu la prima donna iscritta all’università di Napoli, dove si laureò nell’anno accademico 1886-7. Ma anche a Napoli non era facile, tanto che nel 1885 si trasferì a Torino e l’anno successivo a Pavia, “pur di laurearsi”.
“né rinunciò per questo a cimentarsi in un campo particolarmente impegnativo come quello dell’epidemiologia, dedicandosi soprattutto allo studio delle febbri puerperali, che rappresentavano al tempo una delle cause principali dell’alto tasso di mortalità femminile; un campo di ricerca in netto sviluppo in quel momento, sia in seguito alle scoperte della microbiologia, sia alla progressiva affermazione di un concetto di “medicina sociale” di matrice democratica e socialista” [20].
Grazie a Filippo Turati, Anna si trasferisce, dopo aver conseguito a Napoli la laurea in Medicina, a Milano. Spera di poter continuare la sua attività di ricerca e il suo lavoro negli ospedali. Significativi apprezzamenti aveva ricevuto la sua tesi sulle febbri puerperali – un campo allora all’avanguardia, visto che molte donne morivano di parto negli ospedali.
Il suo è un ideale di medicina umanitaria e sociale […] gli interessi medici, nel tempo, si intrecciano indissolubilmente con quelli politici, fino a portarla ad essere pioniera della medicina del lavoro, applicata per la prima volta, alle donne lavoratrici e, purtroppo, anche ai fanciulli. Sullo sfondo della sua odissea accademica, vi sono le città universitarie del tempo, Berna, Napoli, Torino, Pavia, Padova, e, infine, ancora Napoli. La sua attività di ricerca è segnata dagli incontri con grandi medici e scienziati: da Golgi a Lombroso, da Cantani a de Giovanni.
Ma ciò non basta per aprire ad una donna le porte della ricerca.
Diventa allora la “dottora dei poveri”, lavorando nell’ Ambulatorio medico gratuito, che Alessandrina Ravizza aveva fondato e che offriva anche un’assistenza ginecologica alle donne più povere.
Oltre all’ambulatorio l’amica di Anna aveva fondato in quegli anni numerose opere assistenziali e animava, nella sua casa di via Andegari, un vivace salotto frequentato da politici e letterati, repubblicani e democratici.
È in questo ambiente che Anna si confronta da un lato con i membri del Partito operaio italiano, nato nel 1882 e sostenuto da Filippo Turati, e dall’altro con la punta più avanzata del femminismo italiano di quegli anni.
[1] documento ufficiale riportato in foto in: F. Damiani, e F. Rodriguez, Anna Kuliscioff. Immagini, scritti, testimonianze, Feltrinelli, Milano 1978, p. 19 senza altra indicazione.
[2] Maria Casalini, Anna Kuliscioff. La Signora del Socialismo Italiano, Roma : Editori Riuniti / University press, 2013, p. 21.
[3] Maria Casalini, cit., p. 23.
[4] Leo Deutsch, in: Gli ebrei nel movimento rivoluzionario russo, citato in: F. Damiani e F. Rodriguez, Anna Kuliscioff. Immagini, scritti, testimonianze, Feltrinelli, Milano 1978.
[5] Leo Deutsch in: F. Damiani e F. Rodriguez, cit., p. 21.
[6] Venturi, cit. in: F. Damiani e F. Rodriguez, cit., p. 22.
[7] Vera Figner, cit. in: F. Damiani e F. Rodriguez, cit., p. 23.
[8] S.L. Cudnovskij, cit. in: F. Damiani e F. Rodriguez, cit., p. 23.
[9] Maria Casalini, cit., p. 37
[10] Maria Casalini, cit., p. 39.
[11] Maria Casalini, cit., p. 41.
[12] [Maria Casalini, cit., p. 41.
[13] Maria Casalini, cit., p. 44.
[14] Notizie della Direzione Generale della Polizia Russa all’incaricato di affari italiano a Pietroburgo, 11-5-1899, in Archivio Centrale di Stato, Ministero dell’Interno, Casellario Politico Centrale, in: F. Damiani e F. Rodriguez, cit., p. 40.
[15] Maria Casalini, cit., p. 46.
[16] Maria Casalini, cit., p. 62.
[17] Maria Casalini, cit., p. 63.
[18] Maria Casalini, cit., p. 64.
[19] Maria Casalini, cit., p. 67.
[20] Maria Casalini, cit., p. 85.
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