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Anna Kuliscioff: dal 1890 al 1925

Le battaglie e gli scritti di Anna Kuliscioff tra femminismo e socialismo

di Pina La Villa - mercoledì 7 gennaio 2026 - 315 letture

Il 1890 è l’anno della famosa conferenza di Anna Kuliscioff al circolo filologico di Milano su “Il monopolio dell’uomo”.

Allo stesso anno risale il suo studio su “L’invasione delle donne nell’industria”, che confluirà in parte nel testo della conferenza.

Fra il 1891 e il 1894 Anna scrive alcuni articoli in risposta alle polemiche suscitate dalla conferenza su “Il monopolio dell’uomo”: “La santità della famiglia”, “Il sentimentalismo nella questione femminile”, “Candidature femminili”.

Nel 1891 esce il primo numero della rivista “Critica sociale”, fondata e curata dalla coppia Turati-Kuliscioff.

Nel 1892 nasce a Genova il Partito Socialista. Fra gli artefici sempre la coppia Turati-Kuliscioff.

Dal 1891 al 1894 Anna scrive diversi articoli legati alla nascita, all’organizzazione e alle lotte del partito: “ Proletariato femminile”, “Appunti per una conferenza su Il Capitale”, “La forza delle minoranze”, “Appunti per un intervento al congresso internazionale sugli infortuni sul lavoro”, “La giornata di otto ore”. Nel 1892, quando esplode il movimento dei Fasci siciliani, scrive a Friedrich Engels (allora segretario della Seconda Internazionale), per avere consigli sulla linea politica che il partito avrebbe dovuto di fronte ad un fenomeno imprevedibilmente nato nelle terre arretrate del Sud.

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Anna Kuliscioff e Filippo Turati a Firenze nel 1896. Fondazione Anna Kuliscioff

Il 1898

Intanto in Italia si inaspriva il conflitto sociale. Dopo i fasci siciliani e la risposta repressiva di Francesco Crispi con la proclamazione dello stato d’assedio in Sicilia, nel 1894, esplosero i moti di protesta della Lunigiana, di ispirazione anarchica, anch’essi repressi con lo stato d’assedio.

Nel 1898 l’aumento del prezzo del pane generò in tutta Italia – a Bari, Napoli, Milano - i moti della fame. I moti della fame culminarono a maggio, a Milano, nella strage compiuta dal generale Bava Beccaris che ordinò di sparare sui manifestanti.

Anna, che aveva scritto l’articolo “Pane o polenta” per il numero unico della rivista “Pane a buon mercato”, venne arrestata e processata per i fatti di maggio. Condannata, venne “dimessa” dal carcere il 29 dicembre 1898 per un indulto. Dal carcere aveva scritto una “Lettera a Prampolini” in cui pur dicendosi fiduciosa, mette in guardia, se la sua malattia dovesse aggravarsi, dal chiedere qualsiasi grazia.

La scelta del governo era stata di nuovo la repressione. I partiti di opposizione, i loro giornali, le loro riviste, vennero perseguitati e una parte della classe dirigente tentò la svolta autoritaria, passata alla storia come la "crisi di fine secolo".

Questo tentativo fu sconfitto dall’opposizione democratica e socialista con il ricorso all’ostruzionismo.

Nelle elezioni politiche del 3 giugno 1900 i socialisti portarono il numero dei loro deputati da sedici a trentadue.

La scelta riformista del partito sembrò la più giusta.

La proposta di legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli

Dopo aver scritto nel 1897 “Stepniak”, “Alle donne italiane” e “Il feminismo” Anna si concentra sui problemi del lavoro, soprattutto delle donne. Denuncia la condizione delle operaie e delle sartine invitandole alla lotta con gli scritti: “Alle operaie della Manifattura tabacchi”, “Alle sarte di Corso Magenta”,” In nome della libertà della donna”.

Elabora quindi la proposta di legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli, che sarà poi presentata dal gruppo socialista e verrà discussa assieme alla proposta del governo.

Nella proposta e nella discussione che suscitò, polemizzando con le femministe e con le stesse socialiste, Anna Kuliscioff affronta con chiarezza la contraddizione fra la richiesta di parità salariale e la “tutela” delle donne, cioè la difesa di quella che oggi possiamo chiamare la “differenza” femminile.

Nel 1902 viene approvata la legge n. 242 sul lavoro delle donne e dei fanciulli che entrò in vigore il primo luglio del 1903. La legge recepì solo in parte il progetto socialista.

La lotta nel partito fra riformisti e sindacalisti rivoluzionari (Arturo Labriola e Costantino Lazzari) si sviluppò a partire dal Congresso di Imola (1902) acutizzandosi nei periodi congressuali.

Nel 1908 Anna scrive su “Il congresso delle donne italiane”, “Discorrendo de Il monopolio dell’uomo”, e “Verso nuovi lidi”, ponendo al centro la questione del voto alle donne.

La battaglia per il voto alle donne

Era vivo in quel momento il dibattito sulla nuova legge elettorale, che porterà nel 1912 alla riforma giolittiana del suffragio “universale”, ma maschile.

Il dibattito è vivace sia dentro che fuori dal partito. A questo dibattito si rifanno le lettere, pubblicate poi, nel 1910, nella biblioteca di “Critica sociale”, della famosa “Polemica in famiglia” fra Turati e Kuliscioff.

Turati cerca di difendere l’operato dei deputati socialisti che, pur di ottenere il suffragio per gli operai sono disposti a rimandare la battaglia per il voto alle donne, con argomentazioni in cui la cautela maschera anche la paura che il voto delle donne possa essere un voto moderato, che insomma tolga voti ai socialisti.

Anna Kuliscioff ritiene invece che questa battaglia vada condotta subito, che il suffragio o è universale o non lo è. (I testi sono: “Il voto alle donne”, “Suffragio universale?”, “Suffragio universale a scartamento ridotto”, e poi “Proletariato femminile e Partito socialista, “Femminismo e socialismo” e soprattutto “Donne proletarie a voi!”).

Nel 1910 al congresso di Milano Anna interviene su “Proletariato femminile e Partito socialista”, ponendo ancora l’accento sulla questione del voto.

Nel 1912 viene approvata la legge sul suffragio universale, maschile però.

Il 1912 è anche l’anno della guerra di Libia. Il tema dei diritti delle donne non sarà più all’ordine del giorno.

Forte dell’esperienza dei limiti della lotta sul voto alle donne, ad Ancona, durante il Congresso nazionale del Psi, si svolse il Convegno dell’Unione nazionale delle donne socialiste, che ottenne così l’attenzione e gli aiuti del partito anche per la nuova rivista , “La difesa della lavoratrice”, organo nazionale del movimento socialista femminile, fondata da Anna Kuliscioff nel 1912.

Il giornale, da lei diretto solo per qualche tempo, fino a quando le sue condizioni di salute glielo permisero, dovette affrontare subito il tema della guerra. Lo fece con una decisa opposizione, anche se Anna, pur non essendo interventista, maturava l’idea che i socialisti dovessero schierarsi, per l’inevitabilità dell’intervento italiano, a favore dell’Intesa.

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Immagine matura di Anna Kuliscioff, forse del 1924. Fondazione Anna Kuliscioff

La guerra e il fascismo

La Grande guerra travolse la Seconda Internazionale. Il mondo di Anna Kuliscioff era tramontato. Quello che arrivava aveva il volto inquietante e giovane delle adunate fasciste.

Anziana e malata, affidò le sue preoccupazioni solo alle lettere a Turati e cessò di far sentire pubblicamente la sua voce.

Ammutoliva, insieme alla sua, la voce di tutte le donne che avevano lottato per un mondo più giusto.

Il 29 dicembre 1925 il Ministero dell’Interno registrava la morte di Anna.

Il funerale vide una folla immensa venuta a rendere omaggio alla “dottora dei poveri”.

Così lo racconta Pietro Nenni:

«I funerali erano stati un’apoteosi per lei e per il sopravvissuto suo compagno. Ma, ai fascisti, anche l’omaggio reso a una donna insigne per sapere, preclara per carattere, da tutti stimata per la bontà senza pari, era riuscito intollerabile. Sui gradini stessi del Monumentale, mentre a mo’ di saluto io gridavo “Viva il socialismo!”, fummo aggrediti. Attorno alla bara, attorno alle corone e ai nastri, ci fu una zuffa breve e feroce dalla quale parecchi uscimmo sanguinanti e pesti. Ed era triste pensare che ciò avvenne in un cimitero e davanti alla salma di una donna che, con tutta la sua anima, con tutta la sua intelligenza aveva auspicato pace, giustizia e fraternità».


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