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Anche Siracusa è “terra dei fuochi”

Quando si prenderà finalmente coscienza che la tematica ambientale è determinante per il rilancio della provincia di Siracusa?
di Emanuele G. - martedì 3 dicembre 2013 - 2908 letture

L’anno scorso è esplosa in tutta la sua drammaticità la questione Taranto. Quest’anno è il turno della c.d. “terra dei fuochi”. Quando finalmente succederà la stessa cosa per la zona industriale del siracusano? Vorremmo capire come mai non c’è una presa collettiva di coscienza sia a livello di popolazione che della classe dirigente dell’intera provincia su una tematica che riguarda la vita di ognuno di noi. Anzi la vita in sé. Cosa c’è di più prezioso della vita? Eppure in concreto non si fa nulla. Ci si perde nel “mare magnum” delle parole, delle prese di posizione, delle ricerche e delle buone intenzioni. Ma oltre non si va. Quell’oltre rappresentato dall’applicazione reale dei progetti di bonifica pianificati a suo tempo e da un ripensamento generale sulle politiche di sviluppo del territorio. Attualmente non c’è nulla. Si va a strappi senza una strategia univoca.

E’ da tempo immemore che si sono perse le tracce del Piano di Risanamento Ambientale emanato con il D.P.R. 17/01/1995. Doveva rappresentare la svolta decisiva per imprimere una nuova visione delle politiche ambientali in provincia di Siracusa. A parte qualche intervento sporadico il grosso degli interventi programmati è rimasto sulla carta. Come è rimasto sulla carta l’Ufficio Speciale Regionale per le zone dichiarate ad alto rischio ambientale al fine di dare corso alla legge n. 257 del 1992. Si era parlato di un consistente piano di bonifiche da eseguire a tappeto sull’intera area industriale. A che punto siamo? Si stanno facendo oppure… Quest’anno la magistratura ha sequestrato le ex-saline di Priolo per la presenza di ingenti scorie di pirite. Si sta recuperando la zona? Infine, sono presenti notevoli quantità di mercurio nelle acque marine antistanti gli stabilimenti industriali. Da fin troppo tempo si parla di recuperarle per rendere salubri quelle acque. Insomma, di capitoli aperti nell’agenda ambientale della provincia di Siracusa ce ne sono.

Da qualche anno a questa parte si punta l’attenzione nei confronti di una corretta politica ambientale per rilanciare territori in crisi. Ci pare il caso della provincia di Siracusa. C’è necessità di dotarci di una politica ambientale che non sia la solita politica “conservativa”, ma dia il là a un rinascimento complessivo della provincia. Che senso ha, infatti, mettere a posto il territorio per non farlo diventare una risorsa per le popolazioni che vi abitano? E’ come se costruissimo un museo, ma non lo aprissimo mai. Un ambiente sanificato è un incredibile volano per lo sviluppo delle aree depresse. Nel resto d’Europa zone devastate da un’industrializzazione selvaggia sono state bonificate diventando aree in grado di fornire un reddito alle popolazioni. Non per nulla tutti i turisti che vengono a visitare Siracusa si lamentano dell’ambiente. A ragione. L’ambiente è una discriminante inequivocabile fra chi vuole fare turismo sul serio e chi ne parla soltanto.

Un ulteriore tassello ci viene ricordato dall’attuale Ministro alla coesione nazionale il prof. Carlo Trigilia (di Siracusa fra l’altro). Quando era Presidente della Fondazione Res di Palermo ha combattuto indomite battaglie sul concetto di “risorse locali”. Cerchiamo di spiegare meglio tale concetto. Abbiamo un territorio X. Tale territorio ha in dotazione alcune peculiarità. Un’industria manifatturiera di nicchia. Un patrimonio archeologico di notevole interesse. Un’attività artigianale di sicura originalità. E altro ancora. Ecco questi sono esempi di “risorse locali”. Un territorio ha l’obbligo di valorizzarle poiché in questo periodo di crisi nerissima possono rappresentare per quel medesimo territorio l’unica strada per assicurare un certo reddito ai propri abitanti. Ci pare che in provincia di Siracusa si è andati nella direzione opposta. Cioè di distruzione delle “risorse locali” per andare appresso a fatui modelli di sviluppo e progresso. Orbene, è venuto il momento di cambiare passo. Di ridare centralità alle “risorse locali”.

Tuttavia, la questione di fondo è sapere quando la valanga di parole fino ad ora prodotta lascerà il posto ai fatti. L’intera provincia di Siracusa ha necessità di prendere coscienza che non si può più andare innanzi e che la mano passi ai fatti. Fatti che sono l’unico deterrente per arrestare la desertificazione demografica e infrastrutturale della provincia. Il tempo degli struzzi è finito. Perché anche gli struzzi – pur cercando di evitare i problemi – saranno essi stessi travolti.

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