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Amicizie speciali

Parliamo di: Creature luminose, e di L’ultima missione: Project Hail Mary...

di Evaristo Lodi - sabato 16 maggio 2026 - 986 letture

Creature luminose (Remarkably Bright Creatures) / Regia di Olivia Newman ; Interpreti: Sally Field, Lewis Pullman, Colm Meany. - 2026. - Tratto dall’omonimo romanzo di Shelby Van Pelt. Streaming su Netflix, durata 111 minuti.

L’ultima missione: Project Hail Mary (Project Hail Mary) / Regia di Phil Lord e Christopher Miller ; Interpreti: Ryan Gosling. - 2026. - Tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir. Uscita in Italia 19 marzo 2026. Durata 156 minuti


Due film appartenenti a generi diversi ma accomunati da un tema, quello dell’amicizia in tutte le sue sfumature, anche le più romantiche. Il primo viene definito come commedia, drammatico, mentre il secondo possiede una varietà di generi più articolata: fantascienza, avventura, commedia drammatico. Li avvicina la commedia in una contingenza attuale che possiede tutte le sfumature della drammaticità dello show che si sta dipanando sotto i nostri occhi e che ci trasmette una forte sensazione d’impotenza.

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Locandina di Creature luminose - regia di Olivia Newman

Creature luminose trascina verso un mondo dove il timore, la paura si lasciano cullare dalla poesia e dalla speranza. Marcellus il polpo, l’animale protagonista, inizia le sue elucubrazioni esaltando la pace e la quiete che si respira negli abissi più profondi dell’oceano per continuare a non capire cosa spinge gli umani a comportarsi in quel modo e cosa li spinge a non comprendersi, pur avendo il dono della parola. Sarà poi lui, un essere che molto spesso viene visto come terrificante, repellente e, allo stesso tempo, affascinante e poetico a svelare l’arcano e a far esplodere i sentimenti e la commozione del rapporto umano. Indubbiamente, quando ce ne nutriamo, troviamo che il polpo sia gustoso e prelibato.

L’elegante e suggestiva regia di Olivia Newman [1] mi ha trascinato lungo la storia che si snoda fra sapienti flash back incalzati dalle emozioni che si generano fra gli spettatori. Non ho letto il libro d’esordio (2022) di Shelby Van Pelt ma mi accingo a farlo per il successo che ha avuto negli Stati Uniti e soprattutto per aver ispirato un film così coinvolgente. Il ritmo montato è preciso e calibrato fra l’avventura incalzante e le pause ricche di emozioni e atmosfere familiari che più non sono e che risvegliano ricordi e sentimenti ormai nascosti dal tempo per Tova e invece non ancora sopiti, e quindi incalzanti, per Cameron.

L’interpretazione dei protagonisti è superba e cucita sulle loro età anagrafiche come un perfetto abito, degno della migliore haute couture. Le emozioni sgorgano copiose dai volti, qualunque esse siano: dalla solitudine vissuta con leggerezza fuori dai ricordi ingombranti e devastanti, a quella vissuta in una frenetica ricerca delle origini ma avvelenata dalla ricerca del denaro, come riscatto di una vita border line.

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Locandina di L’ultima missione - regia di Phil Lord e Christopher Miller

Le prime immagini di Project Hail Mary mi hanno fatto un po’ sospirare: la solita minestra riscaldata del film di fantascienza, pieno di citazioni. All’inizio ho provato a coglierle tutte ma forse sono troppe: da 2001 odissea nello spazio, a Alien, Gravity per arrivare a Sopravvissuto – The Martian, ma la lista sarebbe lunga. Poi ho scoperto che il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir. Subito ho capito che ci trovavamo di fronte all’originalità di un autore che mi aveva travolto qualche anno fa [2]. Allora non mi sono lasciato scoraggiare dalla lunghezza della pellicola e ho assaporato questa originale e affascinante storia magistralmente diretta dai due amici che nel 2019 hanno vinto l’oscar per il miglior film d’animazione [3].

L’alieno di questo film non è tanto terrificante ma è roccioso con una sensibilità molto superiore a quella dell’uomo. I suoi movimenti ovviamente ricordano quelli dei robot a cui ormai ci stiamo abituando, soprattutto se ci mettiamo a osservare fuori dalle nostre anguste finestre per immergerci nell’immaginazione fantascientifica delle scuole cinesi. In Project Hail Mary è un insegnate di scuola media che deve confrontarsi con una cultura aliena decisamente superiore alla sua, ma al tempo stesso molto fragile e delicata, quasi infantile si potrebbe dire, rispetto all’atmosfera avvelenata dal timore competitivo e dall’odio che respira l’uomo. Starà poi all’interpretazione dello spettatore giudicare come la nostra atmosfera sia ormai diventata irrespirabile anche per gli animali basati sul carbonio, come siamo noi.

È proprio l’alieno che propone un contatto con l’uomo, cercando di sondare le sue scarse capacità intellettuali attraverso tentativi, progressivamente stimolanti, per un contatto proficuo per entrambi. Dopo aver capito la mancanza di aggressività aliena e la sua sviluppatissima capacità scientifica per metterlo a proprio agio in un’atmosfera protetta e separata dalla sua da una struttura sfaccettata e trasparente, sarà poi il protagonismo umano a creare gli strumenti tecnologici per una comunicazione che risulterà piena e fondamentale per consolidare il loro rapporto.

È una dolce poesia piena di speranza per un futuro che sembra inesorabilmente andare verso l’annientamento della nostra specie. Come interpreti ho inserito solamente Ryan Gosling perché domina la scena per il 90% della pellicola, anche nei numerosi flash back che ci raccontano come possa essere possibile che lui si trovi in una tale situazione.

Marte è di moda oggi perché i ricconi americani stanno tentando di trovare nello spazio l’ennesima frontiera con cui fare i conti e riportare l’aquila a stelle e strisce a volare più in alto di tutti. Ma qui la prospettiva si rovescia e fa un salto mortale: l’alieno è sempre stato visto come una terribile minaccia da combattere, da distruggere, pena l’estinzione del genere umano; qui invece l’alieno si trasforma in un amico fedele, fino al sacrificio estremo.

Se fino a oggi abbiamo assistito all’annientamento del nemico, fosse esso ignoto o perfettamente riconosciuto come comunista, ora esiste il ribaltamento di questa prospettiva. Dopo l’esile speranza di Incontri ravvicinati del terzo tipo o l’affascinante neorealistica favola di E.T. l’extra-terrestre, negli ultimi tempi, il nemico veniva sconfitto dalle nuove generazioni, come in Avatar e Valerian la città dei mille pianeti, ma qui l’alieno non viene sconfitto anzi viene salvato.

È curioso come per entrambi i film l’incontro con un alieno o un mollusco cefalopode siano risolutivi per l’uomo che si affanna a trovare un senso alla propria vita, sconvolta da minacce che non sembravano esistere, solo fino a pochi decenni fa.

È curioso e stimolante come l’amicizia, che nel mondo digitale sembra essere ormai passata di moda, si trasformi in un’arma decisiva per la soluzione dei problemi. E non importa se questa soluzione non sia quella che noi, con artifici retorici, speriamo si realizzi. È la speranza concreta di una vita migliore. Ciò che si realizza è certamente un’amicizia granitica che farà dell’amore il cemento di questi rapporti, senza preoccuparsi dell’età anagrafica, che purtroppo porterà all’oblio, o della platea a cui si rivolge.

Sempre di amicizie speciali si tratta.

[1] Cfr: biografia su IMdb.

[2] Cfr: Wikipedia.

[3] Vedi: Wikipedia.


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