Alien Oddity : Un omaggio a David Bowie e Stephen Hawking
L’immaginazione ha permesso a Bowie di esplorare con la creatività i suoi lati nascosti, rendendoli un punto di forza, mentre per Hawking...
Gli anni Sessanta furono un periodo di grande fermento segnato da cambiamenti che avevano visto la fase embrionale negli anni Cinquanta. Questi toccarono vari campi, spaziando dal sociale, con i movimenti per i diritti civili, fino ad arrivare a quello scientifico, in cui l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si diedero battaglia nel cercare di superare l’avversario nella corsa allo spazio, ottenendo primati da entrambi i lati. Questo progresso scientifico mostrò che era possibile realizzare ciò che era stato teorizzato, in chiave letteraria, da scrittori come Jules Verne, culminando con l’allunaggio dell’Apollo 11 sul Mare della Tranquillità il 20 luglio 1969. Parallelamente la letteratura fantascientifica e quella pseudoscientifica attinsero, dalla corsa allo spazio, idee nuove per creare storie che potessero attrarre un vasto e nutrito pubblico, dopo la spinta significativa della Golden Age. Anche la musica, successivamente, trasse ispirazione da questa rivoluzione.
Infatti, come nella scienza, la musica stava vivendo una fase di sperimentazioni nel cercare nuove sonorità, una particolarità che caratterizzò il rock, all’epoca genere emergente, particolarmente apprezzato dai giovani che volevano rompere gli schemi con la società conservatrice del momento. Il punto d’incontro tra questi due campi avvenne tramite il disco di Joe Meek and the Blue Men I Hear a New World uscito nel 1960; quest’album tradusse in musica la passione che il produttore Meek aveva nei confronti del programma spaziale americano e diede vita, nel contempo, al filone dello Space Rock, all’interno del quale diversi artisti soprattutto appartenenti al mondo britannico come i Pink Floyd e i Beatles poterono trovare un nuovo sound. È proprio nel contesto dell’Inghilterra di metà anni Sessanta che troviamo David Bowie e Stephen Hawking, all’epoca agli albori delle loro carriere.
Bowie s’inserì nel contesto dello Space Rock grazie a uno dei suoi singoli più famosi, Space Oddity (1969), dove usò strumenti come il sintetizzatore, che permetteva la creazione di suoni definiti alieni; fu questo brano a lanciarlo verso il successo. Negli stessi anni, Hawking decise di specializzarsi nell’ambito della cosmologia, che stava vivendo una fase importantissima di scoperte alle quali l’astrofisico contribuì sin dal 1966, quando trattò delle proprietà espanse dell’universo nella sua tesi di dottorato a Cambridge sotto la guida di Dennis Sciama, allievo di Paul Dirac.

- Space Oddity, screenshot dal videoclip
Ma come s’inseriscono un musicista e un astrofisico nella questione degli alieni? Sebbene abbiano avuto approcci diversi nel trattare la questione, il punto che li ha uniti è stato la fantascienza. Infatti, entrambi da ragazzi avevano letto e apprezzato i grandi autori del genere fantascientifico seppur con delle differenze: Robert Heinlein e H. G. Wells per Bowie, e Aldous Huxley e Arthur C. Clarke per Hawking, il quale incontrò quest’ultimo nel 1988.
Il pensiero di Bowie sugli alieni si fondò prevalentemente su una visione psico-culturale, basandosi egli sia sulla fantascienza sia sui libri di Ronald Laing e di Julian Jaynes per quanto riguarda la parte psicologica. Nel 1969, ispirato da 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick, uscì Space Oddity che conquistò il pubblico e la critica lasciando che la storia dell’astronauta Major Tom entrasse nell’immaginario collettivo; infatti, lo spazio e la ricerca degli alieni saranno, sin dal 1969, un leitmotiv che caratterizzerà la sua produzione musicale, divenendo un tema ricorrente così come quello dell’alienazione. Un’alienazione legata non solo a un sentimento di esclusione sociale e di estraniazione, come la tratterà Tevis nel suo romanzo del 1963 L’uomo che cadde sulla Terra, ma anche alla malattia mentale che aveva segnato la vita privata del cantante: infatti, nel lato materno della sua famiglia, si erano verificati vari casi di schizofrenia che avevano portato all’ospedalizzazione delle zie Una e Nora e del fratellastro Terry Burns, che morirà suicida nel 1985.
I lavori degli psicologi Laing e Jaynes, che Bowie lesse, gli fornirono una chiave di lettura diversa di questa malattia: secondo Laing essa veniva “creata in seno a relazioni familiari instabili” (Laing 2010, pp. 31-55), mentre l’analisi di Jaynes mostrava dei vantaggi legati a un’“instancabilità” mentale (Jaynes 1984, pp. 505-06). Dunque, Bowie utilizzò la figura dell’alieno sia come personaggio all’interno di un racconto musicale, sia come tramite per una “ricerca spirituale” (David Bowie talks the Internet, Buddhism & Aliens 1997, min. 9:02–10:06) e psicologica che l’aiutò a esorcizzare questo lato oscuro e allo stesso tempo a nutrire la sua creatività, aiutando nel contempo i Kooks, ossia le persone anticonvenzionali, a trovare nella sua musica un modo per non sentirsi sole. Il suo contributo alla fantascienza, nell’interpretazione di Thomas Jerome Newton nell’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Tevis nel 1976, verrà premiato con il suo inserimento nel 2013 nella Science Fiction and Fantasy Hall of Fame assieme a John Ronald Reuel Tolkien, autore de Il signore degli anelli. David Bowie è l’unico musicista ad aver avuto questo riconoscimento.

- Copertina di A brief history of time, di Stephen W. Hawking
La visione di Hawking, invece, si basa su due punti fondamentali: l’immaginazione e la scienza. Da un lato l’immaginazione alimentata dai libri di fantascienza lo portò a intraprendere una carriera scientifica, specializzandosi poi in cosmologia ma gli permise anche di evadere con la mente da quel corpo segnato dalla SLA che lo stava intrappolando. Dall’altro la scienza studiata attraverso il pensiero dei grandi come Einstein lo aiutarono a formarsi un pensiero scettico e critico, capace di aggiornarsi costantemente sulle nuove scoperte, ma di confrontarsi, in maniera flessibile, con i lavori dei suoi colleghi e riuscendo così a vedere le questioni fisico-cosmologiche da più prospettive. Un caso interessante fu la sua collaborazione con Kip Thorne al Caltech di Pasadena in California nel 1974, che culminò nella famosa scommessa, a cui si aggiunse John Preskill il 6 febbraio 1997, riguardo alla possibilità che Cygnus X-1 fosse un buco nero. Hawking dovette ammettere che aveva sbagliato pagando pegno a Thorne. Sin dal 1973, Hawking aveva pubblicato lavori accademici congiunti che gli valsero anche la nomina a fellow della Royal Society nel 1974 e la Cattedra Lucasiana a Cambridge nel 1979 ma, nel 1983 decise di scrivere un libro sulla cosmologia per i non addetti ai lavori. Il risultato fu Una breve storia del tempo. Dal Big Bang ai buchi neri, dato alle stampe nel 1988 con la prefazione scritta da Carl Sagan: il volume gli conferì notorietà al di fuori dell’ambiente accademico, grazie anche alla voce robotica datagli dal sintetizzatore vocale che era stato costretto a utilizzare dopo la tracheotomia subita nel 1985. Incontrò di nuovo Sagan per prendere parte alla triplice intervista God, the Universe and everything else assieme ad Arthur Clarke, dove affrontarono anche il tema della ricerca della vita extraterrestre. Nell’intervista, Hawking si dichiara scettico e incline a evitare un contatto con una civiltà “a meno che non sia a distanza di sicurezza” (1988, min.28:19-28:24), mentre Clarke e Sagan rimarcano l’importanza della ricerca di un contatto, cosa che Sagan già faceva attraverso il progetto SETI. Hawking, però, sposta la questione della vita extraterrestre su una domanda fondamentale: “Se ci sono degli esseri ragionevolmente intelligenti qui, perché non ci hanno visitato?” (min.30:49-30:54).
Sebbene Sagan sia convinto che, un domani, una missione aliena possa venire a trovarci, Hawking è d’accordo stavolta con la posizione di Clarke il quale dice che bisogna “aspettare di avere delle prove”( min.31:37-31:41) prima di dare vita a un’idea sconclusionata come quella degli UFO; riguardo invece ai viaggi nel tempo, teorizzati da Wells ne La macchina del tempo (1895) e poi ripresi da Kip Thorne nella sua ricerca scientifica, Hawking smonta la teoria del collega asserendo che, a livello fisico ed elettrodinamico quantistico (come affermava il lavoro di Feynman), un viaggio è possibile a un livello molecolare semplice perché un organo complesso potrebbe essere distrutto. Ma, a un livello teorico, questi paradossi non sarebbero possibili in quanto essi, se mai dovessero accadere, dovrebbero essere coerenti con le leggi della fisica.
Hawking, pur essendo una persona scettica e dubitando fortemente dell’esistenza di alieni come forme di vita intelligente, nel corso degli anni, ha aderito a un progetto scientifico che ha l’obiettivo di scovare delle prove che possano attestare l’esistenza di altre forme di vita: il programma si chiama Breakthrough Listen, è nato da una costola del SETI all’Università di Berkeley in California nel 2016, ed è stato promosso da Frank Drake. In sostanza, sebbene i pensieri di Bowie e di Hawking differiscano nella percezione della figura dell’alieno e nell’approccio a essa, c’è un punto fondamentale che li accomuna e ha fatto da motore per le loro vite: l’immaginazione.
L’immaginazione ha permesso a Bowie di esplorare con la creatività i suoi lati nascosti, rendendoli un punto di forza, mentre per Hawking è stata la possibilità di esplorare il cosmo sebbene fosse prigioniero sulla Terra.
Riferimenti bibliografici
Brend Mark (2005), Strange sounds: offbeat instruments and sonic experiments in Pop, Washington D.C., Backbeat, Rowan & Littlefield.
Garrò Luca (2017), “David Bowie”, in La storia del rock. I protagonisti, Torino, Ulrico Hoepli Editore, pp.10-11, 26-31, 77-79.
Jaynes Julian (1984), Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, Milano, Adelphi.
Hawking Stephen (2013), Breve storia della mia vita, Milano, Mondadori.
ID. (2018), La grande storia del tempo, Milano, BUR Rizzoli.
Laing D. R. (2010), L’io diviso, Torino, Einaudi.
O’Connell John (2019), Bowie’s bookshelf. The hundred books that changed David Bowie’s life, New York, Gallery Books.
Smith Daniel (2018), Stephen Hawking. Pensare come l’universo, Milano, Mondadori / Sperling & Kupfer.
Tevis Walter (1963), L’uomo che cadde sulla Terra, in “I romanzi di Urania”, Milano, Mondadori.
Sitografia
David Bowie talks the Internet, Buddhism & Aliens (1997), Mtv, Youtube (YouTube, min. 9:02 – 10:06);
Stewart Hector (1988), God, the Universe and everything else,Central Indipendent Television (UK), Youtube, (YouTube min.27:51-34:15);
Immagini: Space Oddity, di Michele859 - opera propria, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3392185
Cover del libro di Hawking: by May be found at the following website: https://www.abebooks.co.uk/servlet/BookDetailsPL?bi=22840091401, Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=4649261.
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