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Aldo Brandirali "Settima Lezione di Politica"

Nuovo appuntamento del terzo ciclo della Scuola di Politica organizzato da Democrazia & Comunità e Mi’Mpegno
di Emanuele G. - domenica 28 giugno 2015 - 1911 letture

Titolo: Stato e politica

Settima lezione : popolo e Stato

Primo punto : il popolo ha dato vita allo Stato

il bisogno ha fatto radunare gli uomini in alleanza, per difendersi e per vivere meglio. Diverse famiglie insieme nel villaggio rendono necessario darsi regole e stabilire dunque un patto sociale. Il bisogno è diventato scelta consapevole, assunzione di responsabilità verso gli altri. Questo vuol dire soggettività sociale, ovvero popolo. Si può chiamare popolo quella situazione specifica in cui ci si identifica nelle regole di convivenza comunemente stabilite. Nella funzionalità di questo fare assieme si allarga progressivamente l’alleanza coinvolgendo altre realtà di popolo, diventando paese e poi nazione. Il popolo , nella ricerca comune- mente svolta sulla propria origine e identità , ha iniziato a porsi delle domande , che sono nel bisogno dell’anima, la più naturale domanda è stata domanda di senso religioso, e nel popolo si è formata l’autorevole presenza di persone profetiche. In tal modo il popolo ha saputo durare nel tempo, con l’aiuto di una autorità.

Grazie a Dio il popolo è diventato partecipe della storia, si sono formate le nazioni e si è avviata la civiltà. Ecco la nascita dello Stato come sistema di svolgimento delle azioni necessarie alla vita comune del popolo. A un certo punto la delega all’autorità ha prevalso sulla storia dei popoli, lo Stato sotto monarchi e imperatori o dittatori ha comunque continuato la sua funzione di servizio. Sino a quando la monarchia ha dovuto cedere il passo alla democrazia. Il popolo ha sviluppato la politica, ovvero l’arte della convivenza. Nessuno che si occupi di politica può rimanere fuori dal capire il proprio popolo, dal sentirsene delegato. La verticalità sociale confluisce nella classe dirigente, la quale ha la responsabilità di rigenerare la democrazia a fronte delle tentazioni del potere di ridurla a interesse dell’autorità. La politica è diventata il mezzo per generare l’autorità, e le autonomie sono diventate la garanzia che la democrazia pone per non identificare i compiti comuni con le posizioni di parte.

Secondo punto :Lo Stato e la sua autonomia dalla politica

Non è vero che lo Stato sia stato creato perché la società divisa in classe deve essere strutturata come potere della classe dominante. Cioè non è vero che lo Stato è il fucile puntato contro il popolo. Lo è stato in molti casi, ma non era questa la sua funzione originaria. Semmai è stato anche esercito per la lotta contro i nemici. Tutti i servizi che sono necessari alla vita del popolo sono , nella verticalità del sistema statuale, gestiti per quello che il livello inferiore non può fare da sé. Per questo si deve distinguere fra Stato e autorità politica, tutti i compiti dello Stato sono veramente servizi al popolo. Nella evoluzione verso lo Stato moderno si è sviluppato il complessivo sistema delle autonomie: dei corpi dello Stato, dei Dirigenti ministeriali, delle regioni e Enti locali. Nello Stato: Magistratura, Forze dell’ordine, Esercito, Amministrazione, istituzioni di controllo.

A partire dal Risorgimento il superamento della identificazione fra lo Stato e l’autorità religiosa , la nascita del principio di libera Chiesa in libero Stato, ha aperto ad un nuovo progresso della vita del popolo. Da una parte il confronto sulla libertà e i diritti umani, dall’altra parte la ricerca di una ragione razionale della autorità dello Stato. Nel prevalere di una idea razionalista sono stati demandati allo Stato tanti compiti che non sarebbero adeguatamente suoi. In particolare quando si è giunti a praticare lo stato etico, ovvero controllore della eticità delle persone. Questo è accaduto a causa dell’errore insito nell’idealismo : il movimento autonomo del pensiero che avrebbe portato alla possibilità per l’uomo di emanciparsi dal bisogno di Dio. Sulla strada dell’autonomia dal divino si è pensato che la scienza nel suo progresso ci avrebbe permesso di definire teoricamente la vita del popolo e dunque la traccia del cammino di costruzione sociale. Così ha preso piede lo Stato etico, che si è considerato il deposito del progresso culturale della nazione. Sono poi avvenute le ideologie, nazismo e comunismo, come conseguenza di quella pretesa scientista di sapere come guidare il popolo. Il superuomo del nazismo, l’eguaglianza obbligata del comunismo, hanno reso lo Stato l’educatore assoluto.

Malgrado il crollo delle ideologie è rimasto lo statalismo, ovvero la sostituzione di quello che può essere fatto dalle persone facendolo fare allo Stato. E’ insorto così pesantemente il problema della burocrazia, della sua inefficienza, del suo costo elevato. Ai costi si sono aggiunti gli errori di gestione nelle aziende di Stato, quando non sono veramente nel mercato. Una pretesa di egemonia culturale si è avuta con le scuole di Stato, considerate superiori alle altre scuole. Nei servizi sociali di accoglienza e assistenza, che sono normalmente praticabili nel privato sociale e nelle opere di carità, si è avuto, con la pretesa di essere produttori statali di accoglienza, assistenzialismo e alti costi nel sostegno a pioggia e burocratico.

E via via tutte la cose che in un principio di sussidiarietà si dovrebbero far fare ai diversi livelli della società ( sussidiarietà verticale ) e in alleanza con il popolo ( sussidiarietà orizzontale ) . Ogni livello superiore ha la sua ragione di essere come mandato a fare le cose che le comunità locali da sole non potevano fare. Purtroppo questo delega a compiti sussidiari si dimentica facilmente, e i livelli superiori della società diventano prevaricatori, si fanno sostituti del cittadino anonimo , sino al potere, che prende le decisioni comuni con una particolare tendenza a staccarsi dal bene comune e dalla capacità della famiglie e della comunità locali. IL peggior risultato si ha quando tutto il personale dello Stato viene selezionato da una pratica egemonica di una parte politica.

Terzo punto : Lo Stato e il popolo costruttore.

Nella partenza dal senso religioso il popolo è stato educato dalle esperienze religiose , ha imparato a collaborare con responsabilità alla ragione comune di costruzione. Nel fare il luogo di culto, la cattedrale, il popolo ha imparato il concetto di opera comune, e questo è rimasto come relazione fra Stato e popolo dopo l’affermarsi del libera Chiesa in libero Stato.

In tal modo il popolo ha imparato che l’altro è parte di te, che si vive in comunità, accettando ogni persona nella sua interezza, ovvero il mistero di ogni essere umano . Ma il luogo dove la persona umana ha trovato la sua prima capacità di aiuto reciproco è diventata la famiglia, la religione è diventata rivelazione della strada da percorrere, ovvero il riconoscimento della natura umana più vera. Da cui il colloquio sempre presente fra credenti e non credenti.

Dalla famiglia alla comunità locale e intermedia, per scelta consapevole, è possibile fare tutte le cose necessarie al bene comune. Questa dinamica dimostra come la definizione di cittadino è povera, appiattente,rende anonimi davanti al potere. Le persone, con la loro cultura o religiosità sono l’anima della realtà, e la costruzione è sempre nell’iniziativa di popolo. Quando si parla di diritti di cittadinanza si usa un linguaggio ideologico, che contiene e nasconde l’idea che solo al livello dello Stato si pratica il bene comune, mentre al livello del cittadino si hanno solo diritti di libera espressione. E’ l’ideologia positivista, che ha mostrato il suo fallimento demotivando il senso di responsabilità del popolo.

Ora , dopo i secoli della lotta per l’autoderminazione dell’uomo, lo sgretolamento della metropoli moderna è di fronte alla necessità di ripercorrere il fare insieme. Per questo tornano ad essere interessanti le comunità , esse rappresentano l’esempio determinante della vita qualitativa. La carità orienta la solidarietà, la tensione ideale è una vocazione di persone che tendono a seguire l’esempio di persone idealmente significative. Per cui oggi si ricomincia con il la salvaguardia della libertà religiosa e culturale. Non esiste una scienza delle relazioni umane, possono esistere sociologia e psicologia, come indagatori del comportamento medio, ma la società è il prodotto di una positività del reale .


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