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Aldo Brandirali "Lezioni di politica" - primo ciclo

Nuovo appuntamento con le lezioni di politica di Aldo Brandirali
di Emanuele G. - venerdì 20 marzo 2015 - 1513 letture

TERZA LEZIONE

La partecipazione democratica

A) Le egemonie

Egemonia vuol dire costruzione di reti che controllano i processi di opinione e che distribuiscono quote di potere. Purtroppo le reti dell’egemonia politica sono molto presenti nel nostro Paese. E sono teorizzate da sempre nella sinistra italiana di origine comunista. E’ stato Gramsci a teorizzarlo sostenendo che il potere si conquista a partire dalle casematte dell’egemonia. Si è sviluppata un’arte in tal senso sin dal dopoguerra, prima di tutto nel controllo delle case editrici e delle redazioni dei giornali. Poi il controllo delle televisioni, infine nell’ultima parte degli anni 80 questa rete si è estesa all’interno degli organi dello Stato,fino ad avere l’egemonia politica nel controllo della magistratura. Le regioni rosse sono spesso strutture in modo vincolante su cooperative e funzionari sindacali e di partito.

Il controllo delle reti clientelari ha avuto un’altra forma in Meridione, sin dall’inizio dell’unità d’ Italia si è avuta una specie di divisione dei compiti fra il grande capitalismo del nord e i politici meridionali . Naturalmente il ruolo dei politici era quello di garantire il primato dell’economia. Mentre ad essi veniva concesso di distribuire quote di potere, Opere pubbliche finanziate dalla cassa del Mezzogiorno senza ragioni di vero sviluppo del territorio, dipendenti pubblici assunti senza vera utilità, lavori socialmente utili decisi non dalla domanda ma dalla spesa pubblica. E via dicendo. Da questa subalternità dei politici del meridione viene anche il perdurare di un’altra rete di egemonia, quella illegale messa in piedi da mafie e camorre.

Il nord del Paese, nel primato dell’economia è rimasto sotto la pressione culturale dell’ideologia, con una sinistra particolarmente protesa al potere dei sindacati messo ancor prima del ruolo di difesa dei salari e dei lavoratori. Dagli ambienti confindustriali si sono espressi quei poteri economici che influenzano fortemente la partecipazione alla vita pubblica.

Risanare il Paese vuol dire liberare la politica dai i sistemi di egemonia.

Le spese pubbliche vanno delimitate e sottoposte a indici di valutazione. Le regole democratiche devono garantire la partecipazione popolare aperta alle opinioni diverse, dunque il monopolio televisivo o dei giornali deve essere impedito. il clientelismo, le corporazioni, i poteri forti, sono meccanismi da sorvegliare, delimitare mediante regole e strutture di controllo, al fine di non gonfiare la spesa pubblica senza nessuna utilità sociale.

E poi c’è il problema della autorevolezza vera dello Stato. Come abbiamo visto le reti malavitose, mafie e camorre, da tanti anni praticano sistemi di egemonia sulla vita pubblica, mediante il controllo dei voti e il ricatto degli apparati e dei politici. La cosa permette la diffusione della rete malavitosa al Nord. Non si riesce a comprendere come milioni di elettori finiscano con il votare come da indicazioni malavitose. Per correggere queste manipolazioni la democrazia ha deciso di non usare più le preferenze nel sistema elettorale , ma in questo si è impoverita la possibilità di scelta da parte degli elettori. Attualmente, nella politica nazionale, con classi dirigenti scelte dai capi dei partito , abbiamo una presenza avvilente nelle nostre istituzioni, molto servilismo e molti ignoranti ma che piacciono al capo.

B) Il consenso

La presenza della vitalità sociale, di movimenti e comunità diventa un fattore della libertà di vita democratica, come ha fortemente spiegato in un suo magnifico intervento Don Giussani al Congresso della DC ad Assago nel 1987. Vi riporto due frasi fondamentali:

Se il potere mira solo al suo scopo ( autoreferenziale ) il suo problema è di assicurarsi il massimo di consenso, i desideri dell’uomo , e quindi i valori, sono essenzialmente ridotti…da questo la perdita della libertà di coscienza da parte di interi popoli, ottenuta con l’uso cinico dei mezzzi di comunicazione di massa.

In altro modo agisce una dinamica del reale: il mettersi insieme nella società secondo una interezza e una libertà sorprendenti, così che l’insorgere di movimenti è segno di vivezza, di responsabilità, di cultura, che rendono dinamico tutto l’assetto sociale. ( Assago 1987)

Ma torniamo al sguardo sulla politica attuale. Le posizioni di parte offerte alla competizione democratica sono movimenti ( o partiti) che hanno una loro ipotesi di azione riformatrice o di conservazione. Ai cittadini la scelta con il voto deve poter avvenire grazie alla presenza di variegati luoghi di confronto e dibattito. Ma esiste anche il problema dei fondi per fare politica. Come si è visto nel diffuso sistema delle tangenti , la distribuzione di contratti e di finanziamenti avviene in forma irregolare. Siccome il Paese ha una larga fascia di vita economica in nero, di corruzione della vita pubblica, di distribuzioni a pioggia di sostegni pubblici, tutto questo corrompe la possibilità di partecipazione libera e di base popolare della politica.

Bettino Craxi, che è stato il bersaglio della repressione del finanziamento illegale dei partiti, disse, in un suo ultimo discorso al Senato, che le lobby alla ricerca di sostenitori nella politica devono essere rese note e controllate dalle regole comuni. Questo avviene già oggi nel Consiglio d’Europa. Ma non è ancora possibile in Italia. Le lobby sono la parte meno diffusa del bisogno di rappresentanza, ma sono significative perché dicono che nella politica sono in gioco interessi concreti.

Basti pensare alle case farmaceutiche, che lavorano con i prezzi fissati dal Governo. E’ logico pensare che le loro pressioni sui politici siano molto forti.

E ancora di più le grandi imprese di costruzione che possono fare le grandi opere pubbliche, hanno le gare di fare, ma si vedono spesso manipolazioni delle gare.

Per questo il finanziamento della politica deve avvenire in modo regolamentato ma garantendo la libertà di partecipazione, sia di interessi, sia di convincimenti.

Non è una soluzione adeguata il finanziamento da parte dello Stato. Questo tende a generare partiti mantenuti che impediscono il ricambio nei partiti o la nascita di nuovi partiti. Il finanziamento a base libera permette di generare forza alla luce di presenze reali che sono interessate alla proposta.

C) Democrazia dei partiti

Il sistema delle primarie promosso dalla sinistra italiana ha il pregio di avere un confronto di massa su chi mettere in lista e serve anche ad avere finanziamento diffuso. Il limite di questo sistema è che non ci sono luoghi di discussione che rendano consapevole la partecipazione. L primarie si fondano su cittadini anonimi. Mentre abbiamo visto che la dinamica del sociale è mossa dal fare insieme delle persone.

Oggi i partiti sono praticamente gestiti senza congressi veri e senza forme di decisione comune. Per la loro vita interna, non sono indirizzati da una legge che definisca il carattere democratico dei partiti.

Nella fragilità della vita interna dei partiti viene anche a mancare il modo che permette ai migliori di diventare parte della classe dirigente del Paese. Gli eletti sono decisi dalle segreterie dei partiti e il tratto caratteristico è spesso la capacità di porsi al servizio del capo. Il che rende praticamente inutile il rapporto di rappresentanza con il territorio e il popolo.

Siamo definitivamente usciti dal partito di massa, con milioni di iscritti e migliaia di cellule base. Ora il partito politico è decisamente il partito degli eletti e dei candidati. Dunque il carattere che rimane come compito dei partiti è di progettare le riforme e le strade di gestione della vita pubbblica. Ma noi ora possiamo dire che la chiusura in casta privilegiata ha fortemente ridotto l’esigenza di presentare programmi, mentre si cerca di catturare il consenso solo con interpretazioni del conflitto politico.

Nell’area politica di centro-destra il dirigismo ha avuto tendenze autoritarie, per cui risulta ancora molto fumosa la democrazia interna. Il miglior processo di confronto auspicabile per la nostra visione popolare è il Congresso periodico dei sostenitori e delle forme associative, sul modello americano.

Gli elettori devono partecipare ai luoghi del fare insieme, generando comunità che costruiscono il benessere sociale, e da queste comunità arrivare alle proposte da fare alla politica e giudicare le posizioni assunte dai politici. I politici che si vogliono confrontare con la rappresentanza dovrebbero invitare le persone del popolo a presentarsi come partecipi di luoghi comunitari, nei quali si è giudicato la politica e si è diventati capaci di fare proposte alla luce della propria esperienza.

Alla politica il compito di ascoltare, di raccontare le buone prassi, di riconoscere le situazioni esemplari con le quali vale la pena di approfondire le proposte di riforma.


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