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Albert Mayr

Nel ricordo di un Maestro e Compagno.

di Massimo Stefano Russo - martedì 30 gennaio 2024 - 457 letture

La notizia della scomparsa di Albert, Albert Mayr mi giunge via mail, sapevo che da qualche anno stava molto male, lottava con tenacia, ma inesorabilmente si stava lentamente spegnendo. Avrei voluto parlargli e salutarlo, direttamente, in prima persona. Negli ultimi anni chiedevo delle sue condizioni a comuni amici, gli mandavo i saluti, ripromettendomi di farlo direttamente a viva voce, ma giorno dopo giorno ho sempre rinviato; mi è mancato il coraggio. Cosa puoi dire a chi ha il destino segnato? Come rincuorare l’altro quando la voce fatica, stenta e diventa solo un flebile filo a cui aggrapparsi? A lui avrebbe fatto sicuramente piacere, per me sarebbe stato un tormento insostenibile e ciò alla fine mi ha fatto recedere dal proposito. Peccato!

Ho avuto modo di conoscere Albert nei seminari dell’associazione FKL (Forum Klanglandschaft): lui tra i primi a invitarmi a iscrivermi e partecipare alle loro attività. Mi ha introdotto, passo passo in un mondo affascinante a me del tutto sconosciuto. Mi ha fatto scoprire la “passeggiata sonora” che lui preparava con scrupolo rigoroso, nel prestare attenzione ai minimi dettagli, come tecnica di ascolto e rappresentazione/restituzione del paesaggio sonoro. L’ho incontrato in più occasioni, in diversi convegni. L’ho invitato a tenere dei seminari all’Università di Urbino e ne ho un ricordo indelebile, per la capacità analitica di parlare con passione coinvolgente di argomenti complessi e saperli rendere chiari. Mi ha insegnato molto, con garbo e gentilezza, soprattutto il sapersi porre in ascolto itinerante nell’interrogare la realtà che ci circonda e condividere il dialogo che accomuna, a partire dal significato da assegnare ai suoni, al valore aggiunto che essi rappresentano.

Il paesaggio sonoro è sempre stato nel cuore di Albert Mayr che aveva conosciuto e lavorato direttamente con Murray Schafer. Albert è stato un testimone importante della musica elettronica in Italia che l’ha visto per lunghi anni docente al Conservatorio di Firenze e poi continuare attivamente il proprio impegno. La sua missione: sensibilizzare all’esperienza del sonoro, in un rapporto profondamente naturale che diventa culturale, sempre attento all’utilizzo indispensabile degli strumenti tecnologici. Sorridente, disponibile, con l’immancabile pipa e la bicicletta con cui amava spostarsi è stato un maestro infaticabile, disponibile e attento: un gentiluomo d’altri tempi. Non si sottraeva agli impegni e da uomo capace di coltivare il pensiero liberamente riteneva un dovere in dispensabile schierarsi, senza timore alcuno, a fianco di chi si portava dietro il disagio del vivere. Molti gli interventi e le partecipazioni nei contesti delle “istituzioni totali”: carceri, manicomi dove sapeva dialogare e comunicare l’importanza della sonorità, la capacità e la possibilità di riappropriarsi dei suoni per migliorare la qualità della vita. Una sensibilità straordinaria la sua, capace di emozionarsi e persino arrossire con semplicità. Questo è stato l’Albert Mayr che ho conosciuto e rimane impresso nella memoria, da ricordare con tanto affetto e gratitudine.

Ciao Albert, grazie per quello che mi hai insegnato e ci hai donato.

Ps. In rete ci sono delle testimonianze di ascolto importanti: due in particolare ne segnalo: Youtube 1 Youtuve 2. La seconda emotivamente intensa lega insieme storia e memoria, col figlio che richiama la figura del padre per non dimenticare.


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