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Alan Parker, la scomparsa di un genio

Un’altra icona del cinema che si fa arte, ci lascia all’età di 76 anni
di Piero Buscemi - venerdì 31 luglio 2020 - 1224 letture

Per noi di Girodivite, Alan Parker resterà per sempre il regista che diede immagini al capolavoro musicale dei Pink Floyd, The Wall, il disco che abbiamo celebrato un anno fa in occasione del suoi quaranta anni dalla pubblicazione. Quando il gruppo inglese pensò di realizzare un film sulla storia di Pink, personaggio emblematico e trascinatore di emozioni, contraddizioni, paure e follie dell’essere umano, lo stesso Roger Waters avrebbe voluto dirigere per dare una maggiore impronta personale di quella che forse era la sua autobiografia.

Pink_Floyd_The_Wall La regia fu affidata a Parker dopo un’iniziale titubanza su come imbastire le riprese e abbinare le immagini con le musiche. La scelta si rivelò azzeccata. Il regista londinese si trascinava l’esperienza di qualche anno prima, quando nel 1980 aveva diretto Fame, una sorta di musical che raccontava le speranze e le delusioni di un gruppo di studenti della High School of Performing Arts di New York.

La personalità di Alan Parker e quel suo verismo d’oltre Manica, ha dato il tocco decisivo per confezionare uno tra i più indimenticabili film musicali, riuscendo nel difficile compito di livellare la sublimità artistica delle musiche dei Pink Floyd con le immagini. Alan Parker è stata una delle figure più innovative e più d’influenza nel panorama cinematografico, creando uno stile unico e inimitabile. Un marchio artistico che consente allo spettatore più attendo di riconoscere la mente creativa del regista sin dalle prime sequenze.

Fuga di Mezzanotte del 1978 è un altro film che sarà sempre ricordato nella carriera artistica di Parker. Un film attualissimo che ci racconta le condizioni disumane vissute dai detenuti nelle carceri turche, non mutate di molto anche nei nostri giorni. Ma di questo regista, diventa davvero difficile poter ricordare un titolo che prevalga su un altro. La crudezza delle immagini che raccontano sempre storie scomode, difficili e profondamente vere. Anche quando ci presentò il sogno che diventa realtà nel grido di libertà che un giovane Matthew Modine, impersonando un reduce della guerra del Vietnam, alienato dalla follia inutile del conflitto nel film Birdy (1984). Nel film anche una promessa del cinema, quel Nicolas Cage, all’epoca appena ventenne.

Citiamo altri due titoli, coscienti che altri se ne potrebbero citare. Pensiamo alla capacità del regista di rendere umano anche quel sentimento di razzismo, altra piaga sociale sempre di moda anche negli anni che stiamo vivendo. Il suo Mississipi Burning (1988) rimarrà nella storia del cinema uno degli esempi più rivoluzionari di raccontare l’America degli anni ’60. Willem Dafoe e Gene Hackman indimenticabili protagonisti di questa pellicola.

Ed infine, Evita (1996), con il quale Alan Parker riuscì a trasformare la regina del pop internazionale Madonna in attrice. Questo straordinario regista ha saputo incidere le menti dei suoi estimatori, aprendo una finestra sul mondo che altri registi non hanno avuto sufficiente coraggio di spalancare. A noi spettatori è toccata la scelta se farsi catturare dalla crudeltà di un mondo che ha saputo descriverci nella sua interezza, tra contraddizioni e cattiveria dell’animo umano. Aiutandoci ad abbattere il muro pinkfloydiano come nuova regola di vita.


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