Al lupo! Al lupo!
Come nella fiaba di Esopo alla fine malgrado le urla del “pastore”, ormai senza credibilità, non ci sarà nessuno che sosterrà la causa americana.
“In un villaggio viveva un pastorello che di notte doveva fare la guardia alle pecore di suo padre. Si annoiava e quindi, decise di fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciò a gridare: "Al lupo, al lupo!", così tutti si svegliarono e accorsero per aiutarlo. Ma il pastore burlone rivela loro che era uno scherzo.
Questo scherzo continuò per parecchi giorni, fino ad una notte in cui un lupo venne veramente. Il pastore cominciò a gridare: "Al lupo, al lupo!", ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Così il lupo divorò tutte le pecore” [1].
L’americanissimo Presidente degli USA, in realtà la famiglia è di origine tedesca, è anche un immigrato, ha urlato sfracelli e ha minacciato di far scomparire in una notte la millenaria civiltà iraniana. L’attributo americanissimo è d’obbligo, poiché in una delle innumerevoli dichiarazioni Trump ha dichiarato che c’è qualcosa di terribile nei geni iraniani, per cui non sono come noi:
"C’è qualcosa che non va in loro. La loro genetica non è come la tua. È una cosa terribile".
Gli iraniani, dunque, come nemico assoluto, al punto da “annientarli”.
Razzismo genetico e messianesimo religioso si mescolano in una pericolosa miscela esplosiva di “pregiudizi, vuoto politico e interessi oligarchici”. La tragedia in cui siamo nel “vecchio che pare morire, mentre il nuovo c’è (multipolarismo)”, ma l’occidente oligarchico non vuole fare i conti con il principio di realtà, per cui la fine accelera la sua corsa. In questo contesto la tragedia assume caratteri comici, senza far ridere, e come nella fabula di Esopo Al lupo! Al lupo!, ogni giorno i titoli dei giornali riportano minacce e toni muscolari-atomici su cui prontamente, il Presidente, fa marcia indietro il giorno dopo dichiarando vittoria.
Nella notte della fine della civiltà iraniana si è trovato un compromesso. Lo stretto di Hormuz sarà riaperto ma pagando dazi. La vittoria occidentale non può che far sorridere e il “pastore dell’occidente nichilistico e non certo dell’essere” ha perso ogni credibilità, per quanto era già abbastanza scarsa la “reputazione politica”.
Urla sperticate a cui non segue nulla e il niente che ne conseguente è chiamata vittoria. Il mondo ci guarda e sicuramente ride e irride di una classe dirigente che ha trasformato la politica in palcoscenico al limite dell’assurdo e le parole sono usate come fossero biglie per terrorizzare popoli e per affermare la presunta “immensità americana dinanzi alla quale ogni schiena deve piegarsi”. I popoli che vivono l’esperienza dei “regimi” velocemente si disaffezioneranno agli ideali della democrazia occidentale per stringersi intorno alle loro figure carismatiche.
“Niente girotondi e niente sardine”, i giovani iraniani nella notte della fine della loro civiltà hanno formato cordoni di difesa delle infrastrutture primarie. Il confronto con i “girotondi e le sardine” è imbarazzante. Stiamo lavorando per “i regimi”.
Come nella fiaba di Esopo alla fine malgrado le urla del “pastore”, ormai senza credibilità, non ci sarà nessuno che sosterrà la causa americana. Le oligarchie europee per quanto complici e alleate dinanzi ai furori e alle dichiarazioni roboanti per cercare di allungare la propria sopravvivenza non interverranno e prenderanno debite distanze e alla fine arriveranno i lupi che divoreranno la potenza USA e l’occidente poco credibili nel bene come nel male. La NATO ne uscirà indebolita e l’ONU ormai è solo presenza scenica. Le politica è arte della parola veridica senza di questa sarà solo il caos a prevalere e a trascinarci verso l’abisso.
[1] Altre versioni successive all’originale narrano che fu il pastorello ad essere divorato.
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