Adolescenza Artificiale
Adolescence. - Regno Unito, 2025. - Miniserie televisiva: 4 puntate
Ideatori e produttori: Jack Thorne, Stephen Graham e Brad Pitt. - Interpreti: lo stesso Jack Thorne ma in particolare Owen Patrick Cooper che durante la realizzazione non aveva compiuto ancora 16 anni

- Adolescence Netflix serie
Ma l’Intelligenza è artificiale? Questa domanda mi rimbalza vorticosamente nei pochi neuroni ancora vitali del mio cervello. La geniale miniserie realizzata con un unico piano sequenza per ogni puntata ci ha mostrato una realtà che ci sembra aliena, lontana dai nostri principi, dai valori fondanti lo stato democratico e che sono alla base dei diritti umani.
Per fortuna si svolge in una scuola fittizia , Bruntwood Academy, ma in realtà le riprese si sono svolte presso il Minsthorpe Community College, scuola secondaria mista con status di accademia a South Elmsall, West Yorkshire, Inghilterra. È specifico per gli studenti dagli undici ai diciotto anni situato fra Sheffield e Leeds, a sud di York. Nessuno potrebbe sospettare che in quella terra fiera e colma di profumi intensi di piante aromatiche, di miti più o meno leggendari e di inquinamento industriale si possa svolgere una tragedia adolescenziale così spietata.
La miniserie è dello scorso anno e quindi mi limiterò ad analizzare la seconda puntata che si svolge interamente nell’istituto scolastico frequentato da un tredicenne assassino.
Sappiamo che il Regno Unito si ritiene il baluardo delle democrazie occidentali e dispensatore di civiltà per ogni paese del globo che non sia ancora stato raggiunto dagli indigeni della perfida Albione. Loro sì che sono perfidi.
Per fortuna noi continuiamo a essere il faro dell’educazione delle nuove generazioni. Siamo convinti che i sani principi italici sapranno sconfiggere le diavolerie tecnologiche che imperversano ormai dappertutto, anche fra i delinquenti e gli extracomunitari che inquinano e deturpano il nostro bel paese. Il Regno Unito è distante quasi duemila chilometri dalle nostre coste. E si sa che i britannici sono gli storici alleati degli Stati Uniti d’America, da cui noi ci siamo svincolati decisamente dopo le esternazioni del loro presidente, in odore di follia e/o di santità.
Per fortuna nelle scuole italiane si trasmette la cultura . Non come nel resto d’Europa dove questa è stata sostituita da principi velleitari di comprensione psicologica dell’adolescenza. Pensiamo che la pedagogia e la didattica, in età adolescenziale, devono essere basate sulla comprensione profonda delle pulsioni che muovono l’agire delle nuove generazioni. Abbiamo fari storici, pedagogici e assoluti del secolo scorso che ci permettono di guardare con sospetto gli allarmi che provengo al di là delle Alpi. Noi sì che riusciamo a convincere gli adolescenti a navigare verso gli obiettivi sacri dell’esame di maturità (finalmente riusciamo a chiamarlo come una volta, sic!) e dell’inserimento nella vita lavorativa.
Per fortuna e per questo motivo nella nostra scuola non si possono utilizzare i cellulari, nemmeno durante la ricreazione, ed è stata abolita la materia di Geo-Storia al biennio dei licei per essere sostituita dall’insegnamento dell’intelligenza artificiale e dall’educazione alle relazioni affettive e sociali. Nelle altre tipologie scolastiche la materia che collega la Storia alla Geografia non è mai esistita, chissà come sono riusciti a sopravvivere quei poveri studenti e come faranno senza nessuno che dia loro gli strumenti per capire i labirinti dell’I.A. I nostri ministri dell’istruzione sì che sono al passo con i tempi e con le trasformazioni che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi.
Per fortuna dopo gli ultimi incidenti che hanno visto protagonisti adolescenti disturbati da manie di autoaffermazione, fuori da qualsiasi regola sociale, i nostri politici hanno saputo reagire prontamente. Una sottosegretaria al ministero dell’istruzione e del merito ha affermato con energia che nella scuola si deve impartire molta più educazione civica in modo da prevenire tali fanatismi ed esasperazioni farneticanti. E giù a invocare i metal detector come deterrenti e la panacea del sostegno psicologico. Tutti elementi abbondantemente presenti nella devastante fiction inglese.
Per fortuna in Italia si parla di comunità scolastica con un’ostinazione retorica e pervicace tesa a non riconoscere la realtà che ci circonda. La comunità salva dalla dissoluzione, dall’oblio fino a che non si scopre quanto sia anch’essa artificiale, artificiosa per adolescenti che hanno conosciuto solo il mondo attraverso il virtuale, il multiverso globale nel quale sono e siamo immersi.
Per fortuna l’edilizia scolastica italiana possiede dei ritardi biblici di adeguamento che non vengono sollevati fino a quando un terremoto, oltre al resto, rade al suolo una scuola elementare. L’indignazione ci assale solo quando scopriamo che i materiali edili utilizzati non erano a norma.
Per fortuna la didattica anglosassone (non trovo altro termine per definire ciò che è stato preso come modello da imitare) è certamente interessante e l’abbiamo assimilata pienamente ma l’abbiamo altresì inserita nei programmi italici (cancellati, aboliti silenziosamente ma che rientrano dalla finestra a ogni inizio di anno scolastico) che mettono la Cultura , quella con la “c” maiuscola, al centro dell’attenzione.
Ma torniamo alla seconda puntata della serie televisiva. Sono rimasto attonito nel vedere quanto sia esaustiva nell’analizzare la realtà. Ci sono tutti gli ingredienti possibili e plausibili che si trovano nel mondo scolastico, per fortuna anglosassone. Due poliziotti entrano nell’istituto per indagare sulle reali motivazioni che hanno spinto un tredicenne a uccidere una sua coetanea, al di fuori dell’ambiente scolastico, in un anonimo parcheggio, poco distante. Sono anche alla ricerca dell’arma utilizzata per compiere il delitto.
L’impatto è forte per i due malcapitati membri delle forze dell’ordine che, quando tentano di capire qualcosa, interrogano i discenti che erano più vicini al sospettato assassino e alla vittima. Le reazioni dei ragazzi disorientano gli adulti perché spesso si rifiutano di parlare e/o mostrano delle reazioni di violenza verbale fino a sottrarsi velocemente agli interrogatori, seguiti da membri dello staff scolastico che rimangono increduli e sorpresi, come bambini in preda al panico generato dalla perdita delle loro certezze, e cercano di rassicurarli.
Gli insegnanti vengono rappresentati nei loro classici stereotipi: da quello ignaro che intrattiene gli studenti come meglio può, a quello che non riesce proprio a svolgere la lezione e si sente sollevato quando la polizia irrompe nell’aula. Da quello testardo e convinto di poter incidere urlando in faccia ai discenti più riottosi e che non rispettano le regole sociali, all’insegnante che riesce invece a coinvolgere gli studenti con la fascinazione del sapere e che maschera il suo disappunto per l’allarme che squilla mentre sono presenti i due poliziotti. Ma chi segue i due adulti malcapitati è forse la figura più emblematica. Conosce perfettamente tutti gli studenti e continua a rimanere esterrefatta per l’accaduto, non capendo come mai rifiutino le sue sollecitazioni pedagogiche, tese a far rispettare le regole imposte dal decoro dell’ambiente scolastico.
Ma ciò che mi ha colpito ancora di più sono due immagini che mi tormentano e mi lasciano senza parole.
La prima è l’uscita dalle aule e il ritrovo all’aperto che genera violenza e allegria durante la pausa dalle lezioni. Ho sempre pensato che anche nelle scuole italiane le simulazioni di allarme fossero assolutamente prive di valore perché interrompono le lezioni e non sono assolutamente in grado di fornire alle persone la benché minima protezione in caso di pericolo reale.
La seconda immagine è il prolungato dialogo del poliziotto con suo figlio che frequenta il medesimo istituto. Dopo molte insistenze, il ragazzo spiega come gli adulti siano estranei al modo di comunicare degli adolescenti e che dietro ad alcune parole, per noi prive di significato, si nascondano degli abissi esistenziali che nemmeno osiamo immaginare. Almeno la fiction sembra far aprire gli occhi a un genitore che decide finalmente di colloquiare con suo figlio e di trascorrere un po’ di tempo con lui. Tempo reale, concreto e non tempo virtuale affidato alla tecnologia che idealizza e ideologizza qualsiasi rapporto umano.
Sempre la seconda puntata si chiude con le immagini che dalla scuola si elevano nelle vie contigue per poi planare sul parcheggio dove è avvenuto l’omicidio e dove il padre dell’accusato depone un mazzo di fiori, convinto che il proprio figlio sia estraneo ai fatti di sangue attribuitigli.
Per fortuna in Italia si insiste sul fatto che le famiglie devono essere più presenti per prevenire atteggiamenti incresciosi che teoricamente possono verificarsi. Sempre più continuiamo a vedere adulti increduli che non si capacitano di come i propri figli possano compiere gesti così insani.
Per fortuna in Italia abbiamo avuto e abbiamo ministeri e ministri dell’istruzione profetici che di fronte ai cambiamenti riescono a incidere delegando sempre e comunque a scuola e famiglia quello che loro stessi dovrebbero imporre in modo autorevole in quanto esperti, competenti e posti in quei ruoli con l’unico obiettivo di fornire un servizio di qualità alla società. Forse anche i politici sono fragili come gli adolescenti che vengono così definiti quando non riescono ad avere una socialità e nemmeno uno straccio di affettività reale e tangibile, nell’età in cui questi elementi si scatenano e non li si vuole assoggettare a regole dettate dagli adulti. Gli adolescenti non sono fragili come dei bicchieri di cristallo, così come non lo sono gli esseri umani. Ci si ritrova indifesi solo quando veniamo travolti dalla violenza oppure da fenomeni nuovi di cui non conosciamo a fondo i criteri con i quali ci sono stati imposti.
Ovviamente non voglio assolutamente giudicare le parole dell’insegnante di francese, Chiara Mocchi, accoltellata da un tredicenne, in una scuola secondaria superiore di primo grado (media) della provincia di Bergamo. Le sue parole scaturiscono da una donna che vive la sua professione come una missione da svolgere e sono degne di qualsiasi apprezzamento. La professoressa Mocchi è un gigante nel panorama sociale italiano che non solo non tutela persone come lei ma che le sminuisce al rango di educatrici volontarie. Questa insegnante invece ha implorato di non lasciare solo quel tredicenne che l’aveva accoltellata, in modo da trascinarlo fuori da quell’inferno di adolescenza artificiale con cui era stato costretto a fare i conti.
Questo ragazzino della bergamasca ha filmato la sua aggressione e ha spiegato lucidamente le sue motivazioni, cosciente del fatto di non poter essere perseguito in quanto non ha ancora compiuto quattordici anni. In questo caso la giurisprudenza si adegua al concetto di ragazzata . Sempre le istituzioni poi si commuovono verso le famiglie che nascondono i figli alla società. Sarà soprattutto perché non posseggono i mezzi economici per accompagnare i propri figli verso un curriculum scolastico privato o, peggio ancora, fasullo e virtuale? Sarà pietà reale o artificiale? O sarà ostinazione subdola di protesta verso la magistratura che applica il dettame legislativo?
Ricordo un’amica, anche lei insegnante alle medie nell’hinterland napoletano, che mi raccontava con un certo timore di come i rampolli dei camorristi girassero per la scuola con tirapugni e pistole. Ma questo succedeva quando non esistevano le diavolerie tecnologiche di adesso. Quegli strumenti venivano esibiti per deterrenza nei confronti dei coetanei e degli insegnanti che continuavano ostinatamente a voler compiere il loro dovere. Dopo l’episodio del bergamasco ci ritroviamo a scimmiottare gli Stati Uniti chiedendo a gran voce maggiori controlli e l’istallazione di metal detector per disincentivare l’ingresso a scuola dei facinorosi. Che macabro scimmiottamento è questo; con terrore e sgomento immagino cosa stia prefigurando.
Vorrei affermare con forza che non è possibile generalizzare su adolescenti e adulti sia che questi siano insegnanti, genitori o appartenenti ad altra categoria. Anche qui si trovano perle preziose che ispirano speranza per il futuro. Persone (anche gli adolescenti sono persone) che nonostante la realtà che li circonda, lavorano, studiano, salvano vite dalle dipendenze e dalle patologie psichiche con costanza, pervicacia e una forza interiore che rende loro merito. L’uso dei cellulari e dell’I.A. non deve essere vietato e/o insegnato perché gli adulti, come il sottoscritto d’altronde, utilizzano questi strumenti quotidianamente, senza conoscerne fino in fondo le possibilità e le pericolosità che nascondono.
Prima che sia troppo tardi, vorrei urlare un classico inno letterario di Miguel De Cervantes per tutti coloro che sperano in un futuro migliore:
Ai sogni, ai sognatori e agli audaci
A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
A coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
Ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
Sono vecchio, non anziano come è di moda dire oggi, ma il mio spirito continua ad avere degli impeti adolescenziali e mi commuovo quando vedo un giovane che è riuscito a costruirsi uno straccio di spirito critico alla faccia e anche grazie agli strumenti tecnologici. A quei ragazzi che possiedono ancora dei sogni, delle emozioni positive verso il futuro e la loro vita. In fondo l’adolescenza è basata su questo. Altro che ricordo della Resistenza : il ricordo oggi si è trasformato in un artificio, è un ricordo artificiale, reso tale dalla tecnologia, e perciò chiunque può impossessarsene in modo blasfemo e disumano. La Resistenza è qui ed ora in quei valori, in quelle speranze che hanno mosso l’uomo fin dalla sua creazione. Sembra quasi un film distopico di fantascienza dove l’uomo resiste strenuamente a chi vuole derubarci dei sogni e delle emozioni; proprio come i giovani che resistono, con tutte le loro forze, a perseguire la felicità anche se circondati da macerie, siano esse fisiche o ideali.
L’adolescenza, come la felicità non saranno mai artificiali...
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