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Adele e i suoi eroi

Disco di esordio della poliedrica artista siciliana
di Piero Buscemi - giovedì 18 luglio 2019 - 1043 letture

Chi sono gli eroi di Adel Tirant, nome d’arte della cantante siciliana Adele Tirante, originaria di Nizza di Sicilia, un paesino della riviera jonica messinese? Saranno i personaggi che l’artista ci descrive nelle undici tracce contenute nell’album? O tutti quelli che, rispondendo ad un richiamo incontrollabile di comunicazione artistica, cercano con tutte le loro forze di trasmettere il loro messaggio culturale del quale molti cercano di convincerci di farne a meno?

Non è dato sapere. Né tanto meno ci interessa realmente conoscere le risposte. Quello che realmente colpisce nell’ascolto di questa produzione musicale della Tirante è la sua capacità di catturarci in quelle sonorità che rendono la musica un privilegio. Per pochi o per molti, non sta a noi doverlo decidere. Adel Tirant non si accontenta di lanciarci i suoi adulanti ami di cattura, magari figli della tradizione peschereccia dei suoi luoghi di origine. Pretende di più da noi. Ci chiede quell’abbandono sensoriale che solo certi accordi, certi arrangiamenti, certi richiami ci inducono a farci trascinare dentro questo suo personale viaggio armonioso dal quale, senza sforzi particolari di convincimento, decidere di non tornare più.

Swing, jazz, bossa nova. Qualche richiamo al charleston, un omaggio alla tradizione burlesque, un vintage disco-music, ma anche tanto sentimento e voglia di divertirsi nel compiacimento, sano e spontaneo, di provare semplice gioia nel fare ciò che piace. C’è davvero da perdersi nelle continue tentazioni che la Tirant ci serve sul piatto invitante del suo essere artista nel significato più completo del termine.

Sono le interpretazioni dei brani che rimangono dentro, il suo spontaneo esternare la sua vera natura artistica che, da sempre, è quella recitativa. Sono questi i dettagli che fanno la differenza tra il disco Adele e i suoi eroi e le altre produzioni ascoltate in giro. Un dettaglio che, messi all’ascolto dei brani, ci fa immaginare di ritrovarsi tra il pubblico di un teatro o, più semplicemente, in un nostalgico pianobar, dove ogni tanto rifugiarsi e mettere in atto quella voglia di fuga che la stessa cantante ci invita a fare in una delle tracce del disco.

Un solo dubbio rimane, prima di riavviare l’ascolto del disco dall’inizio. Quella irrefrenabile e condizionata necessità di accostare ogni singolo brano ad uno stile che ci richiami ad un déjà-vu. Forse in questo pezzo, sembra Nina... o in quell’altro Anna Maria... oppure Edith... no, sicuramente Rita. E’ solo un attimo, il tempo necessario per scrollarsi di dosso inutili contaminazioni da critici d’arte. Poi le prime note di Così scrisse Oliveira invadono la nostra distrazione e ci mettono davanti alla pura realtà. E’ Adel Tirant. Nella migliore delle sue essenze artistiche...

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Brani

Così scrisse Oliveira

Un homme qui me plait comme toi

La Giostra

Chiddi chi erumu

L’isola di Arturo

La maison des chats

Santa Lucia

Blu Lou

Non c’è che mare

L’incantesimo

Settembre


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