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Addio alle armi

I dipendenti del Gruppo San Paolo: "diciamo anche noi addio alle armi!"

di Redazione - mercoledì 7 aprile 2004 - 4921 letture

Con un comunicato e una lettera all’Amministratore Delegato del San Paolo Banco di Napoli, i quadri sindacali della UILCA dell’Area Campania chiedono che la banca esca dal settore

Il Gruppo San Paolo abbandoni il settore degli armamenti . A chiederlo, in un comunicato indirizzato all’Amministratore Delegato del San Paolo Banco di Napoli, sono i quadri sindacali della UILCA dell’Area Campania.

Dopo l’addio alle armi di Banca Intesa, insomma, altre realtà bancarie italiane si stanno ponendo la questione etica legata all’appoggio di operazioni di compravendita di armi.

Nel caso del San Paolo, questo avviene dall’interno, dagli stessi impiegati: "Auspichiamo che tale esigenza , sollevata non solo qui in Campania, ma anche in altre regioni d’Italia , giunga sino a Torino persuadendo gli amministratori del Gruppo San Paolo della necessità etica di lasciare definitivamente il settore degli armamenti senza se e senza ma" scrivono i sindacati.

Il nove Marzo scorso a Bologna Fisac-Fiba e Uilca hanno promosso una manifestazione proprio sul problema del finanziamento delle banche all’import/export di armi. In occasione dell’incontro alcuni gruppi hanno anche inscenato una manifestazione davanti alla sede San Paolo per denunziare il Pool di Banche che gestirà il credito in Iraq.

"Sono maturi i tempi per scelte che vanno nella direzione di uno sviluppo etico , responsabile e sostenibile , così come ribadito dall’impianto della piattaforma per il rinnovo del CCNL dei Bancari le cui trattative inizieranno a Roma il prossimo 6 Aprile" prosegue il comunicato, ricordando che quatto importanti gruppi italiani hanno già operato un cambio di rotta in materia di sostegno creditizio e/o transazionale all’export di armi.

"Auspichiamo che ben presto tale esigenza venga avvertita ed accolta anche dai vertici del nostro gruppo" conclude il comunicato.

A dare il via a tale disimpegno è stato nel 2001 l’Unicredito Italiano, la scelta dell’allora presidente del gruppo, Francesco Casarini, venne confermata dal consiglio di amministrazione che escluse dalle attività del gruppo ogni tipo di transazione concernente la produzione o il commercio delle armi .

Il 22 Novembre del 2001 è la volta di tutte le aziende del gruppo Monte Paschi di Siena che, ad onor del vero, come singolo Istituto di Credito aveva cessato sin dal 2000 l’impegno in tale settore.

Nell’Autunno del 2002 si allinea anche il Gruppo Banca Popolare di Bergamo - Credito Varesino che decide per il blocco di ogni forma di servizio e di suopporto all’industria bellica : import, export e transito, finanziamento e bonifici esteri, crediti documentari all’import - export, fidejussioni ed invio di documenti all’incasso.

Il 18 Marzo di quest’anno un altro grande annuncio, anche Banca Intesa, con un ordine del giorno a firma dell’ Amministratore Delegato, annuncia definitivamente la propria uscita dal settore degli armamenti, pur riservandosi la Banca di valutare , previa comunicazione pubblica, singole operazioni di "peacekeeping".


Articolo di Benedetta Verrini, da Vita.it 01/04/2004, http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=42173

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