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Addio a Loris Meliconi

di Sergej - mercoledì 1 luglio 2020 - 543 letture

È morto a 90 anni Loris Meliconi, che nel 1967 aveva fondato la sua azienda che diverrà famosa per il "guscio" del telecomando. Lui aveva giocato fino a 32 anni come portiere, difendendo la porta della Pistoiese in serie C e indossando la maglia del Bologna (nelle giovanili). Poi, con il "ritiro" la sua caparbia scelta dell’ "azienda", la forte propensione a occuparsi di cose concrete, piccole invenzioni capaci di essere immediatamente utili nella vita di tutti i giorni.

La morte di Meliconi, ex calciatore, divenuto manager di una industria basata sulle invenzioni di prodotti e gadget per la casa è un po’ il simbolo della retorica dell’”inventiva” che sarebbe “italiana”. Le piccole cose, che rendono la vita più comoda nel quotidiano. E che si applicano all’interno di un contesto già dato, che non è l’individuo (o gli “italiani”) a dare. La storia detta le leggi e la forma. E all’interno della forma, dello stato in atto, i singoli si adattano e provano ad arrabattarsi, si “dannu vessu”: chi legalmente e chi no (l’arte di arrangiarsi della guerra e del dopoguerra italico che diventa la retorica dei film del neorealismo italico). E nell’adattare cose, migliorare prodotti provenienti dall’estero, facendo cortocircuitare la ricchezza esterna con la povertà quotidiana, “inventano” quelle cose che servono e che rendono più agevole l’esistenza. I prodotti Meliconi appunto: il guscio di silicone per i telecomandi delle “nuove” televisioni degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso nell’era dominata dalla televisione. E, poco prima: la Vespa di Corradino D’Ascanio e la 600 e 500 di Dante Giacosa nell’era dominata dalla mobilità su strada; la Lettera 32 di Marcello Nizzoli prodotta da Olivetti (rivista di recente nel bellissimo film con Walter Matthau, “Due sotto il divano”) nella nuova era degli uffici post-bellici e tante altre “piccole” cose. Persa una guerra, alimentati come vetrina ai confini dell’Impero occidentale, agli italiani rimanevano le piccole cose da riciclare e rifinire. Gli elettrodomestici furono possibili grazie alla nuova rete elettrica nazionale, auto e moto grazie alle strade e autostrade dei piani nazionali di investimento. Di crisi in crisi, di apertura e chiusura di mercati internazionali, con questa continua e perniciosa attività - di formiche con poco senso del formicaio e più senso della famiglia, di poveracci che potevano solo sognare il gran mondo dei ricchi patinati e anche quando si travestivano da dongiovanni nel mondo internazionale dei superricchi, rimanevano gigolò con l’orologio sopra la manica. Una generazione, quella dei Meliconi, concentrata sulle piccole cose - non sulle piste di cocaina e sugli sbrilluccichi dell’alta finanza -, la “sobrietà” che è stata presto superata dai proprietari dei capannoni, e dai piccoli padroncini che con il camion riversano la monnezza nel torrente - in una riduzione di menti e di lingua che ha portato alla povertà (culturale) di oggi.



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