Sei all'interno di >> Flash |

Addio a Lina Wertmuller

di redazione cinema - giovedì 9 dicembre 2021 - 1867 letture

Fonte: https://www.ansa.it

Ricordiamo la grande regista con una delle ultime interviste rilasciate all’ANSA.

Il titolo e’ ’Tutto a posto e niente in ordine’, ma Lina Wertmuller della sua autobiografia tiene soprattutto al sottotitolo, ’Vita di una regista di buonumore’.

Cosi’ si ritiene Arcangela Felice Assunta Wertmueller von Elgg Spanol von Braueich, padre (malsopportato) lucano, madre (amatissima) romana di origini nobili svizzere, una trentina film e un discreto numero di lavori a teatro mentre dall’attico su Piazza del Popolo si racconta.

’’Ne ho fatte tante e ne faro’ ancora’’, e’ il suo esordio nell’intervista all’ANSA.

E nelle quasi 300 pagine, una specie di compendio sul mondo del cinema e dello spettacolo italiano, notizie, aneddoti, ricordi sempre senza retorica ne’ autocelebrazioni, con pagine bellissime su Federico Fellini innanzi tutto, su Flora Mastroianni amica di una vita e naturalmente su Enrico Job, scenografo, ’’grandissimo amore durato 44 anni fino a che quella mascalzona della falce nera, li mortacci sua - detto cosi’ proprio in dialetto - me l’ha portato via’’.

Wertmuller e’ un pozzo di racconti, lei stessa avvisa ’’posso parlare per 48 ore’’. Si definisce una donna ’’curiosa, mai autobiografica, di me so tutto sono gli altri che mi interessano come una entomologa’’.

Per scrivere il libro, spiega, ’’ho pensato a quello che i film evocavano, sono trenta, ognuno e’ un anno, un anno e mezzo di vita. A quali sono piu’ legata? Li amo tutti come figli, pregi e difetti, ci sono pezzi di vita dentro ciascuno’’. Di figli lei nella realta’ ne ha avuto una, ’’avrei voluto facesse l’attrice, invece fa la skipper in mezzo all’oceano, un po’ mi spiace, ma la capisco: sono un po’ come lei, un soldato di ventura, solo che lei ha scelto la marina. Del resto io appena ho potuto, da ragazzetta, me ne sono andata dalla mia casa bella borghese di Prati’’.

Lina Wertmuller si racconta ’’passionale, sottomessa a molti fascini, grandi cotte e pure un po’ puttana nel senso che quello che volevo fare ho fatto, viziata da tutti, produttori compresi. Ho avuto una vita fortunata, un lavoro nello spettacolo che e’ stata la mia passione da subito, la regia, l’amicizia con Fellini, l’amore di Enrico, la figlia meravigliosa e in tutto questo sono rimasta un’anima libera’’.

La casa la rispecchia, ci abita da sempre, gli oggetti sono tantissimi, persino soffocanti, ricordi di set e di viaggi, libri, foto, raccontano una pienezza di vita, mentre la terrazza ha una vista meravigliosa. ’’Amo Roma, l’Italia e gli italiani. Se la risalissi dalla Sicilia, muovendomi a zig zag, ogni tappa sarebbe fantastica’’ dice. A due passi, Via Margutta, abitava Fellini. ’’Fu grazie a Marcello e a Flora che lo conobbi e diventai una piccola complice - lo aiuto’ per La Dolce Vita e Otto e 1/2 ndr - Federico a starci insieme era uno spasso: grande nell’accoglienza, fortissimo sulle fughe, sul set era meta di pellegrinaggi, lui con la vocina dolce diceva si’ a tutto e poi scappava. La Masina era una mogliettina perfetta, un vero porto borghese, gli preparava certi pranzetti, una pasta e fagioli mai vista. E lui tornava sempre dopo le passioni extraconiugali’’.

Con gli attori non mantiene grandi legami, ’’a parte Piera Degli Esposti, Sofia Loren, Giancarlo Giannini, Mariangela Melato. Gli altri piu’ che amici sono stati compagni di lavoro, ma con loro mi sono sempre trovata bene, nasco attrice e li capisco’’. Gli occhiali bianchi sono una delle tante passioni: ’’mi piacquero tanti anni fa, alla fabbrica ne ordinai 5 mila pezzi, una scelta per la vita come si dice, e’ la stessa partita che uso da 40 anni, e non sono ancora finiti’’. Gli americani la amano, Pasqualino settebellezze, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto i suoi film piu’ famosi. Lei non ha mai smesso di amare il cinema, ’’guarda tre film al giorno’’, dice il giovane assistente Valerio Ruiz cui e’ dedicato il libro e che sta preparando un documentario sul cinema di Lina Wertmuller. ’’Sono onnivora’’, ammette, ’’tutti i generi mi piacciono’’. L’autobiografia non e’ completa, ’’mica sono morta’’, e le ultime pagine sono per i progetti, tanti. Napoli luntanamente su Salvatore Di Giacomo, Ritravolti da un insolito destino, una commedia ironica sul Sesso di Hitler…

E’ morta Lina Wertmuller. La grande regista che aveva 93 anni si è spenta nella notte a Roma. Era nata il 14 agosto 1928 ed aveva firmato film come ’Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto’, ’Pasqualino settebellezze’, ’Mimì metallurgico’ segnando la storia della commedia italiana.

La camera ardente sarà allestita in Campidoglio. La notizia è stata data dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri che in un tweet la ricorda come "una grande regista che ha realizzato film densi di ironia e intelligenza, la prima donna candidata all’Oscar per la miglior regia".

Nata a Roma nel 1928, il carattere deciso di chi non ha mai nascosto le sue idee, che fosse l’adesione al Partito Socialista o la rivendicazione dei diritti della donnanel mondo del cinema. "Ho sempre avuto un carattere forte fin da piccola", raccontava di sé. "Sono stata addirittura cacciata da undici scuole e sul set ho sempre comandato io". E’ stata la prima donna ad ottenere una nomination come migliore regista ai tempi di "Pasqualino settebellezze" (1976) che ne totalizzo’ ben quattro; e’ stata la prima donna ad avere successo in tv ai tempi degli "sceneggiati" con la trionfale accoglienza del "Giornalino di Giamburrasca" (1964-65) e ha diviso con Iaia Fiastri il privilegio di avere avuto spazio nella premiata ditta Garinei&Giovannini.

A 17 anni si iscrive all’accademia teatrale di Pietro Sharoff, debutta come regista di burattini con la guida di Maria Signorelli, scrive per la radio e la televisione mettendo in mostra un estro surreale e comico che sara’ la sua arma vincente, va a scuola di cinema da Fellini sui set di "La dolce vita" e "8 ½", collabora alla prima Canzonissima della Rai e quando debutta nel lungometraggio con "I basilischi" nel 1963 gia’ vince la Vela d’oro del Festival di Locarno. L’anno dopo il sodalizio con Rita Pavone per "Il giornalino di Giamburrasca" ne fa d’un colpo una regista ricercata dai produttori. Nello stesso periodo incontra l’apprezzato scenografo teatrale Enrico Job con cui si sposera’ , dividera’ tutta la carriera artistica e adottera’ la figlia Maria Zulima. Il suo primo, grande successo nel 1972, "Mimi’ metallurgico ferito nell’onore", in cui per la prima volta fa coppia artistica con il suo protagonista per eccellenza, Giancarlo Giannini. Il film ha un travolgente successo in sala e si guadagna l’invito al festival di Cannes.

La sua mania per i titoli di lunghezza fluviale diventa in fretta un marchio di fabbrica, cosi’ come i vistosi occhiali bianchi, la battuta sferzante, la simpatia contagiosa. "Film d’amore e d’anarchia", "Tutto a posto e niente in ordine", "Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto", "Pasqualino settebellezze" segnano in modo assolutamente personale il cinema italiano degli anni ’70 e ogni volta mettono d’accordo critica e pubblico. Arriva un’accentuazione dei temi storici e politici che percorrono gli anni ’80 (da "La fine del mondo…"e "Fatto di sangue tra due uomini…" fino a "Notte d’estate…").

JPEG - 25.2 Kb
Lina


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -