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Addio a John D. Barrow

di Redazione - lunedì 28 settembre 2020 - 482 letture

L’astrofisico, cosmologo e matematico britannico John David Barrow, originale e influente studioso del concetto di infinito, della Teoria del tutto, del destino dell’Universo e della sua origine e dei particolari rapporti numerici che stanno alla base del cosmo e della vita umana, è morto la sera del 26 settembre 2020 nella sua casa di Cambridge all’età di 67 anni per un tumore. L’annuncio della scomparsa via Twitter è stato dato il 27 settembre 2020 dal professore Martin Rees, professore emerito di astronomia dell’Università di Cambridge e Astronomo Reale.

Nato a Londra il 29 novembre 1952, Barrow si è laureato in Matematica presso la Durham University nel 1974 e ha conseguito il dottorato in Astrofisica alla Oxford University nel 1977. Ha insegnato alla Oxford University e alla California University di Berkeley prima di ottenere nel 1981 un posto all’Astronomy Centre dell’Università del Sussex, dove, fino al 1999, è stato professore di astronomia e direttore del Centro di Astronomia. E’ poi diventato professore di Scienze matematiche nel Dipartimento di matematica applicata e fisica teoretica dell’Università di Cambridge.

La sua ricerca riguarda la forma e i livelli d’irregolarità e topologia dell’universo, la fisica delle particelle e la cosmologia, le origini degli elementi leggeri, la possibile origine e fine dell’Universo, le soluzioni generali delle equazioni di Einstein e le teorie gravitazionali di ordine elevato, la natura delle costanti fondamentali della fisica e l’introduzione di nuovi modi di utilizzare l’astronomia per investigare la loro invarianza nel tempo.

Con il suo fondamentale lavoro "Il principio antropico", Barrow sostiene che tutto ruota intorno a un nucleo ineludibile: se non si presentassero straordinarie coincidenze nella forma delle leggi fisiche e nei valori delle costanti di natura, la biochimica, la vita e la vita intelligente non sarebbero possibili. Non solo un universo generico preso a caso non consentirebbe la vita, ma non vi sarebbero possibili neppure gli oggetti astronomici comuni e la materia ordinaria, in particolare il nucleo del carbonio. Muovendo da una simile constatazione è facile giungere alla conclusione che vi sia una necessità, e il principio antropico debole, che si arresta al riconoscimento dei fatti, evolve in quello forte: poiché il mondo è così, allora deve essere fatto così.

Autore di 300 pubblicazioni in materia di cosmologia e astrofisica, Barrow ha ottenuto riconoscimenti come il Locker Prize for Astronomy, la Kelvin Medal of the Royal Glasgow Philosophical Society e diverse lauree honoris causa. Conferenziere di fama internazionale, ha partecipato, non solo nel Regno Unito, a importanti convegni scientifici come le Gifford Lectures, la George Darwin Lecture of the Royal Astronomical Society, l’Amnesty International Lecture on Science a Oxford, The Flamsteed Lecture, The Tyndall Lecture, The Rsa Christmas Lecture for Children e la Spinoza Lecture presso l’Università di Amsterdam. John Barrow ha anche il singolare merito di aver tenuto incontri sul tema della cosmologia al Festival del Cinema di Venezia, presso la residenza del primo ministro inglese in Downing Street, al Castello di Windsor e in Vaticano.

Nello scorso febbraio 2020 Barrow era stato nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. Professore di Scienze matematiche nel Dipartimento di matematica applicata e fisica teoretica dell’Università di Cambridge, Barrow è famoso a livello internazionale per il libro scritto con Frank J. Tipler "Il principio antropico" (Adelphi, 2002; edizione originale del 1986). Qui illustra una delle ipotesi più audaci - tanto da provocare un altissimo numero di dispute nonché di sorprendenti adesioni - sul problema della posizione dell’uomo nell’Universo. Barrow era anche direttore del Millennium Mathematics Project, un programma per migliorare l’apprezzamento delle scienze matematiche e delle loro applicazioni. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Templeton Prize nel 2006, il Faraday Prize della Royal Society nel 2008.

E’ autore di una ventina di libri, tradotti in 29 lingue, in cui esplora molti aspetti delle principali implicazioni storiche, filosofiche e culturali dell’astronomia, della fisica e della matematica: tra di essi spiccano "La mano sinistra della creazione" (con Joseph Silk, Mondadori, 1985); "Il mondo dentro il mondo" (Adelphi, 1991); "Teorie del tutto" (Adelphi, 1992); "La luna nel pozzo cosmico" (Adelphi, 1994); "Perché il mondo è matematico?" (Laterza 1992); "Le origini dell’Universo" (Rizzoli, 2001); "L’universo come opera d’arte" (Rizzoli, 1997); "Impossibilità. limiti della scienza e la scienza dei limiti" (Rizzoli, 1998); "Dall’io al cosmo. Scienza, arte, filosofia" (Raffaello Cortina, 2000); "Da zero a infinito, la grande storia del nulla" (Mondadori, 2002); "I numeri dell’universo" (Mondadori, 2003); "L’infinito" (Mondadori, 2005); "Le immagini della scienza. Cinquemila anni di scoperte: una storia visiva" (Mondadori, 2009); "100 cose essenziali che non sapevate di non sapere" (Mondadori, 2011); "Il libro degli universi" (Mondadori, 2012); "100 cose che non sapevi di non sapere sulla matematica e le arti" (Mondadori, 2016).

Fonte: RaiNews



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