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Accordo Invitalia-Mittal

USB: un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile che viene calato sulla testa di una comunità tenuta all’oscuro
di Redazione Lavoro - mercoledì 2 dicembre 2020 - 796 letture

Si è tenuto nel primo pomeriggio (30 novembre, nda) il confronto su ArcelorMittal tra i sindacati, i ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Patuanelli e Catalfo, e l’ad di Invitalia Arcuri.

L’accordo tra Stato e ArcelorMittal verrà siglato il prossimo 10 dicembre. Lo Stato entrerà nello stabilimento inizialmente al 50% per poi divenire socio maggioritario entro giugno 2022, data entro la quale il gruppo franco-indiano dovrà decidere se rimanere o andare via. Fino ad allora porteremo avanti una governance condivisa.

Un metodo che non condividiamo quello utilizzato per la trattativa da un Governo che non ha tenuto minimamente in considerazione né le organizzazioni sindacali, né gli enti locali, generando decisioni che verranno calate sulla testa di una comunità lasciata fuori dal confronto.

Non ci convince la produzione che, partendo da 5 milioni di tonnellate subito con 5000 lavoratori impiegati, aumenterebbe di 1 milione di tonnellate e 1000 lavoratori all’anno per arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2025, con il totale assorbimento della forza lavoro. Arcuri ha descritto un piano che garantirebbe questa produzione con un forno elettrico e impianti dry esterni alla fabbrica, che verranno costruiti e poi gestiti da Invitalia. Il tutto con una riduzione delle emissioni inquinanti: del 93% di ossido di zolfo, 90% di diossine, 78% di polveri e CO2. La produzione green comporterebbe, secondo il piano a noi sconosciuto, lo spegnimento dei due altoforni più datati ed il rilancio dei due più recenti: Afo 4 e Afo5.

Si tratta dello schema che Mittal ha proposto in passato: un rapporto tra milioni di tonnellate di acciaio e numero di lavoratori che non abbiamo accettato a suo tempo e che il Governo ora asseconda.

Si tratta di un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile, del quale non abbiamo ancora il documento. Finora abbiamo parlato di cose descritte oralmente, sulle quali comunque manifestiamo molte riserve, ribadendo le nostre priorità: la tutela dell’ambiente e della salute, all’indomani dell’ennesima tragedia che vede vittima un bambino di Taranto, la sicurezza sui luoghi di lavoro, dal momento che gli impianti sono ormai a pezzi, e la piena occupazione dei dipendenti diretti, dell’appalto e Ilva in AS. Arcuri non esclude che questi ultimi possano essere assorbiti per la costruzione degli impianti dry.

Cosa accade quindi oggi? Semplicemente che Arcelor Mittal viene messa nelle condizioni di gestire la fabbrica grazie all’intervento dello Stato.

Riscontro positivo quello derivate dalla garanzia di una prossima convocazione sulle questioni avanzate da USB: riconoscimento amianto e lavoro usurante, incentivi all’esodo e LPU. Il Governo ha inoltre risposto positivamente alla richiesta di USB di finanziare anche per il 2021 l’integrazione salariale per i lavoratori di Ilva in As

Auspichiamo che nei prossimi passaggi della vicenda venga finalmente messo al centro l’interesse della comunità, piuttosto che quello della multinazionale, e che per la definizione della questione sia coinvolto seriamente il territorio e le sue istanze. Il ministro Patuanelli ha giustificato l’esclusione dei sindacati e degli enti locali fino ad ora per l’incertezza sulla possibilità per lo Stato di entrare in partnership.

Dall’incontro di oggi abbiamo inoltre appreso che nella prossima settimana si terrà un confronto con la nuova governance Mittal-Invitalia.


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