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A fine anno un po’ di verità…

Una nazione che alleva eterni adolescenti a cui offre la corruzione come normalità non può certo essere aperta alla vita e, dunque, niente figli, pertanto l’augurio è continuare a lottare, affinché la vita possa vincere la morte.

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 31 dicembre 2025 - 456 letture

Nella nazione della menzogna e della manipolazione l’abitudine al cattivo cibo della sopraffazione ha reso il popolo indifferente alla verità e le nuove generazioni “talenti in fuga” sono formate al culto dei soli interessi personali, mentre la comunità patria invecchia nel corpo e nel vuoto spirituale. La verità, o meglio, la menzogna conosciuta da tutti del “merito” svelata nella cruda realtà dalle parole del senatore Crisanti non suscita azioni e reazioni. Le facoltà universitarie dovrebbero formare la classe dirigente ed esse stesse dovrebbero essere un modello etico e culturale, invece la verità, che ripeto tutti sappiamo ci viene incontro. Andrea Crisanti microbiologo, docente all’università di Padova e all’Imperial College di Londra e senatore eletto tra le fila del Partito Democratico ha dichiarato in un video:

“In quarant’anni di carriera non sono a conoscenza di un singolo concorso di cui non si sapesse in anticipo il vincitore”.

A fine anno, dunque, un sussulto di verità. Si sollevano dunque domande. Una nazione in cui le Università sono una istituzione che coltiva clientelismo e relazioni baronali quale futuro e, specialmente, quale presente ha?

Il nostro presente è connotato da una corruzione legalizzata e rimossa dall’opinione pubblica. Dinanzi al male immanente che prolifera, si fugge o si diventa indifferenti al bene e al male. Il primitivismo di massa è il risultato finale della spirale di corruzione, si è pronti all’edonismo più abietto e a trasformare il divertimento in godimento acefalo, come il capitale vuole, ma mai si è disponibili a donare il proprio tempo e le proprie energie per donare alla nazione un futuro eticamente migliore. Ci si rifugia nell’idolatria dei calcoli personali con l’applauso delle istituzioni pubbliche e private che possono in tal modo continuare la loro folle corsa.

Denunciare è sempre un bene, ma se poi si continua a vivere nella medesima istituzione che si definisce nella sua verità drammatica non si rischia, è un dubbio, di rafforzare nei comuni mortali la convinzione che non c’è nulla da fare? Questo è un tempo che porta i segni dell’Apocalisse e solo la coerenza adamantina, forse, potrebbe suscitare azioni e favorire la formazione di una coscienza collettiva capace di dire il proprio NO propositivo ad una contingenza storica che sta divenendo tragicamente strutturale.

Il lavoro in Italia non è vita, ma è morte e corruzione (784 i morti registrati da gennaio a settembre 8 in più rispetto all’anno scorso ) e, mentre si inviano nuovi pacchetti milionari per sostenere guerre feroci dove a morire sono i figli del popolo da entrambe le parti, ci viene incontro uno squarcio di verità che non ha procurato neanche un minimo scandalo a livello mediatico.

La corruzione nelle istituzioni della formazione è in netto aumento, si suppone, con l’autonomia, giacché è notoria la baronia che regnava nelle Università. Oggi con l’autonomia ci si adatta al mondo e alla società dello spettacolo per imbarcare alunni-clienti. Le aziende formative sono sempre alla ricerca di denaro. Ignoranza e corruzione sono il frutto tossico che divorano le nuove generazioni.

Le feste di laurea sono festival del divertimento in cui si imitano le “grandezze della società dello spettacolo”, si insegna a stare in vetrina e mai a valutare eticamente il contesto da cui si è stati formati e tutto ciò è un fine che le istituzioni perseguono con il mito degli uomini di “soli fatti” da deformare.

La nostra è una nazione che ha bisogno di Santi ed Eroi, piccoli e grandi, perché la svolta sia possibile, solo in presenza di uomini e di donne capaci di congedarsi dalle false ragioni del compromesso per riaprire gli orizzonti della nostra storia, sarà possibile l’esodo dalla decadenza. Corruzione e guerra sono limitrofe, l’una è figlia dell’altra.

La guerra è un affare per gli industriali e morte per il popolo. La morte non è solo sui campi di battaglia, morte è clientelismo, assassinio dei talenti, gerarchia padronale, soffocamento della coscienza morale e liquidazione violenta della storia di una nazione, la quale si trasmette attraverso le istituzioni formative. Il nichilismo guerriero e acquisitivo è corruzione.

Se solo riuscissimo noi che siamo vecchi a comunicare ai più giovani che bisogna lottare per tutti e non fuggire verso nazioni più temperate e che annegare il “non senso” negli eccessi mortali dell’edonismo e del carrierismo non è la soluzione, ma è parte del problema, se riuscissimo a fare questo ci sarebbe ancora la speranza di un futuro per tutti.

Non un futuro in cui si deve strisciare per il lavoro, ma un futuro in cui si sta in piedi e ci si guarda nel volto riconoscendosi pari nella dignità e nell’umanità. Le denunce sono preziose, sono feritoie di verità con cui ci si deve confrontare per ricostruire una nazione da un punto di vista etico e sovrano senza isolazionismo.

La nazione è in forte depopolamento e la soluzione che i governi offrono è importare migranti, vittime anch’essi, e in tale pratica è fondante il problema della corruzione. Una nazione che alleva eterni adolescenti a cui offre la corruzione come normalità non può certo essere aperta alla vita e, dunque, niente figli, pertanto l’augurio è continuare a lottare, affinché la vita possa vincere la morte.

Siamo in una condizione estrema e per uscirne il primo passo è denunciare, ma il successivo, per chi può, è uscire da tale realtà per diventare catalizzatori di un mondo nuovo a cui si giunge mediante una adeguata e pugnace organizzazione. A tal fine è necessario riconquistare il senso del “bene e del male” senza il quale tutto è perduto. La parola scandalo significa “inciampo”, è ora di inciampare nelle parole e nei fatti per pensarle politicamente, questo è l’augurio per il nuovo anno che dobbiamo donarci, il resto è chiacchiera.


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