A come Artemis
Torneremo (forse) sulla Luna. Ma porteremo anche lì le nostre diseguaglianze? Nella missione statunitense non si parla più di presenza di donne...
Il nome Artemis viene dal greco antico: definisce infatti la dea della caccia, delle selve e della Luna. Simboleggia la forza, l’indipendenza, la natura. Per tutto questo fu scelto dalla NASA per il programma che avrebbe mandato nuovamente gli americani sul nostro satellite, e anche perché – ricordiamolo – era figlia di Zeus e sorella gemella di Apollo (che diede il nome alle missioni lunari degli anni Sessanta e Settanta). Artemis (o Artemide, la Diana dei latini) era perfetta per segnare l’inizio di una nuova era, che includeva due novità: l’equipaggio avrebbe incluso una donna e un nero.
La missione, più volte annunciata, sembra oggi imminente, anche se, in conseguenza dei limiti imposti dal presidente Trump al linguaggio di tutte le sue amministrazioni, sono sparite da qualche mese le parole specifiche legate alla “prima donna” sulla Luna. A oggi non sono i fatti a essere cambiati – Christina Kock (47 anni, record per il volo spaziale singolo mai effettuato da una donna, 328 giorni) continua a essere la figura chiave della missione – ma sono sparite le parole per dirlo, almeno a partire dal marzo 2025.
Il 3 febbraio le notizie riguardano il primo volo, annunciato per marzo ma che non farà sosta sulla Luna. Noterete che entrambi gli articoli non sono tratti dal sito ufficiale della NASA ma da giornali britannici. Nel sito NASA la parola woman (per non parlare dell’aggettivo first) è assente. Questo è gravissimo.
Come ci ha insegnato il film Il diritto di contare (2016), le donne hanno faticato tantissimo a ottenere visibilità e diritti, e cancellare le parole che dimostrano un passo avanti (anche per le donne e i neri, non solo per un’umanità bianca e al maschile) è una scelta politica oltraggiosa e scellerata.

- Copertina dei due romanzi di Verne dedicati al viaggio sulla Luna
Ripenso a quando c’era la miniserie tv A come Andromeda: era il 1972, da soli tre anni avevo visto in tv, in bianco e nero, lo sbarco sulla Luna. Compivo tredici anni ed entravo a gamba tesa nella protesta, nei movimenti femministi, nell’adolescenza turbolenta degli anni Settanta. Scoprivo la fantascienza, gli osservatori, i telescopi, e sognavo che prima o poi sulla Luna sarebbero arrivate loro, le Donne. Sei anni dopo la meraviglia suscitata dall’ascolto delle parole di Tito Stagno che commentavano lo sbarco sulla Luna, uscì in Italia un libro intitolato Cosa si muove sulla Luna di Bruno Galli (1975), che fra le altre bizzarrie spaziali e ufologiche riportava testimonianze di costruzioni emisferiche mai viste prima nel mare della Crisi nel 1958. Furono poi riportati avvistamenti di altre cupole, di luci intermittenti, di fenomeni segnalati su riviste più o meno scientifiche quali Sky and Telescope (Harvard) e Space Review. Per quanto riguarda l’allunaggio, Galli ricordava che alcune frasi di Amstrong, fra cui “sono tanti oggetti enormi… allineati sull’altro bordo del cratere… distano poche decine di metri da noi… sembra che ci stiano osservando”, erano state poi cancellate e negate dalla NASA. Anche la fotografia scattata da Aldrin, apparsa sul n. 33 de L’Europeo, fu dismessa con un secco no comment dell’agenzia spaziale americana.
Intanto iniziavano a svilupparsi le teorie del complotto, che in America vanno sotto il nome di Moon Fake o Moon Hoax: decine di siti web ne parlano tuttora in modo molto esauriente, e le ipotesi e contro-ipotesi hanno fatto sorgere infinite discussioni che, in Italia, sono approdate nel 2009 nel libro di Paolo Attivissimo Luna? Sì, ci siamo andati!. La mia copia contiene una dedica suggestiva: “Ad Alessandra - Buona Luna! Senza complotti, è più magica”. Puntualmente, Attivissimo smontava pezzo per pezzo tutte le teorie del complotto, con un capitolo finale intitolato Come discutere con i lunacomplottisti. Nel 2019, in occasione dei 50 anni dallo sbarco (a cui erano seguite nel tempo altre missioni – dodici uomini in tutto hanno camminato sulla Luna), sono usciti in Italia molti libri, tra cui ne ricordo alcuni: Luna nuova. Tra mito e scienza delle eclissi alle basi lunari di Ettore Perozzi (Il Mulino); La luna nell’immaginario. Storia letteratura e cinema di AAVV, a cura di Maelstrom (Odoya); Il sogno della luna di Roberto Mussapi (Ponte alle Grazie) e Stregati dalla luna. Il sogno del volo spaziale da Jules Verne all’Apollo 11 di Maria Giulia Andretta e Marco Ciardi (Carocci), e Conquistati dalla Luna. Storia di un’attrazione senza tempo di Patrizia Caraveo (Raffaello Cortina). Ognuno di questi libri è come una tessera di un mosaico che unisce scienza e mito, sogno e tecnologia, immaginario e progettualità.
Oggi, puntuale come allora, all’alba della nuova missione Artemis Paolo Attivissimo ha pubblicato un nuovo libro, che si intitola Ritorno sulla Luna: dal sogno dell’Apollo alla sfida di Artemis (Apogeo 2026) e che mi ha permesso di conoscere cose che non sapevo: per esempio, il fatto che sulla Luna è stato portato un campione della cenere dello scienziato Eugene M. Shoemaker. Pare che a volerlo commemorare in questo modo sia stata la sua collega Carolyn Porco, che – aggiungo io – è un’importante astrofisica, astronoma e divulgatrice americana, figlia di un immigrato italiano. Esperta di esplorazione del sistema solare esterno, nel 1983 entrò a far parte del Department of Planetary Sciences (Dipartimento di Scienze planetarie) dell’Università dell’Arizona ed è stata la prima persona a descrivere il comportamento dei piccoli anelli di Saturno. È stata coordinatrice del progetto di fare “un ritratto dei pianeti” e ha partecipato alla pianificazione, al disegno e all’esecuzione di quelle immagini nel 1990. Sua è l’immagine The Day the Earth Smiled (Il Giorno in cui la Terra sorrise) che rievoca la data del 19 luglio 2013, giorno in cui la sonda Cassini si voltò per catturare un’immagine di Saturno col suo sistema di anelli e la Terra durante un’eclissi solare. L’obiettivo della scienziata era quello di far riflettere l’intera popolazione mondiale sul nostro posto nel cosmo, di meravigliarsi della vita sulla Terra, e, nel momento in cui venivano scattate le foto, di guardare in su e di sorridere. La foto include il pianeta Terra, Marte, Venere e numerose lune di Saturno.
Dopo aver ripercorso la storia delle missioni lunari, Attivissimo si concentra sulle tre fasi dell’attuale progetto: Artemis I (volo di collaudo intorno alla Luna senza equipaggio, 2022), Artemis II (volo intorno alla Luna con equipaggio, 2026), Artemis III (allunaggio, non prima di metà 2027) e Artemis IV-X (dall’avamposto orbitale alla base lunare). Per quanto riguarda Artemis II, “L’equipaggio sarà composto da quattro membri, uno in più rispetto alle missioni lunari Apollo, e includerà la prima persona di colore, la prima donna e la prima persona non statunitense a volare intorno alla Luna”.
L’equipaggio è stato presentato già nel 2023 e, anche se la NASA non evidenzia questi “primati”, i giochi sono fatti. Non sappiamo ancora, però, chi costituirà l’equipaggio di Artemis III. Il 9 dicembre 2020 la NASA aveva presentato diciotto astronauti tra cui, a detta dell’allora vicepresidente Mike Pence, c’erano “il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna”. Ma sarà ancora così con l’amministrazione attuale? I nomi delle donne erano Kayla Barron, Christina Koch, Nicole A. Mann, Anne McClain, Jessica Meir, Jasmin Moghbeli, Kate Rubins, Jessica Watkins e Stephanie Wilson. Prevedibilmente, Koch non sarà sul prossimo volo. Ne restano otto. Chissà…
Chiudo raccomandando la lettura di un testo sorprendentemente attuale pur nella sua lontananza storica e culturale: si intitola Relazione del primo viaggio alla Luna fatto da una donna l’anno di grazia 2057 e fu scritto da Ernesto Capocci nel 1857. Scrive Paolo Alberti:
"[…] forse l’essere stato destituito dal suo incarico di direttore dell’Osservatorio di Capodimonte (ruolo che poté assumere nuovamente dopo l’arrivo a Napoli di Garibaldi) gli consentì di avere del tempo per dedicarsi ad attività letteraria e umanistica all’interno della quale possiamo collocare anche questo inusuale ed eccentrico scritto. Ma non dimenticando certo le sue competenze scientifiche, come potranno scoprire i lettori di questo libretto. Lavoro recuperato, dopo essere stato disperso e caduto nel totale oblio, nel corso di una tesi di laurea. Ambientato esattamente duecento anni dopo la pubblicazione, in forma di lettera a un’amica rimasta sulla terra, Urania racconta del suo viaggio sulla Luna. Non il “primo viaggio” perché scopriamo esserci una colonia lunare presso la quale il “proiettile spaziale” con il quale viaggia Urania può “allunare” […]"
In attesa di seguire la nuova avventura lunare, sperando che la finestra del 6 marzo sarà quella percorribile, e che vi sarà una donna a bordo senza che si debba aspettare il 2057, cito una frase del racconto:
"I miei occhi erano in ammirazione continua di tante strane ed inusitate novità; io era in estasi e quasi quasi in delirio. Chi potrà ridirti il piacere, la gioia, la maraviglia quando giunti all’altezza di sol dieci miglia, alla vista (a volo d’uccello) di questo altro mondo. […] Puoi immaginare la mia contentezza, quando mi vidi co’ piedi in terra, o in Luna, a dir meglio! Io la baciava quella cara terra con effusione di affetto, piangeva di tenerezza, e spiccava per la gioia salti maravigliosi […]".
Vorrei credere che di questo si tratterà: di ammirazione, di meraviglia, di contentezza. Non di sfruttamento, di commercio, di distruzione di un ecosistema. A questo proposito, riporto le parole di una grande scienziata italiana, Patrizia Caraveo (a cui devo anche la scoperta del testo sopra citato, e che ringrazio ancora per la bella intervista che mi ha concesso):
"Se vogliamo tornare sulla Luna, è imperativo rispettare la fragile ecologia di questo corpo celeste che già “ospita” molte tonnellate di ferraglia umana. Far atterrare veicoli spaziali e mantenere in operazione insediamenti umani può avere un impatto duraturo (e devastante) sull’ambiente lunare. Si stima che ci siano voluti 24 anni dopo la partenza dell’ultimo astronauta dalla Luna perché l’ambiente ritornasse allo stato in cui era prima delle missioni Apollo".
È un’utopia? Forse. Ma se ascoltiamo di più le voci delle donne scienziate, forse Artemis come Urania sarà capace non solo di meraviglia, ma di dare e ricevere rispetto.
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