40 anni fa il Live Aid
Un progetto, un sogno, una voglia di cambiamento o forse solo una immensa...illusione
Forse fu un progetto folle, forse soltanto un’altra utopia da consegnare ai posteri, forse neanche il suo ideatore Bob Gelgof, insieme a Midge Ure, avrebbero mai pensato di coinvolgere, seppur con collegamento televisivo satellitare, due miliardi di persone.
Di certo, l’obiettivo principale per il quale era nato, la raccolta fondi a favore dell’Etiopia, colpita da un’ennesima carestia, non riuscì a essere raggiunto se, come accadrà venti anni dopo, Geldof e Ure riprovarono l’impresa con il Live 8 (Girodivite, Q-Live8, 6 luglio 2005), motivati dalla richiesta ai potenti del mondo di cancellare i debiti delle nazioni più povere, durante il summit e la conferenza del G8 che si tennero al Gleneagles Hotel di Perthshire, in Scozia, negli stessi giorni.
Quel 13 luglio 1985, però, riuscì a scrivere un’altra storia, oltre che a rimanere impresso per sempre nella mente di coloro che ebbero l’occasione di calpestare il prato di Wembley a Londra o quello del John Fitzgerald Kennedy Stadium di Philadelphia, oltreoceano.
Un tentativo di lanciare al mondo un messaggio culturale e di invito alla sensibilità, attraverso la musica, utilizzata oltre il mero significato della fama, del successo e del guadagno. Furono molti gli aneddoti che si legarono all’evento, sfiorando la diceria o l’eccessiva esaltazione che l’ascolto in un’unica maratona musicale, i più grandi artisti mondiali del momento regalarono al pubblico dentro gli stadi e attraverso gli schermi televisivi.
Dall’epica dichiarazione di Bob Geldof che, durante il concerto non soddisfatto di quanto fino a quel momento raccolto, ai microfoni della BBC avrebbe urlato: Just give us the fucking money, alla provocatoria supposizione che il tutto non fosse altro che una macchinazione di marketing che, speculando sulla fame dell’Africa, aveva visto incrementare la vendita dei dischi degli artisti che si esibirono.
Noi vogliamo ricordare quel 13 luglio 1985 estraendo una breve testimonianza contenuta nel libro "Querelle" (ZeroBook, 2021) del nostro collaboratore Piero Buscemi, che visse quell’esperienza indimenticabile insieme al regista messinese Vincenzo Tripodo:
E abbiamo invaso Wembley con le nostre Afriche stampate sul davanti. Live Aid e getti d’acqua. E tette nude sulle nuche e ho pensato a noi trecentomila che gettammo venticinque sterline nella solidarietà e nelle canne, e ho pensato a tutte quei distorsori musicali che si avvicendarono sul palco a diecimila watt e a come se tutti avessero offerto solo le evasioni nei paradisi fiscali, avremmo dato da mangiare anche all’India. Ma quel contatto con i capezzoli turgidi è bastato a non pensarci, e allora Dire Straits che cantarono con Sting e le immagini dagli Usa con altri cinquecento o settecento oh ma che importanza ha, accaldati da Santana o dal blues di B.B.King e dieci ore di eurovision ma quanti miliardi sono stati raccolti? Quanti se gli occhi neri mi guardano ancora?

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