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27 gennaio giornata della memoria

Olocausto.Per non dimenticare: Art Spiegelman, Hannah Arendt, Primo Levi, Anna Frank...

di Pina La Villa - domenica 25 gennaio 2004 - 5131 letture

25 gennaio 2004

"Maus.Mio padre sanguina storia", di Art Spiegelman (pubblicato ne "I classici del fumetto di Repubblica", 2004).

Il 27 gennaio è la giornata della memoria, ricorre l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.

Art Spiegelman è nato a Stoccolma il 15 febbraio 1948 da genitori ebrei polacchi rifugiati, che di lì a poco si trasferirono negli Stati Uniti. Inizia a disegnare professionalmente all’età di 16 anni. Nel 1980 fonda con la moglie Francoise Mouly la rivista Raw, di sperimentazione grafica, fumetti e illustrazione, dove inizia a pubblicare a puntate Maus, una sua versone a fumetti del dramma dell’Olocausto.Nel 1993 Art Spiegelman inizia a collaborare con The New Yorker. Nel febbraio 2003, in polemica con la linea editoriale della rivista, che considera troppo succube del clima di generale aggressività degli Stati Uniti d’America, interrompe la collaborazione.

In "Maus.Mio padre sanguina storia", il racconto della vicenda della famiglia del disegnatore - simile a tante altre,per esempio quella raccontata nel film Il pianista, basata su un’autobiografia - è completo. Va dagli anni trenta della gioventù del padre in Polonia, al 1944, quando lui e la moglie vengono internati ad Auschwitz.

"Maus"(topo):nel fumetto gli ebrei vengono raffigurati con la faccia di topo, i polacchi con quella di maiale, e i nazisti con quella di gatto.

"Mio padre sanguina storia": il fumetto racconta non solo la vicenda dell’Olocausto, ma anche il rapporto tra il figlio - Art, il disegnatore, che chiede che quella storia gli venga raccontata, e il padre, che si fa voce narrante. In questo modo Art non racconta solo la vicenda degli anni della guerra, ma anche gli effetti dell’Olocausto sui sopravvissuti. Affronta inoltre il tema della memoria e del racconto. Il padre sanguina storia, non solo perché racconta quella vicenda, ma per quello che è stato, per quello che è, per il rapporto che ha col figlio e con la nuova moglie. "Spiegelman dimostra la fragilità dei comportamenti umani anche in tempo di pace. Ci mostra un figlio che cerca di entrare nel cuore del padre attraverso il passato. E un padre che non capisce che quel raccontare è il loro stesso rapporto, è il passaggio della memoria dalle sue mani a quelle del figlio, è la commozione, le lacrime, la disperazione, e ancora la vita e la morte che passano attraverso le parole. Forse il padre di Art non può, non sa riempire di passione lo scorrere dei ricordi perché il dolore sarebbe troppo, e forse è anche questa sua incapacità che permette al ricordo di trasformarsi in quest’opera. Rovesciando la realtà si potrebbe ipotizzare che Art sia autore di fumetti per potersi permettere di intervistare il padre in veste professionale. Altrimenti, con quale coraggio si potrebbero fare tante domande, prendere tanti appunti, accendere un registratore e continuare a chiedere?" (dalla redazionale introduzione al testo, ricca di notizie sull’autore, sull’opera e soprattutto di notazioni sull’arte del fumetto, ormai, anche grazie a un autore come Spiegelman, arte matura e colta che gode però della particolare capacità di comunicare con immediatezza e quindi di essere arte popolare).

Questo fumetto è la cosa più bella ed efficace - penso ai miei figli, ai miei alunni, al senso della giornata della memoria - che mi è capitato di leggere sull’argomento.

Ma ricordo anche: Hannah Arendt, La banalità del male; Primo Levi, Se questo è un uomo; Anna Frank, Il diario; I film Il Grande dittatore (Chaplin) e Train de vie.


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