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25 anni senza Mimì

Era il 12 maggio del 1995 quando l’artista lasciava un vuoto nella musica internazionale. Un vuoto che non riusciamo ancora a colmare
di Piero Buscemi - martedì 12 maggio 2020 - 869 letture

Non si riesce a resistere a non rimanere ad ascoltare. Ancora oggi, dopo un quarto di secolo. Una canzone appena iniziata, passata da una radio locale o affiorata in mente senza un motivo particolare. Ci si ritrova a cantare, in silenzio con il dovuto rispetto. Per non ledere quella voce cristallina, potente, suadente. Quel suono dolcissimo delle estensioni vocali di una delle più grandi artiste che l’Italia ha saputo offrire al panorama nazionale ed internazionale.

Sicuramente le interpretazioni, quelle che si prova a memoria ad imitare con una mimica che ci fa sentire più umani. Bastano pochissimi accenni musicali, una nota fuoriuscita da un pianoforte e il canto di Mimì che riempie la nostra solitudine. Quella voglia di farsi avvolgere da quel coinvolgimento vocale che l’artista sapeva consegnare all’ascoltatore con una spontaneità, difficilmente riscontrabile in tantissime altre bravissime artiste.

Mimì non aveva soltanto una personalissima interpretazione delle canzoni che eseguiva, un livello sublime che raggiungeva durante le esecuzioni dal vivo, aveva la naturalezza di viverle. Verso dopo verso, parola dopo parola. Qualsiasi canzone, scritta per lei da grandi compositori italiani, Califano, Fossati, Lauzi e tanti se ne potrebbero citare, attraverso la sua voce diventava unica, irripetibile, impossibile immaginare una cover all’altezza dell’originale. Magari eseguite alla perfezione, con l’anima che un confronto con l’artista impone ancora oggi a chiunque si possa cimentare in questo, ma si rimane sempre con quella strana sensazione di incompletezza. Di quel tocco di magia e passionalità che erano e resteranno per sempre il testamento artistico di Mia Martini.

Si rischia davvero di apparire banali, ripetitivi nel descrivere le emotività che ogni canzone interpretata da Mia Martini suscita. La semplicità di questa donna del sud, la sua capacità di emergere nel difficile mondo della musica in tempi in cui l’immagine aveva un’incidenza relativa rispetto al talento. Difficile trattenere la commozione perché certe artiste entrano nella vita degli estimatori per farne parte per sempre. Perdersi nel suo abbraccio che la sua ricchissima produzione artistica ha saputo esprimerci nella sua spezzata carriera che una morte ingiusta ha interrotto venticinque anni fa, è quanto di meglio si possa pensare di avere avuto da questa artista.

Si, perché se la morte è sempre considerata una parte della vita che non si accetterà mai con rassegnata convinzione, per qualsiasi motivazione mistica la si voglia giustificare, con maggiore enfasi come nel caso di Mimì ancora oggi, si può affermare di aver perduto ingiustamente la parte migliore che ognuno di noi custodisce dentro e che la voce della cantante è riuscita a farci esternare ogni qual volta ha arricchito le nostre vite con un microfono in mano. Rendendoci più umani.

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Copertina Piccolo uomo


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