24 agosto 2025. Hanno sparato su chi salvava vite
87 persone salvate a bordo. Una nave umanitaria. E hanno aperto il fuoco.
Ad altezza uomo.
Non è una metafora. Non è un’esagerazione. È successo. Il 24 agosto 2025 una motovedetta della Guardia Costiera libica ha sparato per venti minuti contro la Ocean Viking.
I proiettili hanno attraversato il ponte di comando, i vetri sono esplosi. Angelo, coordinatore delle operazioni di ricerca e soccorso a bordo della Ocean Viking, si è gettato a terra.
A pochi metri da lui c’erano persone che avevamo appena strappato al mare. Oggi è il 24 agosto. E noi questa data non possiamo dimenticarla. Non perché vogliamo celebrare un anniversario, ma perché una nave umanitaria non dovrebbe mai diventare un bersaglio.
Un anno dopo, Angelo è tornato su quel ponte. I vetri sono stati cambiati, alcuni segni dei proiettili sono ancora lì. E anche lui è ancora lì.
Quel giorno ci hanno costretti a fermarci. Migliaia di persone hanno risposto sostenendo la Ocean Viking. L’abbiamo riparata. Siamo ripartiti. Pensavano di aver fermato una nave. Hanno trovato migliaia di persone disposte a rimetterla in mare. Vorremmo poterti dire che dopo quegli spari qualcosa è cambiato. Ma non è così.
Le unità libiche continuano a seguirci e a intimidirci. E quando una motovedetta si avvicina, la paura la vediamo anche negli occhi delle persone che soccorriamo: per loro può significare essere intercettate e riportate in Libia.
E mentre tutto questo continua, Italia e Unione europea continuano a sostenere le autorità libiche nel controllo delle frontiere e delle migrazioni con finanziamenti, formazione, assistenza e mezzi.
Un anno fa ci hanno sparato addosso. Oggi dovremmo abituarci alle intimidazioni. No. Non accetteremo che chi fugge dalla Libia debba temere di essere intercettato e riportato indietro, mentre chi prova a salvarlo viene ostacolato e criminalizzato. Questa non può diventare la normalità nel Mediterraneo.
Sì, il 24 agosto resterà per sempre una ferita. Ma anche un campanello che continuerà a ricordarci una cosa: possono intimidirci, ostacolarci, costringerci a fermare una nave. Ma finché ci saranno persone in pericolo in mare, noi faremo di tutto per esserci.
Per salvarle. Per testimoniare. Per denunciare quello che vediamo. Perché se qualcuno cerca di tenere le navi umanitarie lontane da questo mare, noi abbiamo una ragione in più per restare.
Un anno fa migliaia di persone hanno reso possibile il nostro ritorno. Oggi abbiamo bisogno anche di te. Perché restare in mare è la nostra risposta a chi vorrebbe fermarci.
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