2 Settembre per Ceuta e per i popoli
Ceuta è noi tutti, non è un affare spagnolo, ma in essa possiamo scorgere i rischi di una politica che ha divorziato dalla realtà per servire le multinazionali.
L’estate volge al termine, ma la vita reale degli spagnoli e degli europei continua. La vita reale non è solo tempo ordinario della produzione e del consumo, ma è spazio e tempo in cui si vive la propria identità sociale, linguistica e culturale.
L’Europa delle oligarchie lavora in modo pianificato per ridurre i popoli a spettri sciamanti agli ordini del capitalismo senza frontiere, senza identità, senza politica e senza spiritualità. Il “niente obbedisce e si inchina alla potenza dell’economia”, questo è il loro desiderio.
Il 2 settembre 2026 in Spagna ci sono state manifestazioni oceaniche per difendere i confini spagnoli ed europei dall’invasione dei clandestini. La migrazione è usata come arma per rendere l’Europa e i popoli europei “niente”. Un popolo senza identità non fa politica e non trasmette il suo patrimonio culturale, è sradicato da se stesso, per cui si lascia divorare dai signori dell’economia senza frontiere.
Silenzio assoluto sui media e sulle tv nazionali italiane su quanto è accaduto in Spagna, le tv di stato sono pagate dagli utenti per essere informati, e non certo per ascoltare chiacchiere e canzonette. I popoli diventano plebe con la disinformazione e con la chiacchiera che riduce la libertà a chiacchiere semipornografica.
Tutto tace, dunque, su quanto è accaduto in Spagna dopo l’invasione a Ceuta il 31 luglio agosto 2026. I popoli europei devono dimenticare e non pensare a quell’episodio che potrebbe ripetersi e riguardare in modo diretto indiretto tutti gli europei. I clandestini non sono nemici, ma sono un mezzo per destabilizzare l’identità europea e sciogliere gradualmente ciò che resta delle identità dei popoli europei. Il postmodernismo è l’ideologia delle oligarchie europee.
Anche i clandestini sono vittime del sistema, questo va sempre ricordato. In Spagna la richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska è stata avanzata dai Popolari, in quanto è ormai un dato non più discutibile che l’informativa sulla forzatura dei confini spagnoli a Ceuta era giunta al ministero ed era stata ignorata.
Il 2 settembre 2026 in Spagna si sono tenute manifestazioni per difendere i confini spagnoli, ma manifestazioni sono state ignorate dai media italiani. La libertà europea è solo uno slogan, passano solo le informazioni utili al potere e ai suoi interessi geopolitici. La questione di Ceuta non è solo problema spagnolo ma riguarda tutta l’Europa. Ogni europeo chiede che si difendano i confini nazionali per la pubblica sicurezza e per difendere la sovranità nazionale.
L’Europa senza confini è un’Europa che importa disperati, i quali non ricevono ausilio alcuno dallo stato, sono clandestini, e sono usati per precarizzare il lavoro e come vessillo da taluni partiti per le campagne elettorali, solo, che passate le elezioni, il problema è rimosso, mentre la vita quotidiana degrada.
Il trasformismo è la normalità della politica europea. Sono i ceti popolari a subire l’invasione che assedia la vita nei quartieri di periferia e non poche volte ci si sente stranieri in casa propria, poiché tra migranti clandestini e legali spesso interi quartieri sono occupati dagli stessi. L’integrazione sui grandi numeri non è realizzabile, in quanto inevitabilmente vi sono spazi occupati dalle diverse culture che continuano a perpetuare la loro cultura.
Ogni popolo ha il diritto di vivere cultura e religione, ma senza assediare le altrui culture. Il 2 settembre il popolo spagnolo, al di là delle sigle politiche, ha detto il suo No al premier Sanchez e ha manifestato per tutti i popoli.
Il 2 settembre è data simbolica, giacché è festa nella città di Ceuta.
L’Assemblea di Ceuta ne ha spiegato le motivazioni, infatti il 2 settembre 1415 il re nominò Pedro de Meneses governatore della città. È da allora, e non dalla la conquista militare del 21 agosto, che Ceuta entra nella fase moderna della storia. Il 2 settembre per Ceuta è il giorno in cui il potere politico fonda la comunità spagnola sulla legge e sul riconoscimento della sua autonomia. Festa del popolo di Ceuta che fonda la sua storia sulla comunità politica e non certo sulla forza militare.
Le manifestazioni che si sono tenute nei comuni spagnoli in solidarietà con Ceuta sono il segno del profondo scollamento tra popolo e oligarchia, ma anche una chiara richiesta di difesa dei confini e della sovranità nazionale. Si chiede di essere ascoltati. La politica sorda alle esigenze dei popoli non è tale, ma è solo potere e dominio. La sovranità nazionale non è un semplice confine geografico è lo spazio nel quale una comunità ha costruito la propria identità e ha elaborato le modalità con cui trasmettere tale identità alle nuove generazioni. Senza tale prassi non c’è futuro, non c’è politica, non c’è popolo, c’è solo la lenta agonia dei popoli che si lasciano divorare dall’economicismo senza essere i protagonisti della loro storia.
Il 2 settembre gli spagnoli hanno manifestato per la vita dei popoli europei. Non è una manifestazione contro gli altri popoli ma per i popoli che rischiano di obliarsi nell’omologazione. Dove c’è omologazione non c’è pensiero, non c’è spiritualità, ma vige soltanto un appiattimento servile. Il silenzio dei media è ciò che inquieta, i popoli europei non devono essere informati, ma devono continuare a “credere e a obbedire” agli ordine dei signori della parola e dell’economia che decidono cosa dobbiamo sapere e cosa dobbiamo pensare.
Il silenzio, probabilmente, è acuito dalla sconfitta in Islanda, dove il popolo ha detto il suo “No” all’Unione europea. Anche in questo caso la sconfitta è stata rappresentata come la vittoria delle forze regressive contro il progresso che invece abita nella capitale islandese dove è prevalso il “sì”. L’informazione è dunque sempre parziale e filtrata. Sconfitta islandese e manifestazioni per Ceuta in Spagna sono i segnali che l’oligarchia con le classi di privilegiati che le ruotano attorno non vuole cogliere.
Posseggono l’industria culturale e dell’informazione, pertanto puntano sulla manipolazione e sull’oscuramento della vita reale per favorire il “Pensiero Alice”, ovvero la fuga dalla realtà e l’addomesticamento dei popoli. Fortunatamente i popoli sono vivi, in quanto ogni giorno si scontrano con il crudo vero e con il vuoto politico. I popoli europei sono ancora vivi e il futuro è un orizzonte ancora da conquistare.
Sta a noi difendere i confini non per respingere ma per difendere la vita di tutti. Un clandestino senza futuro e sfruttato rischia di trasformarsi in un disperato e nessun popolo vuole questo. La disumanizzazione è parte delle politiche liberiste. Non più i popoli ma singoli individui rampanti devono determinare la storia.
Il popolo spagnolo il 2 settembre ha chiesto per noi tutti di uscire dalla fase del Pensiero Alice e di ritornare nella vita reale che gronda di sudore e sangue:
“Anche Alice entrò nel Paese delle Meraviglie quando, in campagna, vide un coniglio bianco prendere un orologio dal taschino del panciotto, guardarlo e poi correre via, scomparendo in un’ampia tana che si apriva sotto la siepe. Lo inseguì e raggiunse l’imboccatura della tana: "Un attimo dopo, Alice stava seguendo il coniglio giù per la tana... Alice non ebbe il tempo di pensare di fermarsi che si ritrovò a cadere in un pozzo profondissimo" (o forse, come avrebbe detto Galileo, appellandosi al suo principio di relatività, a cadere così lentamente che la lentezza della sua caduta le diede l’impressione di cadere in un pozzo profondissimo). Alice entra in un mondo meraviglioso, persino, come diciamo, un mondo opposto al nostro. Lì, il fuoco nei camini arde, ma non brucia più: sembra che ci troviamo di fronte al fuoco di una pace benefica, non al fuoco distruttivo della guerra. Ed è qui che il modo di pensare di Alice, il "Pensiero di Alice", differisce dal pensiero utopico. Perché il pensiero utopico – il "Pensiero di Mao", il "Pensiero di Gonzalo" (quello di Sendero Luminoso) – sebbene tenda anch’esso a rappresentare un mondo meraviglioso, anche un mondo capovolto (perché “un altro mondo è possibile”), mantiene la consapevolezza delle difficoltà che mediano per giungere a Lui, difficoltà che richiedono anche uno o più rivoluzioni maledetto lui” [1].
Ceuta è noi tutti, non è un affare spagnolo, ma in essa possiamo scorgere i rischi di una politica che ha divorziato dalla realtà per servire le multinazionali. Ricostruire il senso della politica è la condizione per difendere le sovranità nazionali e questo lo può fare solo il popolo nei corpi medi. L’alternativa è il totalitarismo liberista che non conosce confini né identità di alcun genere e insegue la fluidità in tutte le sue espressioni e, ciò che è informe, evapora dinanzi alla forza del potere.
[1] Gustavo Bueno, Il Pensiero Alice degenerazione della sinistra progressista?
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