1862, Angelina Romano fucilata a soli 9 anni a Castellammare del Golfo per mano sabauda
L’Unità d’Italia si fonda sul sangue di una povera bambina uccisa in modo atroce
Per la Sicilia il 3 gennaio dovrebbe essere il nostro giorno della memoria. Memoria per ricordarci che l’annessione al Regno Sabaudo fu compiuta nel sangue e nella violenza perpetrati dal Regio Esercito. Quel 3 gennaio dell’anno 1862 a Castellammare del Golfo avvenne un episodio di indicibile efferatezza. La fucilazione di una bambina di soli 9 anni. Il suo nome era Angelina Romano.
Siamo all’alba del 1862. La Sicilia era stata appena annessa al Regno d’Italia a seguito della Spedizione dei Mille comandata da Giuseppe Garibaldi. A Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, esplose la rivolta contro i c.d. "cutrara". Ossia dei "nobilotti". Approfittatori senza scrupoli che gestivano il potere con maneggi politici ricorrendo all’aiuto della deliquenza organizzata. Quest’ultima definita dai piemontesi con il termine di "mafia".
La scintilla che portò ai succitati moti fu rappresentata da una legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 giugno del 1861. Essa istituiva la leva obbligatoria. Leva obbligatoria che non esisteva sotto i Borboni. La leva allora comportava per il coscritto un periodo lungo di assenza da casa. Ben sette anni. Capirete che per una famiglia povera ciò assumeva i connotati di un’autentica iattura. Senza forze giovani in molte famiglie povere si moriva letteralmente di fama. Parimenti, i figli dei ricchi - o "cutrara" - potevano permettersi di evitare il servizio militare pagando. Accrescendo di fatto l’odio sociale contro le classi agiate.
A Castellammare del Golfo la protesta assunse caratteri piuttosto virulenti e drammatici. Qui i giovani si rifugiarono nelle montagne per non rispettare gli obblighi di leva. Tuttavia, stremati, il 2 gennaio del 1862 passarono all’azione. In 450 entrarono in città e diedero l’assalto alle sedi istituzionali che rappresentavano lo Stato Sabaudo in quel di Castellammare del Golfo. Il Commissariato di Leva diretto da Bartolomeo Asaro e il Comando della Guardia Nazionale retto da Francesco Borruso. Entrambi furono trucidati. Un’annotazione. Gli insorti brandivano una bandiera rossa come simbolo della rivolta.
Questi funzionari informarono immediatamente Palermo sui gravi fatti che si stavano svolgendo a Castellammare del Golfo. Immediatamente da Palermo furono inviati delle compagnie di bersaglieri supportate da ben due navi da guerra. Il corpo di spedizione inviato per reprimere in qualsiasi modo tale protesta era comandato dal generale Quintini. Uno dei più feroci comandanti militari di stanza in Sicilia. Inziarono subito i rastrellamenti e in contrada Falconiera arrestarono il parroco del paese più altre cinque persone che si erano rifugiate lì per ripararsi dal clima di generale violenza in cui era precipitata Castellammare del Golfo. Era il 3 gennaio del 1862. I cittadini tratti in arresto furono immediatamente fucilati. Tuttavia, i bersaglieri si accorserò della presenza di Angelina Romano per via del suo pianto.
Cosa fecero i bersaglieri? Prelevarono la bambina e la posero di fronte al plotone di esecuzione. Aveva il volto bagnato dalle sue lacrime. Il generale Quintini in maniera fredda e brutale comandò d’imperio al plotone di esecuzione "puntate, sparate, fuoco!". Così finiva la giovanissima vita di Angelina Romano rea soltanto di essere stata una scomoda testimone della cieca violenza di uno Stato che avrebbe dovuto portare progresso alla nostra isola, ma che in realtà si è dimostrato non solo avaro bensì violento e privo di umanità.
Chissà se la bambina aveva contezza di accingersi a vivere gli ultimi istanti di vita. Quali teneri ricordi di una vita misera affollassero la sua testa. Non lo sparemo mai. Ma quello che sappiamo é il fatto - incontrovertibile dal punto di vista storico - che l’Unità d’Italia è sorta da atti di bestiale violenza e non da un naturale processo di unione spontanea fra gente che fino ad allora non aveva mai avuto l’occasione di vivere in un paese unito e unificato.
Gli altri sette fucilati furono:
Mariana Crociata cieca, analfabeta, di anni 30;
Marco Randisi di anni 45, storpio, bracciante agricolo, analfabeta;
Benedetto Palermo di anni 46, sacerdote;
Angela Catalano contadina, zoppa, analfabeta, di anni 50;
Angela Calamia di anni 70, handicappata, analfabeta;
Antonino Corona, handicappato di anni 70.
A ricordo dell’estremo sacrificio di Angelina Romano qualche città italiana ha intitolato una strada ad ella. Mi riferisco alle città di Gaeta e di Castellammare del Golfo. Proprio a Castellammare del Golfo si tenne una cerimonia particolarmente significativa per ricordare Angelina Romano. L’initolazione di una strada occorse nel comune trapanese il 24 maggio del 2013 allorquando fu presentato un saggio sulla rivolta dei "cutrara" a cura di Michele Antonio Crociata. Il suo esatto titolo è “La rivolta contro i “cutrara” a Castellammare del Golfo, 1-3 Gennaio 1862. Prima insorgenza antisabauda dopo la proclamazione del Regno d’Italia”.
Repertoriamento fonti disponibili sul web (cliccare sul link che interessa):
Angelina Romano: la bimba fucilata quel 3 Gennaio del 1862...;
La piccola Angelina Romano, martire dell’Unità d’Italia;
Castellammare, l’intitolazione di una via ad Angelina Romano, uccisa a nove anni per mano sabauda.
Crediti fotografici: la foto dell’articolo è stata tratta dal sito www.campobellonews.com.
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