14 encicliche per Papa Wojtyla

Giovanni Paolo II e’ stato autore di 14 encicliche.
di Redazione - venerdì 1 aprile 2005 - 4923 letture

Giovanni Paolo II e’ stato autore di 14 encicliche.

L’ultima, la ’’Ecclesia de eucharistia’’ (per rilanciare il sacramento), e’ stata pubblicata nell’aprile 2005.

Il Pontefice ha dedicato un primo trittico di encicliche alle tre persone della Trinita’, cominciando con la ’’Redemptor hominis’’, pubblicata il 4 marzo del ’79. Nell’enciclica di esordio Wojtyla prende posizione a favore di alcuni aspetti qualificanti delle conclusioni conciliari: collegialita’, ecumenismo, rapporto con le religioni non cristiane, e inserisce il tema della liberta’ religiosa nel contesto della liberta’ pura e semplice e in quello dei diritti dell’uomo.

Completano il trittico la ’’Dives in misericordia’’ dell’80 su Dio padre misericordioso e la ’’Dominum et vivificantem’’ dell’86, sullo Spirito Santo.

Il secondo nucleo tematico riguarda la dottrina sociale della Chiesa e comprende la ’’Laborem exercens’’, dell’81; la ’’Sollicitudo rei socialis’’ dell’88 e la ’’Centesimus annus’’, del ’91. Al centro della ’’Laborem exercens’’ il significato del lavoro umano, mai ’’riducibile a merce’’ perche’ fondato sulla dignita’ della persona umana, la priorita’ dei lavoratori sul capitale e il rifiuto sia del capitalismo che del collettivismo. La ’’Sollicitudo rei socialis’’ incita a una lettura teologica dei problemi moderni per far emergere il carattere morale dello sviluppo e sottolineare l’obbligo della sua promozione.

La ’’Centesimus annus’’ e’ invece l’enciclica del post-comunismo, per rispondere alla ’’grande sfida’’ posta dal cambiamento degli assetti mondiali e per rivalutare il ruolo della solidarieta’ nella societa’: una societa’ in cui siano superati i fenomeni di ingiustizia e in cui anche l’attivita’ produttiva sia ricondotta a forme di maggior rispetto della dignita’ umana.

La ’’Slavorum apostoli’’ dell’’85 e’ dedicata ai fratelli santi Cirillo e Metodio che portarono il Vangelo tra gli slavi, dettero un ’’contributo eminente’’ alla formazione delle ’’comuni radici cristiane dell’Eruopa’’.

La ’’Redemptoris mater’’ dell’87 e’ una riflessione sul cammino di fede della Madonna.

Con la ’’Redemptoris missio’’ del ’90, a 25 anni dalla conclusione del Concilio Giovanni Paolo II fa una forte riaffermazione della ’’permanente validita’ del mandato missionario della Chiesa’’.

La ’’Veritatis splendor’’ del ’93 sostiene che i cristiani hanno il dovere di seguire l’insegnamento morale della Chiesa: al di la’ delle buone intenzioni, degli obiettivi buoni dei loro atti e delle conseguenze anche positive, esistono comportamenti oggettivamente cattivi, come per esempio quelli contraccettivi, con i quali l’uomo si perde. L’ obbedienza ai comandamenti in campo morale e’ indispensabile base di ogni convivenza sociale rispettosa dei diritti umani. Questo e’ l’insegnamento della Chiesa e questo devono insegnare i teologi sui quali i vescovi hanno il dovere di vigilare.

La ’’Evangelium vitae’’ del ’95 e’ un appello mondiale ’’per una nuova cultura della vita umana’’ che partendo da gravi problemi morali come aborto, eutanasia, pena di morte e manipolazioni genetiche, giunge a chiedere una strategia internazionale dell’impegno politico, sociale e culturale a difesa del ’’diritto alla vita’’, impegno non solo dei cattolici, ma di ogni ’’persona di buona volonta’’’.

L’enciclica postula la ’’obiezione di coscienza’’ contro leggi immorali; prende definitivamente le distanze dalla pena di morte; rinnova la radicale condanna dell’aborto, ma stila una lunga lista di corresponsabili nella scelta della donna, dai partner ai medici, ai legislatori. L’aborto, ’’delitto abominevole’’, e la contraccezione ’’affondano le radici nella stessa mentalita’ edonistica e deresponsabilizzante’’, ma ’’dal punto di vista morale sono mali specificamente diversi’’.

Nella ’’Ut unum sint’’ del ’95, Giovanni Paolo II pone la ricerca dell’unita’ tra cristiani come principale impegno dei cattolici in vista del Duemila. A tutte le Chiese ricorda l’amore e il rispetto di quella di Roma e da loro ’’implora’’ perdono per il male compiuto dai cattolici. Wojtyla e’ conscio del fatto che il papa ’’costituito da Dio’’ quale ’’segno visibile e garante dell’unita’’’ costituisce ’’una difficolta’’’ per la maggior parte degli altri cristiani, la cui memoria e’ segnata da ricordi dolorosi. Ma ricorda che se i vescovi sono legittimi perche’ successori degli apostoli, il vescovo di Roma e’ successore di san Pietro, che Gesu’ volle loro capo.

La ’’Fides et ratio’’, pubblicata nell’ottobre ’98 per i venti anni di pontificato, postula una filosofia forte, che non rinunci a cercare risposte a domande autentiche, e’ una esaltazione della ragione umana e delle sue capacita’ speculative, capaci di andare verso l’Assoluto e di essere luogo di dialogo tra credenti e atei.


Fonte: lastampa.it


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