Lo scempio blindato di Berlusconi


Decine fra poliziotti, finanzieri, carabinieri e sub respingono al largo la protesta Ds contro il cantiere abusivo nella villa di Berlusconi a Porto Rotondo. «Motivi di sicurezza» Tunnel e bugie Sul cantiere indaga la procura. Il giallo del decreto Lunardi. Una sanatoria in corso d’opera?


di Redazione pubblicato il 2 giugno 2004

OLBIA - Si vede la mano leggera di Beppe Pisanu, nella difesa di Punta Lada dall’assalto di un senatore e di trenta giornalisti al bunker abusivo in costruzione sulla costa davanti alla Certosa. La sera si scoprirà che c’è lui, nella più grande delle sue ville in Sardegna. Decine di uomini, di tutti i corpi dello stato, sono schierati dalla mattina a protezione: in cielo su due elicotteri i carabinieri, in mare i sub in immersione, e poliziotti, guardia di finanza e uomini della capitaneria sulle motovedette; a terra lungo tutto il perimetro della penisoletta di Punta Lada, ancora poliziotti, carabinieri. In tute da campagna, cani al guinzaglio.

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villa Certosa
Cantiere aperto a villa Certosa

Impressionante spiegamento di forze, per un manipolo di tranquilli dirigenti politici dei Ds, tre quattro persone accompagnate da alcune decine di giornalisti e fotografi. Era il secondo assalto, simbolico, al cantiere quasi sicuramente abusivo di un tunnel in costruzione in riva al mare, una struttura di tubi Innocenti ripresa dai fotografi dalla distanza, che nasconde grandi benne, escavatori. Una grotta naturale verrebbe allargata, rivestita, attrezzata, forse percorsa da un ascensore, per collegare le stanze della villa di Berlusconi al mare, a un attracco in mare. I gommoni con un senatore sardo (Gianni Nieddu), il responsabile della Sinistra ecologista dei Ds (Gentili), il consigliere regionale Silvio Lai, partono da Porto Marana nel golfo di Marinella intorno alle 11. Caricano giornalisti e operatori, imbarcano anche agenti della Digos. In pochi minuti sono a qualche centinaio di metri da Punta Lada. Il golfo è animato, le acque increspate dal vento percorse da una decina di motovedette. Due elicotteri volteggiano in cielo, a tratti a volo radente sull’acqua. Il gommone dove sono il parlamentare e gli altri dirigenti Ds viene avvicinato da un mezzo della polizia. Un vicecommissario, una donna, dice gentilmente al senatore che non può procedere oltre.

C’è un’ordinanza della capitaneria che vieta per ragioni di sicurezza a chiunque di avvicinarsi alla villa del presidente del consiglio. Nieddu dice: «Io chiedo di raggiungere lo spazio demaniale, la costa che è di tutti». «Spiacente _ replica la donna _ devo fare rispettare l’ordinanza». Il senatore prende atto: «Per la seconda volta si impedisce a un rappresentante del popolo italiano di accedere al demanio».

Il primo tentativo era quello del 22 maggio. Allora furono i carabinieri a bloccare la delegazione dei Ds. Che si sono attaccati al caso dell’abuso come mai in passato. Il senatore Nieddu, un tranquillo ex operaio di Ottana, segretario della Cgil di Nuoro per molti anni, membro della commissione difesa del senato, è alla sua più clamorosa azione da parlamentare. Anche Angius, capogruppo al senato, e l’ex capogruppo alla camera del Ppi, Antonello Soro, oggi della Margherita, sono all’attacco, in parlamento. Si sono sentiti raccontare l’altro giorno dal ministro Giovanardi una ricostruzione inattendibile della vicenda dell’abuso, denunciato dalla Nuova Sardegna sul giornale del 6 maggio.

Motivi di sicurezza della residenza privata del premier, temporaneamente adibita a sede di incontri di stato, avrebbero giustificato un decreto del ministro Lunardi di autorizzazione di questi lavori, la costruzione di un approdo sicuro nella cavità naturale riadattata a imbarchi e sbarchi nascosti alla vista di malintenzionati. Il decreto, secretato, chi l’ha visto giura che porta la data del 7 maggio, il giorno successivo alla pubblicazione sulla Nuova delle foto del cantiere.

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villa Certosa
Villa Certosa Sardegna

Altra affermazione azzardata di Giovanardi: c’è un’autorizzazione dell’ufficio regionale di tutela del paesaggio. «Non è vero», ha replicato il presidente della giunta regionale, Masala, di An: «C’è una richiesta degli uffici del ministero di un parere informale, che noi abbiamo dato». E nemmeno il Cesis, organismo per la sicurezza del premier, ne saprebbe niente, secondo Angius. Su questo sfregio al paesaggio e alle leggi indaga la procura di Tempio. L’altro ieri i giudici hanno ricevuto la visita di tre legali (e parlamentari) di Berlusconi: Ghedini, Anedda, Longo. Per loro è tutto regolare, perché su tutti i 50 ettari della proprietà della Certosa vige il segreto di stato. Anche sulle anatre del laghetto artificiale, sull’anfiteatro. Tutto segreto, tutto permesso.


Articolo di Umberto Cocco, www.ilmanifesto.it

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