Control


Un film di Anton Corbijn. Con Sam Riley, Craig Parkinson, Joe Anderson, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara, Tim Plester, Toby Kebbell e Harry Treadaway.


di Antonio Cavallaro pubblicato il 18 maggio 2008

La breve vita di Ian Curtis, cantante della storica band dei Joy Division: dall’incontro con Deborah sfociato in un precoce matrimonio alla monotonia della quotidianità nella provincia inglese, almeno fino allo scoppiare del successo, che esplode nella vita di Curtis con nuovi tormenti, la scoperta di soffrire d’epilessia, l’amore per una giornalista e la crisi definitiva con la moglie, fino al drammatico suicido. Alla vigilia di una turné americana che avrebbe regalato ai Joy Division una fama mondiale, nel 1980, a soli ventitre anni, Ian Curtis si ammazza nella sua casa di Macclesfield.

Presentato per la prima volta lo scorso anno al festival di Cannes, “Control” ha riscosso l’interesse e il plauso di critica e pubblico in numerosissimi paesi, in Italia, per ragioni che qualcuno ha ritenuto d’opportunità, il film non è mai stato distribuito ed è reperibile solo sulla rete in una versione ben sottotitolata. Ispirato al romanzo autobiografico di Deborah Curtis Touchinng From a Distance, “Control” segna anche l’esordio cinematografico per Anton Corbijn, fotografo e regista di video musicali per artisti come Nick Cave, Depeche Mode, U2 e Nirvana.

Attraverso una regia misurata e priva di fronzoli, guidata con una sensibilità non comune, Corbijn entra con discrezione nella tormentata vita di Curtis senza enfatizzarne il mito, realizzando un ritratto veritiero che contempla più i vuoti, i silenzi e le fragilità del ragazzo che l’eccezionalità dell’artista che in soli quattro anni, insieme a Peter Hook, Stephen Morris e Bernard Sumner, rivoluzionò lo scenario musicale post-punk.

Girato in un bianco&nero che restituisce le atmosfere e le tensioni sonore dei Joy Division, “Control” offre allo spettatore uno Ian Curtis drammaticamente crudo, senza però scadere mai in inutili patetismi, anche grazie alla mirabolante interpretazione di Sam Riley (cantante del gruppo dei 10000 Things e straordinariamente somigliante al vero Curtis), che mostra tutta la sua bravura incarnando la duplicità del protagonista: il cantante carismatico che si scuoteva sul palco al ritmo della musica, e il ragazzo inquieto e perduto che finisce per covare il suo malessere .

La bellissima colonna sonora oltre ai maggiori successi originali dei Joy Division - tranne Transmission cantata dallo stesso Riley - comprende anche brani di Lou Reed, David Bowie e Sex Pistols. Un film da recuperare e vedere assolutamente, qualsiasi sia il modo o il formato.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo