Inland Empire


Un film di David Lynch. Con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond, Diane Ladd.


di Antonio Cavallaro pubblicato il 15 febbraio 2007

INLAND EMPIRE: da dove cominciare? Chi ha visto il film da dove comincerebbe? Dalla visita della vicina di casa? Dalla maledizione zingaro-polacca? Dai conigli forse? Dalla storia del remake? Dall’odissea mentale e fisica dell’attrice protagonista del film nel film del film? Dalla sequenza finale con quasi tutte le donne della filmografia di Lynch? Oppure no?

David Lynch torna con un’altra opera estrema, verrebbe voglia di dire definitiva, malgrado, proprio INLAND EMPIRE stra-consacri come onnipotente la geniale creatività dell’autore. Ciò che diventa definitivo in questo film è il territorio in cui viene portato lo spettatore, non c’è zona franca. Disposto a farsi prendere per mano, lo spettatore, viene condotto scena dopo scena in un universo dove i concetti di spazio e tempo vengono nullificati, si avanza in un territorio simbolico ove l’oggettivo lascia posto sempre di più al soggettivo.

La forza di INLAND EMPIRE va ricercata nell’impatto del film, ripetute visioni potrebbero permettere il dipanarsi della trama per giungere ad una spiegazione che rassicuri, ma il suo valore trova fondamento in quello che sta oltre, nelle sensazioni che gli allucinati e allucinanti affreschi lynchiani infondono. Lynch architetta e crea nelle sue immagini paure e turbamenti che hanno valore assoluto, abitano dentro l’impero interiore di ciascuno di noi, al di là delle storie raccontate, delle spiegazioni da trovare necessarie. David Lynch è impareggiabile in questo, non trova né maestri né epigoni. Le spiegazioni in questo caso servono meno del solito, occorre solo, si fa per dire, una grande dose di coraggio e lasciarsi assorbire dal flusso di immagini. Potrebbero scaturire interessanti scoperte.

Dal punto di vista tecnico in questo film che dura quasi tre ore ci sono: grandangoli smodati, riprese in digitale, camera a mano, immagini sporcate, colori denaturati, bianco&nero, giochi di ombre e luci e bla bla bla, ma quando si accende la luce in sala, concluso il balletto dei titoli di coda, non sono queste le cose a cui si pensa.

Ritorna al formato normale

Stampa l'articolo