Le urla del mondo sull’ambiente


Sempre più previsioni di catastrofi sul nostro pianeta, sempre più informazioni alcune volte contrastanti, sempre più catastrofi, casa accade?


di Giuseppe Marziano pubblicato il 8 febbraio 2007

Si stanno susseguendo sempre con maggiore frequenza, e sempre più insistentemente, notizie sull’imminente catastrofe ambientale. Si è dato inizio con il Rapporto sull’ambiente presentato qualche mese fa, contenente le basi per una imminente catastrofe ambientale. Si parla del riscaldamento globale, da meno di qualche grado fino ai sei gradi dell’ultimo rapporto ONU. Dell’innalzamento del livello del mare a causa dello scioglimento dei ghiacciai, del buco nell’ozono che potrebbe causare anche danno all’uomo in quanto fa passare i raggi ultravioletti, nonché quelli cosmici.

In questo rincorrersi di informazioni sullo stato dell’ambiente, molti danno “i buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio”, con decaloghi sulle piccole cose da fare per contribuire all’abbassamento dei livelli di inquinamento. Le città chiudono alle macchine per far abbassare il livello di polvere sottili, si spegne la Torre Eiffel, per un risparmio di parecchi Kilowatt, e quindi conseguenzialmente per l’ambiente. Qualche “giornalista” d’assalto, grida “allarmi” perché le città di mare potrebbero essere sommerse da qui a poco, senza scampo per nessuno, addirittura titola “moriremo tutti”, e se l’imperatore Adriano nel 120 d.C. (circa) scalò l’Etna, noi possiamo eventualmente spostarci verso l’entroterra montuoso.

La comunità scientifica cerca di calmare le acque, il Professor Zichichi, addita al sole come corresponsabile di un incremento delle temperature, i geologi, fanno presente che sono note le cosiddette “variazioni eustatiche” che fanno riferimento ai cicli di ingressione e regressione marina, nonché i cicli di glaciazione e riscaldamento. E se i dati sull’immissione di inquinanti in atmosfera sono diminuite drasticamente, non possiamo certo intimare all’Etna di evitare di immettere in atmosfera ingenti quantitativi di CO2, non solo dal cratere principale, ma da tutto l’impianto vulcanico, con un diametro di circa 35 Km. La letteratura sul rischi ambientali, riporta la nascita della cosiddetta “questione ambientale” al 1972 con la richiesta da parte del Club di Roma, al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di un Rapporto sullo stato dell’ambiente, quest’ultimo formulò l’ipotesi “che nell’attuale linea di sviluppo…..l’umanità è destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni”. Siamo ancora nei limiti, considerato che i cento anni scadrebbero nel 2072.

I limiti del rapporto stanno in una visione riduttiva e deterministica basata su un modello matematico “meramente imitativo”, ciò che era avvenuto nel passato continuava ad avvenire nel presente” senza possibilità di cambiamento. Non avevano tenuto conto dei cambiamenti che possono avvenire, funzione dei prezzi di mercato e dei sistemi di autoregolamentazione, nonché delle nuove teconologie. Da allora si sono susseguiti parecchie conferenze mondiali, la nascita di organismi preposti all’ambiente (compreso il nostro Ministero dell’Ambiente), la sottoscrizione di Agenda 21, la nascita di parecchie normative restrittive. Di contro le imprese, gli imprenditori, hanno cambiato il tipo di approccio ai problemi ambientali e dalle normative di riferimento, e considerato un sistema globale, hanno la necessità di adeguarsi a quelle più restrittive che a quelle più blande. E se da un lato alcuni gruppi hanno un approccio essenzialmente ecocentrico approvano le conclusioni catastrofiche, dall’altro quelli di approccio tecnocentrico tendono a spiegare con una visione evolutiva come capacità di autoregolamentazione.

In tutto questo “marasma” poco si parla di nuove tecnologie, clean tecnology, un diverso approccio alla società consumistica, nuovi sistemi di trazione, etc. L’informazione che arriva assume caratteristiche diverse a seconda del bagaglio culturale-scientifico, assume caratteristiche diverse in funzione della capacità di discernimento delle informazioni, assume caratteristiche diverse se si tratta di giudizi informati o non informati. Chiudiamo con la frase simbolo “pensare globalmente per agire localmente”.

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