La legge Gasparri, "blindata", ripassa alla Camera


Voto segreto, fiducia, tempi contingentati. Con i soliti metodi la maggioranza di centrodestra si è apprestata oggi a far passare alla Camera gli articoli della legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo.


di Cesare Piccitto pubblicato il 24 marzo 2004

Voto segreto, fiducia, tempi contingentati. Con i soliti metodi la maggioranza di centrodestra si è apprestata oggi a far passare alla Camera gli articoli della legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo. O meglio, il ricorso alla fiducia è stato messo in campo come possibilità nel caso si fossero verificate delle crepe nella tenuta della maggioranza. La legge Gasparri rinviata alle Camere dal presidente della Repubblica Ciampi e emendata dal decreto "salva-Rete4", secondo i desideri del governo dovrebbe riandare al Senato entro la fine della settimana.

Gli articoli dall’8 al 14 sono stati approvati nel pomeriggio, dei quali quelli più delicati - l’8, il 10 e il 12 - sono passati a scrutinio segreto. Gli articoli approvati a scrutinio segreto hanno ricevuto maggioranze e minoranze oscillanti da 282 a 281 sì e 243 o 246 no. E il ministro Gasparri si è detto soddisfatto che fino a quel punto non ci fossero state defezioni.

Poi si è passati all’esame dell’articolo cruciale - il numero 15 - che riguarda il contestatissimo Sistema integrato delle comunicazioni, anche detto Sic. Ma anche l’Udc, la forza politica che più si era opposta a questo stravolgimento del sistema dell’editoria, pare non aver voluto - o potuto - opporre resistenza, questa volta. E infatti anche l’articolo 15 passa, a scrutinio segreto, prima di passare al voto della restante parte, dal 16 al 24. Il Sic è stato rivisto riducendo il monte risorse che contiene - tutte, dalle telepromozioni sulle tv alle imprese editoriali della carta stampata - di 10 miliardi di euro, ma sempre ogni soggetto potrà detenere una quota del 20% del "pacchetto totale" e non incorrere in "posizione dominante".

I banchi di Montecitorio oggi pomeriggio erano pieni, sia a destra che a sinistra, come nelle grandi occasioni mentre stava per essere messo in votazione l’articolo 15.

La legge Gasparri sul sistema tv non soltanto «è pericolosa, ma per di più è un ferrovecchio», diceva intanto il diessino Vincenzo Vita, ex sottosegretario alle Comunicazioni del centrosinistra e ora assessore alla cultura della Provincia di Roma, che aggiunge: «Si tratta di un provvedimento gravissimo sotto il profilo delle libertà, perchè blocca definitivamente il pluralismo dell’informazione e non rispetta le indicazioni del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale. Non va dimenticato poi - continuava Vita - che rispetto all’evoluzione molto accelerata sul versante tecnologico il passaggio al digitale avvrebbe in modo totalmente antiquato e obsoleto».

Fonte: unita.it

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