Televisione e Mistificazione


Debord è vivo e lotta insieme a noi


di Alberto Giovanni Biuso pubblicato il 7 ottobre 2006

Premessa: da anni non possiedo il televisore e quindi vedo pochissima televisione; quando succede, l’effetto di straniamento è totale e ogni volta mi chiedo come facciano le masse televisive a ingoiare così massicce dosi di volgarità e di menzogna. Una delle spinte più forti a liberare tempo e cervello dalla televisione è stata la lettura di due libri di Guy Debord (1931-1994), uno dei fondatori dell’Internazionale Situazionista: La Société du Spectacle (1967) - Commentaires sur la Société du Spectacle (1988) (l’edizione italiana è stata pubblicata da Baldini & Castoldi nel 2001 e sarebbe un testo fondamentale per un Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione).

Ciò che appare in televisione non solo ha maggiore esistenza di ciò che non appare ma è anche il bene per definizione. Il monopolio dell’apparire è diventato il monopolio dell’essere e del valore fino al punto che non apparire equivale a non esserci. Un mondo sempre più bugiardo sembra mostrare evidenti le tracce del profondo nichilismo che lo attraversa: «lo spettacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva che il proprio desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno» (Gallimard, Paris 1992, tesi 21, pagg. 24-25). Per Debord, lo spettacolo è nella sua essenza «il capitale a un tale grado di accumulazione che diventa immagine» (tesi 34, pag. 32).

Le forme successive e rivali del potere spettacolare –concentrato nei regimi comunisti e fascisti, diffuso in quelli liberali americanisti- sono confluite in una terza forma -lo Spettacolare Integrato- che s’impone ormai ovunque, intessendo di sé ogni discorso pubblico, struttura istituzionale, modo di produzione. Esso si caratterizza per l’effetto combinato di «cinque tratti principali: l’incessante rinnovamento tecnologico; la fusione economico-statale; il segreto generalizzato; il falso indiscutibile; un eterno presente» (Commentaires, cap. V, pag. 25)

Attraverso di essi tramonta l’intelligenza, muta radicalmente l’arte di governo, il controllo diventa assai più soft: non la violenza aperta è infatti lo strumento dello Spectaculaire Intégré ma una capillare mistificazione che «pervade tutta l’informazione esistente; e come suo principale carattere» (Commentaires, cap. XVI, pag. 69). Mediante l’inganno televisivo si cancellano la memoria, il pensiero e la distanza, poiché «la storia costituiva la misura di ogni nuova verità; e chi vende la novità ha tutto l’interesse a far sparire il metro necessario a misurarla» (Commentaires, cap. VI, pag. 30)

La merce-feticcio di Marx –concetto da cui Debord era partito- si è trasformata nello spettacolo che materializza l’ideologia ai fini della propria infinita produzione e autoriproduzione, funzionale a nascondere quanto accade per sostituirlo con l’immensa e instancabile finzione che la televisione rappresenta. Letteralmente.

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