Israele va alla guerra, ancora una volta


La politica come vendetta


di Alberto Giovanni Biuso pubblicato il 14 luglio 2006

Il governo di Israele ha scatenato l’ennesima guerra dalla sua fondazione. Il pretesto può essere ogni volta diverso ma gli obiettivi sono sempre gli stessi: la creazione del Grande Israele, secondo i confini indicati nella Bibbia, e la soluzione finale del problema palestinese con il genocidio dei palestinesi.

E ancora una volta è il Libano il teatro dell’uccisione di bambini, donne, civili. Il Libano già in ginocchio -dopo un giorno soltanto di guerra- per l’interruzione immediata del flusso turistico, il Libano dove Ariel Sharon organizzò e coprì i massacri di Sabra e Shatila, che a qualunque altro militare del mondo sarebbero costati un’accusa di crimini contro l’umanità. Per lui, invece, niente.

Israele è lo stato più armato del Vicino Oriente e uno dei meglio attrezzati al mondo. Dotato, contro ogni risoluzione dell’ONU e accordo internazionale, di ordigni nucleari, capace di spazzare via in poco tempo la resistenza degli eserciti dei Paesi vicini. E soprattutto con gli Stati Uniti a coprire ogni sua azione e decisione. È chiaro che USA e Israele -alleati d’acciaio- costituiscono oggi i due maggiori pericoli per la pace mondiale e per l’economia europea. Il prezzo del petrolio, infatti, è immediatamente salito toccando nuovi massimi.

Di fronte all’evidenza, persino l’Unione Europea ha stavolta condannato la cosiddetta «reazione sproporzionata» di Israele agli attacchi della milizia sciita Hezbollah, un’azione che è consistita nell’aggressione a un Paese sovrano. Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se una reazione simile l’avesse avuta un qualsiasi altro Paese del mondo, per non dire del “cattivo” Iran...

Ma a Israele tutto è permesso in nome dell’“autodifesa”. Come se chi attacca per primo non adducesse sempre tale pretesto; lo fece persino Hitler quando invase la Polonia...e per ultimo Bush invadendo l’Irak. E tuttavia, chi osa criticare il governo israeliano viene immancabilmente accusato di antisemitismo. Si tratta, ormai, di un ricatto ideologico tanto strumentale quanto grottesco e veramente turpe anche dal punto di vista culturale.

E allora lasciamo che sia un ebreo statunitense, Noam Chomsky, a dichiarare apertamente che «allo stato attuale l’alleanza Stati Uniti-Israele-Turchia è un caposaldo della strategia degli Stati Uniti, e Israele è praticamente una base militare statunitense». Lasciamo che siano altri studiosi e commentatori ebrei a sostenere tesi molto dure nei confronti del governo israeliano, tesi che «a nessun goijm, a nessun gentile, a nessun non ebreo è permesso dire, nei normali circuiti del dibattito democratico» (G. Giaccio).

E siccome l’accusa cadrà inevitabilmente anche sull’autore di queste ovvie riflessioni, dichiaro che fra i miei Maestri di vita e Autori più amati ci sono gli ebrei Spinoza (peraltro maledetto e cacciato dalla Sinagoga nel 1656), Proust, Husserl, Arendt, Canetti...

La politica terroristica dell’Israele contemporaneo è comunque coerente con il Libro Sacro: vendetta, sempre e comunque.

«Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido» (Esodo, 21, 23-25)

«Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all’altro: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatta all’altro» (Levitico, 24, 19-20)

«Il tuo occhio non avrà compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede» (Deuteronomio 19, 21)

Hegel diceva che «non c’è pretore tra gli stati», chi è meglio armato e vince detta la Legge e stabilisce chi abbia ragione.

www.biuso.it

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