Sabato 22 Aprile,West Bank, at-Tuwani


La protesta dei contadini della West Bank contro la costruzione del muro e l’espropriazione di terre nella zona agricola a sud di Hebron e’ cominciata lo scorso Sabato, quando il consiglio del villaggio di at-Tuwani ha indetto una manifestazione nel posto dove passera’ il muro.


di Roberto Castronovo pubblicato il 4 maggio 2006

La storia che sto per raccontarvi, e’ ancora in corso mentre scrivo, e’ la storia della lotta di un popolo per la sua terra, la storia delle silenziose sconfitte e umiliazioni di questo popolo, che tuttavia continua con dignita’ a gridare a voce alta il suo diritto a esistere.

I contadini delle campagne della Giudea, la regione palestinese a sud di Hebron, si vedono giorno dopo giorno espropriare i propri terreni, e per chi vive di una economia contadina l’espropriazione di questi significa la privazione della primaria risorsa di sostentamento. Sul lavoro della terra e sui suoi ritmi si basa la vita di queste persone, i loro costumi, la loro economia, e perfino il loro pensiero ne e’ influenzato: la gente di queste campagne, vive ancora nello stretto rapporto con la natura, che ha accompagnato la storia dell’uomo da sempre, e che oggi ci stiamo sempre di piu’ dimenticando immersi nella dimensione urbana e postmoderna. Anche Israele e la sua societa’ vivono la condizione postmoderna e urbana dell’occidente, cosi’ sembra che non sia importante per il governo israeliano, per gli architetti militari che hanno progettato il muro, i settlers delle colonie a pochi passi dai villaggi rurali palestinesi, se un pezzo di campagna e della cultura contadina che vi vive, verra’ distrutto con la segregazione dei suoi abitanti.

La zona in questione si trova nella West Bank meridionale, vicino ai confini della linea Verde ( accordi 1949 ), in quella parte di territorio palestinese che dopo l’occupazione della guerra del 1967, e’ passato sotto il controlo militare israeliano ed e’ stato riempito da insediamenti colonici. Per difendere le colonie, e i suoi abitanti da eventuali “attacchi terroristici” lo stato di israele sta realizzando qui come altrove nella West Bank ( sottoposta al controllo militare di Israele, ed occupata illegalmente dalle colonie ) delle strutture difensive atte a ridurre i movimenti della popolazione palestinese. Blocchi stradali, chisure delle vie di comunicazione principali, costruzione del muro, e delle strade riservate esclusivamente al traffico israeliano, sistema di check point e imposizione di Coprifuoco sono i metodi attuati dal governo di Tel Aviv nella realizzazione di questa strategia, di “ sicurezza” . In uno di questi villaggi a qualche chilometro a sud-est di Yatta, la popolazione si e’ organizzata, e ho opposto una resistenza pacifica alla diposizione dell’esercito di espropriare le terre del villaggio per costruire un muro difensivo lungo la strada dei coloni . Con la costruzione del muro, inoltre non vengono solo espropriate le proprieta’ dei contadini, ma verranno anche bloccate le strade di accesso di questo villaggio ai vicini centri abitati, che verrebbe cosi’ isolato dal resto della West Bank.

At-Tuwani, ha 300 abitanti e fa parte dell’area rurale di Masafir Yatta in cui vivono altri 1200 abitanti circa, per la maggior parte contadini e allevatori. Sabato scorso 22 Aprile, il consiglio del villaggio ha indetto una mobilitazione contro il progetto di costruzione del muro e circa settanta persone si sono riunite alla giunzione della strada dei coloni con la strada che porta al villaggio. L’area e’ una vallata verde tra due colline, una verso nord-ovest dietro la quale si trova il villaggio palestinese di al-Karmil e piu’ a nord-ovest Yatta, ed Hebron, l’altra invece e’ occupata dalla colonia di Ma’on. Altre due colonie inoltre sorgono poco distanti : a nord si trova Karmel, e a sud Susiya .

Alla manifestazione erano presenti, assieme ai contadini del villaggio, anche attivisti israeliani, tutti giovani ragazzi; mi dicono di non appartenere a nessuna associazione in particolare e di essere scettici verso ogni tipo di organizzazione o di nome, che comporta una verticalizzazione dei ruoli. Per loro l’importante e’ essere li difendere i diritti dei palestinesi, e portare una voce alternativa della soceta’ israeliana, tre di loro sono stati arrestati dopo gli scontri e portati a Kiryat Arba. Assieme a loro eraravamo presenti anche un gruppo di internazionali, gli immancabili Cpt ( Cristian Peace Maker Team ) il gruppo di Hebron, composto da impavidi anziani, e un gruppo di ragazzi europei del Servizio Volontario Europeo (SVE) . Nonstante questa presenza internazionale non si sono potute evitare le violenze della polizia, che all’arrivo del nostro gruppo voleva addirittura impedirci di raggiungere la manifestazione, ad esempio un volontario inglese dello SVE, al suo arrivo e’ stato minacciato di arresto dai soldati, che hanno cercato di allontanarlo . L’esercito e la polizia sono subito intervenuti in gran numero, e al loro arrivo hanno dichiarato l’area della manifestazione zona militare, imponendo ai manifestanti di evacuare. Poche’ la gente e’ rimasta sul posto a manifestare pacificamente ci sono state le cariche sulla inerme popolazione, cosi’ molti contadini sono stati feriti, e cinque arrestati. Tra i feriti anche una anziana signiora di settant’anni, Fatima Hadar, colpita barbaramente dai ragazzotti della polizia e dell’esercito, alla testa e alla gamba.

Dopo le prime cariche, e gli arresti la tensione si e’ fortunatamente attenuata. La gente riunita, e’ rimasta sul posto per ore, ma la polizia e l’esercito continuavano a fare sgomberare i manifestanti in modo diverso (soldato vs. anziano) . Cosi’ hanno cominciato a spingere i contadini, tra cui alcuni anziani, su per la collina, mentre Fatima (nella foto), la signora colpita alla testa si era adagiata a terra, e assistita da altre donne, ripeteva ‘Allahu Akbar, Allahu Akbar” e chiedeva di essere portata via in ambulanza, cosa che le e’ stata negata. Quando i soldati e la polizia avevano allontanato a forza dalla strada tutti i contadini, che stavano ora sulla collina, ogni colluttazione e’ cessata, e per un paio di ore i contadini, i pacifisti israeliani gli internazionali sono rimasti a fronteggiare la polizia pacificamente. La gente presente ha cominciato a sedersi, raggruppata in piccoli gruppi sulla collina antistante la strada, ragazzi israeliani, internazionali e contadini palestinesi assieme e a parlare dell’accaduto. Girando tra le famiglie palestinesi presenti ho raccolto alcune testimonianze; tutti quelli che ho sentito raccontavano dei disagi che attualmente vivono per la difficolta’ di movimento a cui sono sottoposti. Un signore di mezza eta’ mi ha raccontato che in questo villaggio non hanno un facile accesso ad alcuna risorsa idrica, e per supplire alla mancanza sono costretti ad acquistare l’acqua a prezzi esorbitanti. Un ragazzo invece, studente universitario al politecnico di Hebron, mi dice dei disagi da lui vissuti quando spesso gli capita di non poter raggiungere l’ateneo per la chiusura “temporanea” della via di comunicazione con questa citta’. Altri mi raccontano delle violenze dei coloni e delle espropriazioni della loro terra che la creazione degli insediamenti ha provocato.

Parlando con la gente lì presente, ho avuto due senzazioni contrastanti; se da un lato si respirava la forte determinazione ad opporsi al progetto del muro, dall’altra si percepiva anche lo sconforto di una popolazione civile che si sente totalmente abbandonata nella sua lotta, e i cui problemi sono dimenticati “ ...cio’ che si conosce dei palestinesi e’ solo il terrorismo, parlano di noi solo quando qualcuno per disperazione si fa saltare in aria...” mi dice lo stesso ragazzo universitario, e come dagli torto, oltre a noi ragazzi, volontari non ci sta nessuno a sostenerli quel giorno lì.

Passano cosi’ le ore successive e la manifestazione va scemando, il primo gruppo di internazionali ( i Cpt e alcune ragazze dello SVE ) fa ritorno ad Hebron e io, mentre i pacifisti israeliani restano ancora a parlare con i contadini, ne approfitto per fare una passeggiata per la campagna, cosa sempre gradita. Un po piu’ distante dal luogo della manifestazione un contadino mi indica un campo in cui si trovano degli ulivi, o almeno vi si trovavano fino a poco tempo fa, quando dei coloni dalla vicina Ma’on sono scesi dalla collina e li hanno tagliati tutti, ricoprendoli persino di calce per impedirne la rifioritura. Mi avvio con un amico a fotografare questo scempio, e mentre mi aggiro per i tronchi barbaramente recisi e imbiancati dalla calce, mi sale una grande tristezza, penso che chi fa una cosa del genere non ama la natura, non ama la terra, benche’ la reclami come sua, e la sottragga a chi della terra vive e per questo la sa amare e la rispetta.


Foto : Magne Hagesaeter

Fonte della mappa : OCHA, Occupied Palestinian Territories 2003

Riferimenti :

Della manifestazione di Sabato ne ha parlato il giornale al-Quds, che domenica ha pubblicato in prima pagina la foto di Fatima attaccata dall’esercito. Altri report del giorno si trovano su Stop the Wall, e anche i Cpt ne hanno fatto uno. Alcune letture :

  Tuwani: Villagers repel attacks of Occupation Forces ,Latest News, Palestinian Grassroots Anti-Apartheid Wall Campaign, April 22nd, 2006 . http://stopthewall.org/latestnews/1141.shtml

  At-Tuwani Media Packet .A report on the Palestinian village of At-Tuwani south of Hebron where CPT has had an accompaniment project since September 2004 in cooperation with Operation Dove, an Italian based peace team. (last updated 31 July 2005), Cpt, on the web : http://www.cpt.org/hebron/hebron.php

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