Rita e il colore Viola


Tra le tante missioni impossibili o quasi che i siciliani onesti chiedono a Rita Borsellino, ce n’è una che per sua natura non può essere inserita nel programma...


di Lorenzo Misuraca pubblicato il 19 aprile 2006

Tra le tante missioni impossibili o quasi che i siciliani onesti chiedono a Rita Borsellino, ce n’è una che per sua natura non può essere inserita nel programma della candidata dell’Unione alla presidenza regionale, ma che è in fondo il motivo per cui la voteremo: un cambiamento di mentalità. Chiedere ad una persona una cosa del genere è rischioso, quantomeno perché si corre il pericolo di dimenticare le proprie responsabilità individuali nella costruzione di un’isola civile. Ma diventa indispensabile in una Sicilia in cui accadono ancora episodi come quello di Partinico.

Qui una ragazza coraggiosa, Rita (come Atria, come appunto Borsellino), ha denunciato l’uomo che l’ha violentata, permettendo così di identificarlo come assassino di un’altra ragazza del posto, Roberta Riina. Qui, Rita è stata buttata fuori di casa e licenziata dal bar dove lavorava, colpevole di aver parlato e di essersi lasciata rubare una purezza ad uso e consumo degli occhi pettegoli.

Qui, a dieci minuti di macchina, ad Alcamo, negli anni Sessanta, Franca Viola denunciava il mafioso che l’aveva violentata per garantirsela come sposa, spezzando in questo modo generazioni di silenzio e di umiliazione.

Qui, oggi, chiediamo a Rita Borsellino - e in fondo a noi stessi - di ridarci la Sicilia di Franca Viola e seppellire l’isola della brutta storia di Partinico.

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