Perchè Bush non vuole Jaafari


Il presidente Bush "non vuole, non sostiene, non accetta" Ibrahim al-Jaafari come Primo Ministro dell’ Iraq.


di Rosanna Rivetti pubblicato il 5 aprile 2006

di Rosanna Rivetti

Il presidente Bush "non vuole, non sostiene, non accetta" Ibrahim al-Jaafari come Primo Ministro dell’ Iraq. La notizia, riportata dal New York Times è stata fornita da fonti irachene dopo l’incontro con l’ambasciatore Usa Zalmay Khalilzad. Gli americani non hanno smentito ma si sono rifugiati dietro la solita formula: "Non commettiamo colloqui diplomatici". La portavoce dell’ambasciatore ha usato un’altra formula usuale "La scellta del primo ministro tocca interamente gli iracheni". I quali però a questo punto sono avvertit. Jaafari non è gradito.

La notizia è molto importante per due motivi. Il primo è evidente. Nonostante le elezioni, l’Iraq resta un aese a sovrantà limitata. E lo resterà finchè non saranno stabilite dlle condizioni di sicurezza accettabili. Ciò non potrà avvenire se nn verranno debellati i guerriglieri baatiti, i terroristi di Zarqawi e i miliziani diSadr.

La novità degli ultimi mesi è che proprio le formazioni armate sciite sono diventate più pericolose e più micdiali delle altre due cimponenti dell’insorgenza interna. Anzi, rappresentano la minaccia principale in questo momento alla sicurezza. Anzi, di iù, sono diventate il fattore che può far scatenare una vera e proria guerra civile. Lo spettro, tanto a lungo evocato, rischia di materializzarsi sul serio. E’ il motivo di fondo che spiega la mossa americana.

Gli Usa, infatti, pensano che sia propio Jaafari la sponda politica dei miliziani sciiti. Loro lo hanno sostenuto e hanno ottenuto una legittimità, oltre che un sostegno forte. Per questo oggi si senton in grado di spadroneggiare e di mettere a rischio la difficile convivenza con i sunniti.

Moqtada al-Sadr è il principale alleato di Jaafari e viceversa. Non solo. Gli americani pensano che a soffiare sul fuoco ci sia l’Iran, con il quale entrambi hanno un legame fortissimo. E’ probabile che quello iraniano sia un ricatto per dimostrare agli stessi americani che senza il sostegno di Teheran non sarà mai possibile stabilizzare l’iraq.

Intanto la diplomazia degli ayatollah ha aperto un canale con uella americana. Ma fino a che punto può arrivare il gioco? E’quel che si chiede condi Rice. E ha deciso di intervenire pesantemente delegittimando Jaafari.

Dal punto di vista della realpolitik è na mossa comprensibile. Ma dal punto di vista della "missione democratica", è un passo indietro, dorse anche qualcosa in più.

Certamente dimostra che ancor oggi l’Iraq è un paese occupato. E l’idea di una exit strategy a partire da quest’anno (sia pur con prudenza e tempi lunghi), torna nel cassetto. Almeno fino alle elezioni di midterm alle quali Bush non vuole arrivare con un caos iracheno (se non una vera e propria gerra civile) sopra la testa.

Fonte: Il Riformista

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