Avvocati che vanno, inquisiti che trovi


Leggerle così, fuor di malizia è praticamente impossibile.


di Carmen Ruggeri pubblicato il 15 marzo 2006

Leggerle così, fuor di malizia è praticamente impossibile. Anche agli occhi di uno spettatore distratto, le liste del centrodestra sembrano più calibrate col metro dei personalissimi incassi che con chissà quale sofisticata strategia elettorale.

Messe a segno le controriforme del falso in bilancio, dell’ordinamento giudiziario, delle rogatorie e le varie Cirami, ex Cirielli, Pecorella, salva calcio e legittima difesa (la lista potrebbe continuare), per Silvio Berlusconi e il suo entourage sembra proprio sia arrivato il momento di cambiare registro, almeno per quel che riguarda il pianeta giustizia.

Di smobilitare il “partito degli avvocati” ormai sfaccendati, facendo piazza pulita delle vecchie pedine che, a conti fatti, non sembrano servire più. A cominciare dal responsabile della giustizia Giuseppe Gargani, laureato in giurisprudenza e pluridecorato militante nelle guerre giudiziarie del cavaliere, escluso (ma solo formalmente) perché già eurodeputato. Gargani non l’ha digerita gran che bene: «A guardare la composizione delle liste di Forza Italia - ha commentato - c’è da restare sconfortati». Caso e soprattutto ingegno vuole, infatti, che l’intera coalizione - strana coincidenza - scarichi i principi del foro delle impunità del Cavaliere & Co. che hanno costellato l’ultimo quinquennio, e levi sul podio dei seggi blindati quelli ancora in trincea per le grane rimaste, ahiloro, in sospeso.

Avvocati usa e getta - Fuori senza spiegazioni, anche se il “legittimo sospetto” serpeggia, Melchiorre Cirami autore, balzato agli onori della cronaca per una delle tante leggi “ad personam” della legislatura. Porta in faccia a Carlo Taormina, l’ex sottosegretario che in materia non ha mai negato qualche favore al premier (la lunga polemica coi pm di Milano gli costo pure le dimissione), all’apparenza più impegnato con i cavilli di Cogne, per cui è pure inquisito, che con quelli della coalizione. Ed è escluso, anche se in odore di candidatura alla corte costituzionale, anche Enzo Trantino (parlamentare dal 72, nove legislature alle spalle), difensore di Marcello Dell’Utri fino al febbraio scorso, quando dopo la condanna in primo grado a Palermo lui e il figlio (anche lui avvocato) da Nino Mormino, vicepresidente della commissione giustizia alla Camera, e oggi ricandidato in ottima posizione per la Sicilia occidentale. (Trantino, passerà il testimone alla figlia Maria Novella).

Sul filo del rasoio, invece, Luigi Bobbio autore della celeberrima norma “anti-Caselli” letteralmente mollato da An, e Michele Saponara, fedelissimo di Previti e suo legale nel processo Imi-sir per il quale l’ex ministro è stato condannato.

L’eccezione - Resta, per il teorema di cui sopra, in pole position (ha pure fatto le liste in Veneto) Niccolò Ghedini, ancora alle prese con gli ultimi due processi del premier sfuggiti alla mannaia della prescrizione, quelli sui fondi Mediaset.

La carica degli inquisiti - Nonostante l’appello del superprocuratore Grasso e le promesse del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini («non candideremo altri inquisiti oltre Cuffaro», aveva detto - chissà perché la gentile concessione al presidente della Regione siciliana -), in corazzatissimi posti di ferro dormono, infatti, sonni tranquilli:

Marcello Dell’Utri: Numero 6 (Lombardia 1) una condanna definitiva per false fatture e frodi fiscali in Publitalia; condanna in primo grado a 9 anni (con l’interdizione da pubblici uffici e risarcimento parti civili) per concorso esterno in associazione mafiosa; condanna in primo grado per tentata estorsione pluriaggravata a Milano, ancora al banco degli imputati a Palermo per calunnia pluriaggravata.

Cesare Previti: Candidato al quinto posto (Lazio 1) condanna a 5 anni in appello per corruzione del giudice Renato Squillante; 7 sempre per corruzione del giudice Vittorio Metta (processo imi-sir).

Giuseppe Drago: Terzo posto (Sicilia 2). Condannato a Palermo a 3 anni e 3mesi per peculato d’uso (230 milioni di lire) da presidente della Regione Sicilia

Lorenzo Cesa: (Sicilia) arrestato e condannato a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata (aveva ricevuto -per sua stessa ammissione - centinaia di milioni di tangenti per appalti anas. Sentenza annullata in appello per un vizio tecnico e caduta poi in prescrizione.

Saverio Romano: (Sicilia 1) indagato e prosciolto nel caso Cuffaro e Guttadauro per mafia e corruzione, tornato nel ciclone giudiziarie questa volta per concorso esterno

Calogero Mannino: arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in appello a 5 anni. La Cassazione ha recentemente annullato la condanna (perché la sentenza andava riscritta) ridando il via al processo d’appello che rischia già di saltare se la consulta dichiarerà incostituzionale la legge.

Gaspare Giudice: (Sicilia occidentale ) accusato a Palermo per associazione mafiosa assieme a Nino Mandalà, presunto capo della famiglia mafiosa di Villabate.

Massimo Maria Berruti: (Lombardia) 8 mesi per favoreggiamento nel processo tangenti guardia di Finanza

Alfredo Biondi: (capolista in Liguria) 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova (sentenza revocata nel 2001 per abrogazione del reato)

Gianpiero Cantoni: (Lombardia davanti a Marcello Dell’Utri) Come ex presidente della Bnl inquisito e arrestato per corruzione , bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato per 2 anni e risarcito 800 milioni

Gianni De Michelis: (Sicilia) 1 anno e 6 mesi patteggiati per corruzione e 6 mesi per finanziamento illecito Enimont

Giorgio la Malfa: (Marche testa di lista dopo Berlusconi) 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont

Egidio Sterpa: (14 Lombardia) 6 mesi per tangenti Enimont

10/03/2006

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