Saluti da Di Canio



di Lorenzo Misuraca pubblicato il 16 dicembre 2005

Del saluto romano esibito con gagliardo menefreghismo dal fascista Di Canio durante la partita di calcio Livorno - Lazio poche considerazioni sembrano di qualche interesse.

Primo: I commentatori sportivi che ripetono disinvolti che la politica dovrebbe restare fuori dal calcio nuotano in un mare di ipocrisia. Scuotono la testa di fronte ad occasionali pugni chiusi o braccia tese, dimentichi di far parte di un baraccone mediatico in cui gli ultrà di tutta Italia espongono quotidianamente bandieroni con croci uncinate e aquile naziste, il capo della Lega é il presidente una delle due squadre più potenti d’Italia che a sua volta é in mano al presidente del consiglio con più conflitti d’interessi del mondo, i grandi club possono evadere le tasse e frodare perché sanno che il parlamento approva sempre un decretino spalmadebiti per salvarle dal baratro, i diritti televisivi del calcio sono un affare così grosso che il loro mercato a più a vedere con la politica che col pallone. E in questo quadro, il pugno chiuso o il saluto romano rappresenterebbero la politica che inquina il puro divertimento del calcio....

Secondo: il problema non é Di Canio che é fascista. Anzi, in un certo senso fa bene a vivere la sua perversa convinzione fino in fondo. I cattivi a tempo pieno sono più stimabili di quelli part-time. Il problema sta nel fatto che una società saldamente democratica (per quanto valore possa ancora avere questo termine) non dovrebbe lasciare alcuno spazio ad un fascista. Di Canio dovrebbe essere perseguito dalle legge di un paese con una costituzione fondata sull’antifascismo, come l’Italia.

Terzo: se entriamo nel merito del valore negativo oppure no del saluto romano di Di Canio, vuol dire che alla fine sono riusciti a far passare l’idea che il fascismo sta sullo stesso piano del comunismo, e quindi rientra nel “politicamente opinabile ma socialmente accettabile”, con buona pace della Resistenza partigiana e altre amenità simili.

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