Addio a Raffaele La Capria


Si è spenta a 99 anni una delle voci più significative di Napoli.


di Piero Buscemi pubblicato il 27 giugno 2022

Insieme a Ermanno Rea, Eduardo De Filippo, Matilde Serao, Luciano De Crescenzo e tanti altri che potrebbero citare, Raffaele La Capria è stata la voce narrante della Napoli che da secoli ha costruito sulle sue sventure e le sue capacità di riscatto la sua personale storia agli occhi del mondo.

Sotto certi versi è stato il Francesco Rosi della letteratura. I suoi romanzi sono delle vere e proprie sceneggiature e la sua collaborazione con il regista produsse nel 1963 uno dei più realistici e toccanti film sull’occupazione della società civile a opera della criminalità organizzata, Le mani sulla città.

Un’esperienza che si è ripetuta nel 1970 con Rosi, che produsse Uomini contro . La Capria ha saputo leggere tra i luoghi comuni che hanno creato l’immagine folcloristica della città, sottovalutando come spesso quell’arte dell’arrangiarsi tra mille difficoltà, lavori improvvisati portava poi a una connivenza tra politica e camorra che, anche in occasione delle grandi tragedie quali fu il terremoto del 1980, hanno speculato sulla vita e sulla morte di migliaia di innocenti.

Ferito a morte, romanzo uscito nel 1961 e vincitore del Premio Strega, è forse il testo più conosciuto della produzione letteraria dell’autore che comprende 20 romanzi. In questa sua immensa carriera letteraria, lo stile asciutto e semplice, quasi da lingua parlata, ha dato l’impronta nel suo marchio di fabbrica, riconoscibile dalle prime pagine di un qualsiasi dei suoi libri.

Il contrasto sempre presente tra una borghesia intellettuale dei suoi personaggi alla ricerca di un quid che possa concedere il lusso di distinguersi dalle case sgarrupate, gli schiacciacartoni a trascinare fatiscenti carrettini mentre decine di figli aspettano impazienti il boccone di pane. Dall’altra parte la cruda realtà di una città violentata e stuprata di qualsiasi eredità culturale per cedere il passo al bieco guadagno che passa dalla speculazione edilizia, alle siringhe abbandonate per le strade e l’arroganza che diventa legge di vita o di sopravvivenza. Insomma, una scrittura civile e impegnata - come non è più presente nel panorama letterario e culturale italiano oggi.

Si cimentò in più occasioni alla stesura di raccolte di racconti. Tra le sue ultime produzioni vogliamo ricordare La bellezza di Roma, una raccolta pubblicata nel 2014 e che è dato l’esempio della sua irrefrenabile indole alla scrittura anche in tarda età. Una raccolta che si unì all’uscita del film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, una sorta di binomio intellettuale che unisce due punti di vista culturali per descrivere la grandezza e il decadimento di una delle città simbolo del nostro Paese.

Chiudiamo questo breve riepilogo della vita e della carriera letteraria di questo indimenticabile autore partenopeo, ricordando la sua attività di traduttore che ci consentì di poter leggere le opere di Jean-Paul Sartre, George Orwell e T.S. Eliott.

Raffaele La Capria era nato a Napoli il 3 ottobre 1922 ed è morto a Roma il 26 giugno 2022.


Approfondimenti: la scheda su Antenati, storia delle letterature europee, su La Capria.


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