Gli ucraìni sembrano proprio come noi


A Kiev il primo giornalista morto ‒ Giornalisti contro la guerra – Ritiriamo da Mosca i giornalisti? – Nuove nomine e vendita de L’Espresso


di Adriano Todaro pubblicato il 9 marzo 2022

PRIMO GIORNALISTA MORTO A KIEV ‒ Reporters Sans Frontières conferma la notizia della morte di un cameraman a Kiev. «Rsf ha avuto conferma che Evgeny Sakun, cameraman di Kiev Live Tv, è stato ucciso ieri nel bombardamento della torre della televisione di Kiev», si legge in un tweet. «Piangiamo la sua perdita e indaghiamo sulle circostanze – aggiunge il tweet – Prendere di mira i giornalisti è un crimine di guerra».

GIORNALISTI CONTRO INVASIONE UCRAÌNA ‒ Oltre cento organizzazioni nazionali e internazionali di giornalisti, per la libertà di informazione e la difesa dei diritti umani si schierano contro l’invasione dell’Ucraìna e l’attacco alla stampa in Ucraina e in Russia. «Esprimiamo solidarietà al popolo ucraino e in particolare ai giornalisti ucraini che si trovano in prima linea in una guerra europea su larga scala», si legge in un documento firmato, fra gli altri, anche dalla Federazione europea dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della Stampa italiana. «Condanniamo la violenza e le aggressioni che mettono in grave pericolo migliaia di nostri colleghi in tutta l’Ucraina – prosegue la dichiarazione congiunta -. Chiediamo alla comunità internazionale di fornire ogni possibile assistenza a coloro che stanno assumendo il coraggioso ruolo di documentare cosa accade nella zona di guerra che ora è l’Ucraina. Condanniamo la violenza fisica, gli attacchi informatici, la disinformazione e tutte le altre armi impiegate dall’aggressore contro la stampa ucraina libera e democratica. Siamo anche solidali con i media indipendenti russi che continuano a riportare la verità in condizioni senza precedenti».

SOLIDARIETÁ A GIORNALISTA RAI ‒ «Contro il collega Marc Innaro sono state mosse accuse pretestuose e infondate». Così L’UsigRai in un comunicato ha espresso la sua vicinanza al corrispondente Rai da Mosca, accusato di aver assunto posizioni filo-russe durante un collegamento con la trasmissione Tg2 Post. «In decenni di attività si è sempre distinto per competenza e rigore – aggiungono i rappresentanti sindacali dei giornalisti Rai -. Qualità che non sono venute meno neanche nei momenti più concitati e difficili di questi giorni di guerra. Un ascolto attento e non superficiale delle sue corrispondenze, anche quelle messe all’indice su organi di stampa, basterebbe a smentire le illazioni infamanti e riprovevoli che vogliono fare di lui un seguace di Putin». «Chiediamo all’azienda – concludono i sindacalisti – di non rimanere inerte davanti ad accuse infondate, capziose e di parte e di intervenire finalmente a difesa dei propri giornalisti che sul campo stanno assicurando un flusso informativo senza precedenti su tutte gli aspetti della guerra in corso in Ucraìna».

RITIRARE I GIORNALISTI? NON TUTTI CI STANNO ‒ Ansa, Rai e Mediaset hanno deciso di ritirare i propri giornalisti dalla Russia. Decisione criticata da Corrado Formigli di Piazza Pulita: «Lasciare in questo momento Mosca significa rinunciare anche a quel poco di informazione che possiamo fare da lì. Quindi anche se le leggi che sta varando Putin contro i giornalisti sono allucinanti e degne di un dittatore della peggiore specie, penso che non bisogna rinunciare perché chi abbandona il campo, alla fine sbaglia sempre. Meglio rimanere lì ed essere una spina nel fianco del regime russo raccontandolo per quanto è possibile».

SEMBRANO COME NOI ‒ Charlie D’Agata, corrispondente da Kiev della rete tv statunitense Cbs, ha detto in diretta venerdì 25 febbraio che «l’Ucraina non è un posto, con tutto il rispetto, come l’Iraq o l’Afghanistan, che hanno visto conflitti infuriare per decadi. Questa è una città relativamente civilizzata, relativamente europea, dove non ti aspetti che avvenga questo». Domenica Peter Dobble, il presentatore inglese della tv araba Al Jazeera, ha descritto gli ucraìni in fuga dalla guerra come appartenenti a una «prospera classe media. Non sono ovviamente rifugiati che tentano di andarsene dal medio Oriente. Né tentano di andare via dall’Africa. Sembrano famiglie europee alle quali potreste vivere accanto». Ci sono molti altre asserzioni del genere sui mezzi d’informazioni in questi giorni, esempi di come i pregiudizi siano in agguato nel giornalismo. In rete, molti commenti feroci. La celebre giornalista palestinese (con nazionalità israeliana e italiana) Rula Jebreal ha scritto su Twitter, a proposito di D’Agata: «Sottotesto razzista: le vite di afghani, iracheni e siriani non hanno importanza. Sono considerati inferiori, non civilizzati». D’Agata ha poi chiesto scusa: «In a way, I regret», in un certo senso, mi pento. Anche Al Jazeera ha chiesto scusa per le frasi «inappropriate, insensibili e irresponsabili» di Peter Dobble e ha annunciato provvedimenti disciplinari. Sabato 26 febbraio la Bbc ha ospitato l’ex procuratore generale ucraino David Sakvarelidze: «È stato commovente ‒ ha detto questi ‒ per me vedere europei con capelli biondi e occhi azzurri uccisi ogni giorno dai missili di Putin». E il presentatore della tv pubblica inglese: «Capisco e naturalmente rispetto la tua commozione». Uno dei commenti su Twitter: «Ma il popolo con gli occhi blu e i capelli biondi che getta bombe sul Medio Oriente e sull’Africa è ok». Sky News venerdì 25 ha mostrato resistenti ucraìni nella città di Dnipro intenti a preparare bombe Molotov. Billow Kerrow su Twitter: «Fossero afghani o palestinesi o altri cittadini resistenti a un’occupazione, sarebbero chiamati terroristi». Sul Daily Telegraph, Daniel Hannan scrive: «La guerra non colpisce più una povera e remota popolazione. Sembrano come noi, può accadere a chiunque». Ben Ehrenreich su Twitter: «Sarebbe grande vedere solo un poco dell’entusiasmo per la legittimazione della resistenza armata riferita a popolazioni che non sono di pelle bianca».

VENDUTO L’ESPRESSO ‒ È da mesi che girava la notizia dell’intenzione dì Gedi dì liberarsi de L’Espresso, la storica testata settimanale nata nel 1955 che ha dato origine al gruppo fondato da Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari, appunto L’Editoriale L’Espresso diventato poi Editoriale La Repubblica e poi Gedi. E sono settimane che si parla di BFC Media come possibile acquirente. Tutto vero. La trattativa è in corso, ma sembra ormai definita. BFC Media è una società quotata in Borsa, fondata nel 1995 da Denis Masetti, un gruppo editoriale specializzato su personal business e prodotti finanziari. Gestisce anche alcuni canali televisivi. Da quando la maggioranza della società è stata acquisita da Danilo Iervolino fondatore dell’università on line Pegaso, essa ha strategia di espansione. Venduta la Pegaso ad un Fondo per un miliardo e mezzo di euro, recentemente, ha acquisito la squadra di calcio della Salernitana. La Gedi segue, insomma, la strategia iniziata dalla Mondadori dì cedere i periodici che non ritiene più interessanti e sostenibili a piccoli editori, incentivandoli con una dote purché si prendano l’onere dì gestire testate in passivo cronico come Panorama, ceduto a Maurizio Belpietro editore de La Verità. Adesso è arrivato il turno de L’Espresso. Sicuramente il passaggio non sarà indolore, come è successo con Panorama, perché la numerosa redazione della testata che ha ancora una forte reputazione politica a sinistra, venderà cara la pelle chiamando alla mobilitazione i giornalisti del gruppo, lettori, rappresentanti della politica e della cultura. Al posto di Damilano, sembra che dovrebbe arrivare Lirio Abbate, già inviato dell’Espresso e vicedirettore. Nel 2014 Reporter senza frontiere (RSF) lo aveva inserito nella lista dei "100 eroi dell’informazione nel mondo" con questa motivazione: «Le minacce di morte e la sua presenza nella lista nera di Cosa nostra non lo hanno intimidito». Vedremo se le "voci"saranno confermate.

VICEDIRETTORI AL CORRIERE… ‒ Aldo Cazzullo e Luciano Ferraro diventano vicedirettori “ad personam” del Corriere della Sera. In particolare Aldo Cazzullo si dedicherà allo sviluppo della parte del quotidiano dedicata a interviste, personaggi, storie e tendenze della società e del costume. Luciano Ferraro manterrà invece l’incarico di guida dell’ufficio dei capiredattori centrali del Corriere. Cazzullo, nato ad Alba (Cuneo) 56 anni fa, è da diciannove anni una delle firme più prestigiose del Corriere, per il quale ha seguito i più importanti fatti di cronaca e di politica mondiali. È autore di almeno venti libri. Luciano Ferraro, veneziano, 62 anni, è caporedattore centrale del Corriere e grande esperto di vini.

… E ALLA STAMPA ‒ Annalisa Cruzzocrea è stata nominata vicedirettrice della Stampa dove era arrivata da quattro mesi. L’ha nominata, ovviamente, il direttore del giornale Massimo Giannini e si è aperto un “giallo”. Infatti, Giannini prima ha scritto un ordine di servizio di nomina e subito dopo un altro con una frase in più e cioè che Cruzzocrea alternerà «nell’arco del mese periodi di lavoro a Roma e a Torino». Questo per lasciare libera la nuova vicedirettrice di occuparsi anche di politica, sua specialità fin quando dalle colonne di Repubblica seguiva i 5 Stelle, oggi non più molto gettonati. Nata a Reggio Calabria nel 1974, Cuzzocrea si è laureata a Roma in Lingue e Letterature straniere, ha poi studiato giornalismo a Urbino e ha fatto pratica in diverse redazioni. Nel 2011 è stata assunta a Repubblica nel settore politico.

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