Siderurgia e guerra, USB: il governo pensi alle politiche industriali e non all’invio di armi


Il conflitto in Ucraina impone un’accelerazione sulle scelte industriali strategiche di indipendenza energetica e di salvaguardia ambientale.


di Redazione Lavoro pubblicato il 9 marzo 2022

In queste drammatiche ore del conflitto in Ucraina, il presidente di Confindustria Bonomi sta richiedendo al governo di “ammorbidire” gli impegni ambientali e di riscrivere il PNRR per allungare le tempistiche per raggiungere gli obiettivi della riconversione ecologica.

Questa richiesta, tipica del piagnisteo padronale a cui siamo ben abituati, prescinde completamente dall’analisi sul quadro complessivo dei settori industriali (soprattutto quello della siderurgia) dove invece come USB vogliamo sottolineare il rischio che il tutto si risolva in un semplice intervento palliativo sui costi dell’energia.

Il conflitto in Ucraina rischia oggi di impedire la ripresa del settore siderurgico, che in Italia stava vivendo alcuni passaggi di grande rilevanza. La dipendenza del nostro Paese dalla fornitura di materie prime ed energia e la difficoltà che si è accentuata oggi sulle importazioni di semilavorati, piani e lunghi, sottolineano l’importanza e la necessità di una discussione che attendiamo da tempo, quella sul piano strategico per la siderurgia in Italia.

La ricetta di Bonomi e del padronato italiano è quella dello “sconto” e del rinvio. Come USB riteniamo che non solo non c’è nulla da poter rinviare, ma riteniamo che per questa discussione non ci sia più tempo e la guerra in Ucraina lo sta evidenziando.

Sarebbe inaccettabile che oggi il piano di riconversione ecologica avvenisse in un quadro in cui, a causa dell’assenza di politiche di settore, a pagare siano come sempre i lavoratori con la perdita di posti di lavoro, come sta avvenendo già ora nel settore dell’auto.

Chiediamo quindi subito al governo di confermare i suoi impegni per realizzare la dismissione delle fonti inquinanti, in un quadro in cui non venga però abbandonato l’obiettivo del rilancio strategico dell’industria e della siderurgia in Italia.

Invece di inviare armi, per alimentare un conflitto che rischia di essere anche a causa di questa scelta ancora più lungo e sanguinoso, con impatti quindi sempre più ampi per l’economia italiana, per i costi dell’energia e anche e soprattutto per il settore siderurgico italiano, chiediamo al governo di attivarsi subito per dare risposte su questi temi.

Occorrono garanzie su questo percorso, garanzie che possono determinarsi solo attraverso una discussione trasparente sulle vertenze aperte: è inaccettabile l’atteggiamento del governo sulla vertenza ex Ilva, oggi Acciaierie D’Italia, dove in assenza di un piano industriale viene richiesta di punto in bianco la cassa integrazione straordinaria per 2500 lavoratori.

(Sasha Colautti

Coordinamento nazionale Siderurgia USB)

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Siderurgia e guerra

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