Su religione o ateismo



di fabio bonafè pubblicato il 7 gennaio 2022

LETTERA SU RELIGIONE E/O ATEISMO

Comincio a scrivere queste note nel giorno dell’Epifania, 6 gennaio 2022, ancora memore del programma visto ieri sera in ricordo di Franco Battiato e consapevole che da questa mattina l’ascensore del condominio è fuori servizio. Nelle due righe e mezzo che ho appena scritto si riflettono praticamente le tre dimensioni di cui il libro di Augusto Cavadi (Religione o ateismo? La spiritualità “laica” come fondamento comune, Algra Editore, Viagrande 2021, pp. 133, euro 12,00) si è occupato: la fede / religione (unite anche senza farne confusione), la/le religiosità (presente nella musica/con canzoni del compositore e cantante catanese / etneo), e l’attenzione / consapevolezza che con varie e mirabolanti differenze caratterizzano le intersezioni dello “spirito”. Aggiungo subito, oltre le parole e la commozione, due sfumature di sentimenti: “grazie” per la bellezza gigantesca di questa ricchissima vita, a cui anche questo libro fa accedere, e “scusa” per la mia disattenzione, per la mancanza di spessore con cui avrò sicuramente letto alcune pagine di questo libro, che ha richiesto tante premesse personali e tanto lavoro rimasto nascosto. Scrivo queste righe mentre rifletto che sui profughi orientali schiacciati ai confini tra Bielorussia e Polonia quasi non si parla più nei giornali e nei telegiornali del mondo. Scrivo mentre si raccolgono i morti sulle piazze del Kazakistan (“ A scatenare la protesta in particolare il rialzo dei prezzi degli idrocarburi: tra le ragioni anche la mostruosa quantità di energia richiesta dai bitcoin. Chiuso l’aeroporto di Almaty , capitale economica del Paese “ dal “Corriere della Sera” di oggi), notizia che ci obbliga a un aggiornamento della nostra scarsa consapevolezza geopolitica. Scrivo e penso ai miei nipoti e ad altri conoscenti che non saranno contenti delle nuove decisioni del governo (“Obbligo vaccinale per gli over 50: il nuovo decreto Covid. Tutte le misure” dal “Corriere della Sera”) e si dovranno confrontare con le proprie convinzioni, emozioni e scelte pratiche. E tutto questo che c’entra col libro di Augusto Cavadi? Enormemente, mi rispondo. Perché tutto ciò di cui parliamo e di cui viviamo, anche se non sempre riusciamo a pensarlo, è inscritto nei paradigmi di concetti e sentimenti, nei quali noi tutti nuotiamo e che ruotano attorno a quelle tre scatole, che qualche volta sembrano sovrapporsi e compenetrarsi o confondersi, anche se non sono da confondere: Spiritualità, Religiosità, Religione. Se Cavadi voleva “rettificare i nomi” (confucianamente: “Secondo uno fra i primi insegnamenti di Confucio, per pensare in modo giusto occorre innanzitutto procedere alla «rettifica dei nomi». Se le cose non sono nominate con termini appropriati, il pensiero sarà sempre distorto” si legge su www.adelphi.it) mi sembra che il suo lavoro sia stato largamente utile. Ma utile per chi? Non tanto stranamente, utile proprio per chi si trova ancora dentro una chiesa o almeno con un piede dentro, sempre che abbia una certa attitudine al pensare. Utile, forse ancora di più, per chi ha sciolto il legame con la chiesa di origine e soffre di un certo articolato smarrimento. Senza più “contenitore”, senza più autorità con cui misurarsi, senza più comunità di affetti/valori/speranze/riti, in una società di liquidissima “indifferenza”, immersa nella religione della priorità del consumo, della competizione e del successo individuale, delle apparenze e delle appartenenze a scadenza ravvicinata. Il mondo cosiddetto “laico” è più probabile che non abbia grande interesse a misurarsi con questo genere di riflessioni, in larga parte perché manca di una preliminare alfabetizzazione, ma anche perché si trova incanalato in altre direzioni che si sono ormai sbarazzate della sensibilità necessaria per questo tipo di esplorazioni, più che di cultura, di vita. Gravemente pessimista? No, per niente. Se potessi procedere a una rettifica, lascerei cadere l’aggettivo “laica” dal nesso con “spiritualità”. Perché inevitabilmente prigioniero di un mondo concettualmente diviso, che rimanda a una specie di privazione esistenziale ed essenziale: senza religione, senza dio. Mentre la realtà della vita è senza divisioni. Preferisco - come altri ricordati nel libro - parlare di una consapevolezza umana, universale, presente ovunque. Quello che nella cultura di Confucio veniva definito “ren”, collegato all’ Umanità e all’ etica della reciprocità: “Volere per gli altri quello che si vuole per se stessi, e non volere per gli altri quello che non si vuole per se stessi”. Di questo abbiamo bisogno, per tutto il mondo. Terminato sempre nel giorno che ricorda l’Epifania.

Fabio Bonafé

per sentirci: fabiobonafe@hotmail.com

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