Gli attuali lasciapassare


Almeno per quanto riguarda una società democratica, il termine "lasciapassare" avrebbe significato positivo in merito a laboratori scientifici, tribunali, ambasciate e altre strutture che richiedono un alto grado di sicurezza. Ora il corrente termine green pass...


di Silvia Zambrini pubblicato il 3 novembre 2021

Almeno per quanto riguarda una società democratica, il termine "lasciapassare" avrebbe significato positivo in merito a laboratori scientifici, tribunali, ambasciate e altre strutture che richiedono un alto grado di sicurezza. Ora il corrente termine green pass (che molti inizialmente pensavano avesse a che fare con delle aree verdi) assume anche significati negativi, indipendentemente dalla questione Covid.

...L’aspetto probabilmente più sorprendente e sconcertante della fuga dalla realtà è l’abitudine a trattare i fatti come se fossero mere opinioni. Tutti i fatti possono essere cambiati e tutte le menzogne rese vere... ciò in cui ci si imbatte non è tanto l’indottrinamento, quanto l’incapacità o l’indisponibilità a distinguere tra fatti e opinioni”.

Hannah Arendt in "La menzogna in politica"


I concetti di libertà, rispetto, democrazia si esprimono ripetutamente da quando viene richiesto un certificato di avvenuta vaccinazione anti Covid all’entrata di luoghi pubblici. E così il dibattito urbano e mediatico si farcisce di riferimenti ad articoli della Costituzione che esprimono il diritto alla salute così come quello di sottrarsi a trattamenti sanitari che si ritiene non sufficientemente testati, oltre a tutte le frasi e i detti sulla libertà da parte di storici, intellettuali, politici. Tra quelle che più appaiono sui social media ce n’è una che dice “Se hai bisogno di un pass per dimostrare che sei libero, non lo sei”. Quante volte abbiamo mostrato il passaporto o la patente per poter essere liberi di viaggiare e di guidare o il biglietto di ingresso per assistere a uno spettacolo? Per non parlare di come la gente si sente rassicurata esibendo un lasciapassare che autorizza a ritirare un bimbo all’asilo o altri casi in cui la cautela non è mai troppa! Pensiamo anche a quante volte chi adesso parla di libertà in senso lato si è adeguato con fede a regole e stili di vita che gli permettevano di prendere parte a imprese avventurose o assoggettato alle indicazioni di chi poteva trasmettergli un sapere che altrimenti non avrebbe ricevuto.

Libertà, democrazia, rispetto, senso civico, ora tutti, anche se per motivi opposti, ci si riconoscono: libertà di essere vaccinato e di non contagiare un altro; libertà di non vaccinarsi, di morire come si preferisce, di preservare l’altro attraverso un tampone che si vorrebbe gratuito così come avviene per i vaccini, tralasciando che esso stesso implica una prova da esibire. “La mia libertà finisce quando inizia la vostra”, ecco un’altra frase che adesso ricorre tra talk show televisivi e social media come una sorta di life motive quando si vogliono sostenere le ragioni del green pass. Il concetto di libertà individuale che finisce dove inizia quella dell’altro si presta a situazioni molteplici e altrettanti modi dire come "Il tuo pavimento è anche il soffitto di chi abita al piano di sotto e ha diritto alla sua pace", “La strada dove di notte ci si diverte con schiamazzi e musiche amplificate è anche quella dove altri risiedono”.

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No GreenPass a Milano

Sull’indefinito confine tra libertà personale e altrui bisognerebbe riflettere non soltanto in situazioni di emergenza o di audience che suscitano certi argomenti. Spesso i personaggi che presidiano i media si sono espressi a favore della libertà di divertirsi come qualcosa di cui c’è domanda, che crea economia, considerando il reale disagio di altri una forma di intolleranza, di ipersensibilità al rumore, oppure, a proposito dei limiti di circolazione nei centri abitati, come regole che nuocciono alla libertà di muoversi, lavorare e tutto ciò che dovrebbe essere sacrosanto diritto! É così che libertà e costrizione si modellano a seconda delle circostanze e dei gruppi di appartenenza per cui politici, giornalisti, persone di spettacolo negli ultimi mesi hanno preso posizioni di scetticismo nei confronti della scienza, contribuendo a confondere chi già è indeciso se non a fagocitare assurde guerriglie urbane.

Di fatto i non vaccinati sono una minoranza, che continua a diminuire grazie anche alla praticità dei più giovani che optano per la soluzione più semplice oltre che di buon senso. Ugualmente sorprende l’attenzione che no vax e no green pass riscuotono a livello mediatico, come se il paese fosse spaccato in due quando invece i non vaccinati in proporzione sono pochissimi. Tra politici e intellettuali a difesa di chi non ancora immunizzato, anche coloro che un anno fa speravano nell’ottenimento veloce del vaccino. Tra quelli a favore di una linea dura per il raggiungimento di un’immunità di gregge, noti e meno noti, anche i tanti che del rispetto altrui in termini di senso civico e tutela dell’ambiente non si sono mai veramente preoccupati. L’altro, lo sconosciuto che cammina e siede accanto a noi, al di là delle mascherine, dei tamponi e dei vaccini, rimane quello di prima, in tutti i suoi problemi e possibili fragilità, anche se si da per scontato che sia sano, contento di essere intrattenuto con musica ad alto volume, in grado di affrontare i rischi di un traffico impulsivo, difficile da prevenire.

I problemi di un paese in cui la regola può risultare umiliante, nonostante le velleità di europeismo, rimangono. Un dibattito acceso su temi di libertà e discriminazione, ricco di contraddizioni e animato da antichi rancori, domina l’informazione. Intano la scienza cammina e fornisce risultati come mai in passato: un’opportunità che da sola, attraverso i fatti, senza ostruzionismi che li travisano, potrebbe accelerare quel progetto di rinascita che i più stanno aspettando.


Questo articolo è stato pubblicato anche su Fana.one.


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