Il conto della serva


Storia umana della matematica / Chiara Valerio. - 1 ed. - Torino : Einaudi, 2016. - 166 p., [8] : ril. ; 22,5 cm. - (Supercoralli). - ISBN 978-88-06-23006-7.


di Sergej pubblicato il 31 dicembre 2020

“La matematica è politica” titola provocatoriamente (?) Chiara Valerio. Di Valerio abbiamo letto anche Storia umana della matematica (Einaudi) [1] dove si imparano molte cose sulla storia della matematica attraverso le vicende biografiche di alcuni dei suoi protagonisti. Un modo di fare divulgazione di buon livello in ambito scientifico (per una divulgazione più terrena si pensi a un classico come I grandi matematici, di Eric T. Bell - prima edizione 1937, io ho letto l’edizione Sansoni 1950 negli anni Sessanta [2]) mentre per una storia della matematica rimanderei a un altro classico, quello di Boyer [3] nonostante la vetustà di alcune osservazioni.

Ma è davvero “politica” la matematica?

Contemporaneamente al libro di Valerio mi è capitato di avere tra le mani e leggere i Manoscritti matematici di un insospettabile autore: certo Karl Marx [4]. Marx oltre a leggere libri gialli, per sgranchirsi le meningi si occupava di problemi matematici la sera seduto in poltrona tra la lamentazione di un dissesto economico e una malattia. Diciamo subito che per l’epoca era un buon matematico ma certamente non era un fuoriclasse, d’altra parte non si può primeggiare su tutto. Basta, il fatto che a Marx piacessero le integrate, dire che la matematica ha qualcosa di marxista?

Il passaggio che nel XV-XVI secolo ha portato dalla propensione scientifica basata sulla geometria, a quella sulla matematica dello sviluppo tecnologico quantitativo proprio della scienza di matrice anglosassone (che mise nel giro di una generazione all’angolo gli scienziati attivi nella penisola italica) ha avuto molto a che fare con la scienza militare (balistica) dei nuovi cannoni e con la navigazione oceanica. Tutte cose molto concrete e connesse con l’espansione militare, razziatrice, dei popoli europei.

Quando in Italia, a cavallo dell’Unità d’Italia, si è tornato a studiare matematica, si è formata una “scuola” italiana di buon livello - che aiutò Einstein a verificare la sua teoria della relatività - e che il fascismo decise di resettare perché i maggiori maestri erano ebrei. A favore di una matematica “applicata” alle esigenze belliche che però non portò ai risultati che ci si aspettava.

Nel dopoguerra la matematica italiana ha vivacchiato, con poche eccellenze subito catapultate nelle scuole statunitensi; a livello di scolarizzazione di massa, circoscritta alle ristrette esigenze del nuovo Stato repubblicano - per cui la matematica diventa una illustra sconosciuta, gli studenti italiani si classificano ai punteggi più bassi nelle prove con i coetanei europei (specie nordici), e appena un laureato di media cultura si trova davanti a una divisione entra in sudorazione e annaspa persino con l’ausilio della calcolatrice. Io stesso che provengo da una famiglia di matematici - mio nonno era un ottimo insegnante di matematica, seguito in questo da mia madre - ho preferito obbedire al tabù italiano post-bellico. Vade retro matematica, la matematica fa parte dell’incognita, del tabù, delle cose che non si dicono: meglio una parolaccia che una moltiplicazione. A festeggiare il Pi greco a marzo siamo in pochi noi italiani, nerd strani e occhialuti, poco avvezzi alle lampade solari e all’uso del sapone (ok, questa potrebbe non essere una cosa generale).

Sordo alla matematica per tutto il liceo, io ho scoperto la matematica all’università: attraverso integrali e infinitesimali per me la matematica ha iniziato lì ad avere un senso, concreto. Una illuminazione, tutta mia e intima, non condivisa. Da decenni i nostri studenti non superano i test europei, le "olimpiadi" matematiche. Di fronte al disastro matematico - e al disastro scientifico in genere - della realtà italiana, spuntano poi libri come questo di Valerio, o quelli (per altro verso) di Odifreddi, o per quanto riguarda la fisica di Carlo Rovelli ecc_. Come se l’editoria italiana sia più “avanti” del livello medio (basso) della popolazione - che difatti legge poco -, o che ci sia un apparire che fa da controfigura alla povertà dell’essere (o viceversa).

L’Italia, popolo di naufraghi che manda i propri laureati all’estero per trovare un lavoro e per metter sù famiglia borghese nell’ottica di “salviamo il salvabile, mettiamo in salvo i nostri figli dato che il Paese sta affondando” si ritrova così a discutere sui giornali carbonari dell’élite dei lettori dei valori della matematica - valore “politico” e utile alla “democrazia”. Valerio, animata di buone intenzioni e di entusiasmo, vorrebbe più entusiasti e democratici appassionati di matematica. Certamente non siamo noi a voler il contrario. Solo che per noi la matematica sta altrove rispetto alla politica, la matematica è uno strumento che non rende migliori - così come la musica non ci impedisce di essere nazisti. Valerio riesce a entusiasmarsi unanimemente per la politica (democratica) e per la matematica, il suo è un appello (temo) solitario ma che magari (ce lo auguriamo) riesce a far breccia presso le nuove generazioni. Quantomeno a cominciare a far di conto, a imparare che uno più uno (a volte) può anche fare due (e non solo 3, 4 a seconda di chi appare in televisione per primo). Insomma, a contare sulle proprie dita - così come una volta faceva la serva - magari per non farsi imbrogliare dalla propria stessa padrona.


Sinossi editoriale di La matematica è politica

La matematica rivista come prassi politica, e non solo come teoria, è un formidabile esercizio di democrazia: come la democrazia si fonda su un sistema di regole, crea comunità e lavora sulle relazioni. Come la democrazia, la matematica amplia ma non nega. Studiando matematica si capiscono molte cose sulla verità. Per esempio che le verità sono partecipate e pertanto i principî di autorità non esistono; che le verità sono tutte assolute ma tutte transitorie perché dipendono dall’insieme di definizione e dalle condizioni al contorno. Svolgere un problema matematico è un esercizio di democrazia perché chi non accetta l’errore e non si esercita nell’intenzione di capire il mondo non riesce né a cambiarlo né a governarlo. Chiara Valerio tesse in un pamphlet polemico un parallelo tra matematica e democrazia, due aree che non subiscono la dittatura dell’urgenza.



[1] Storia umana della matematica / Chiara Valerio. - 1 ed. - Torino : Einaudi, 2016. - 166 p., [8] : ril. ; 22,5 cm. - (Supercoralli). - ISBN 978-88-06-23006-7.

[2] I grandi matematici / Eric Temple Bell ; traduzione di Dina Aduni. - Firenze : Sansoni, 1950. - X, 600 p., [VI], ril. ; 22,4 cm. - Tit.orig.: Men of mathematics.

[3] Storia della matematica / Carl B. Boyer ; prefazione all’edizione italiana di Lucio Lombardo Radice ; traduzione di Adriano Carugo. - Milano : Arnoldo Mondadori, 2015. - XV, 735 p., [IX], br. ; 20 cm. - (Oscar saggi ; 181). - Tit.orig.: A history of mathematics. - ISBN 978-88-04-33431-6.

[4] Manoscritti matematici / Karl Marx ; a cura di Augusto Ponzio. - 1 ed. - Milano : Pgreco edizioni, 2020. - 194 p., [2] : br. ; 21 cm. - Tit.orig.: Matematiceskie rukopisi. - ISBN 978-88-6802-307-2.

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