Quisquilie&Pinzellacchere n. 123 - Trump il presidente USA del rischio atomico



di Franco Novembrini pubblicato il 2 dicembre 2020

Donald Trump passerà alla storia come il presidente del rischio atomico, oppure per chi ha una certa età come me il responsabile di una situazione molto pericolosa come lo fu 58 anni fa quella dei missili di Cuba. Allora gli americani fecero un blocco navale, che seppure in maniera minore esiste tuttora, per contrastare l’installazione di missili sovietici a Cuba. La crisi giunse pericolosamente a livelli mai più raggiunti, almeno finora. Ma dicevo, ora che Trump deve lasciare, volente o nolente (la seconda direbbe Corrado Guzzanti) la presidenza degli Stati Uniti vuole lasciare una rogna mondiale in eredità a JoeSleepy Biden.

Nei 4 anni della sua presidenza Donald aveva fatto di tutto per aiutare qualsiasi tipo di tagliagole, come da ultra decennale desiderio della CIA, che mettesse in difficoltà la Russia putiniana armando e foraggiando i ribelli del Donbass e cercando di tenere in scacco la flotta russa del Mar Nero tenendola sotto controllo nello stretto del Mar d’Azov, cioè in un piccolo mare interno da cui oer uscire avrebbe dovuto essere facilmente monitorata da un qualsiasi spione. In parole povere Trump, tramite la longa manus del suo inviato Pompeo il quale in questi ultimi mesi sta girando il mondo promettendo aiuti a chiunque possa creare dei problemi a Russia, Cina ed ora all’Iran e chiaro che non si avvale solo di promesse ma anche di minacce. Pompeo, per chi non lo conoscesse assomiglia molto al Colin Powell che affermava che Saddam Hussein era in possesso di armi di distruzione di massa, mostrando una bottiglietta del cui contenuto nessuno dei giornalisti embedded gli ha mai chiesto alcunché e giustificò quella guerra che si basava su notizie passate direttamente a stampa e tv dalla CIA o da qualcuno dei 37 servizi segreti americani e delle quali pochi conservano memoria preferendo ricordare quelle di Alì il ’’chimico’’ che non vide i carri armati americani nella piazza sottostante mentre atava affermando che l’Irak stava vincendo la guerra, degno successore del nostro Mascellone che prometteva, dal balcone di piazza Venezia, che avremmo ’’spezzato le reni alla Grecia’’.

Al solito sto divagando. Torno ai pericoli odierni. Da una decina di anni la guerra sotterranea all’Iran, chiunque sia a guidarlo e, cosa strana, specialmente se guidato da un governo disponibile ad aprire negoziati, viene ucciso con agguati, droni, servizi segreti magari di paesi amici quali israeliani o sauditi. Le motivazioni sono sempre le stesse: armi chimiche, nascondere ed armare il terrorismo e la costruzione della bomba atomica. La tragedia è che buona parte degli stati che minacciano lo quello teocratico iraniano, sono a loro volta teocratici o che professano una religione che predica la superiorità di un colore di pelle su un altro e sono dotati, loro sì, di bomba atomica ed armi di distruzione di massa. Ora, come storicamente succede nell’anno delle elezioni americane, le minacce a paesi indubbiamente dittatoriali, come lo erano la Libia, l’Irak e la Siria si addebitino tutti i mali del mondo e lo sceriffo e giudice con diritto di sentenza immediata siano gli USA è divenuto un gioco molto pericoloso che lascia poi focolai di guerra e terrorismo reali che durano da decine di anni. Io credo che l’uccisione a distanza di poco tempo del generale Soleimani e del capo degli scienziati atomici Fakhrizadeh siano un errore madornale che indurrà Teheran ad armarsi di una atomica, magai ’’sporca’’ ed a fare ciò che Kim Jon-ung ha fatto, prendendosi beffe dei divieti americani e aumentando i suoi poteri dittatoriali.

Il pericolo è che l’Irak si trova in un’area circondata da paesi instabili e in possesso appunto di armi atomiche e da secoli fomentati dai paesi colonialisti per i loro interessi in un odio reciproco che non fa ben sperare. Insomma il nuovo presidente Joe Biden avrà in eredità una situazione pericolosissima che potrebbe sfuggirgli di mano da un momento all’altro e ne avremo una dimostrazione dimostrazione nella prossima, nomina di chi sarà chiamato a dirigere la CIA. Tre sono i candidati: Tom Donilon, che ha già lavorato con Biden, Michael Morell che è già stato direttore della stessa agenzia ed ha una fama di torturatore oppure Jeh Johnson consigliere di Obama ma anche dirigente della Lockeed Martin, costruttrice e fornitrice mondiale di armi. Nella seconda guerra del Golfo la Lockeed Martin portò un gran numero di armi fra i quali gli aerei invisibile Stealth ed un considerevole numero di suoi dipendenti che in seguito hanno occupato posti di rilievo nell’amministrazione statunitense. Business is business.

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